GIOVANI EUROPEI
Il 53% disposto o intenzionato a lasciare il proprio Paese
Il 53% dei giovani europei si dichiara “disponibile o intenzionato a lavorare in un altro Paese Ue”. Fra di essi, una percentuale leggermente maggiore “ha espresso la preferenza per un lavoro all’estero durante un periodo di tempo limitato (28%) piuttosto che a lungo periodo (25%)”. Lo attesta un’indagine di Eurobarometro diffusa in occasione della Settimana europea della gioventù, in corso fino al 21 maggio. Istruzione, mobilità, professioni. L’indagine è stata condotta dall’istituto demoscopico dell’Ue intervistando 57mila persone tra i 15 e i 35 anni d’età di 31 nazionalità differenti. “I giovani maschi (56%) sono maggiormente disponibili a lavorare all’estero rispetto alle giovani donne (49%)”, vi si legge. La fascia d’età dai 15 ai 19 anni si dichiara “più propensa a lavorare all’estero rispetto alle persone di 30-35 anni” (63% rispetto al 42%); ma in questo caso contano, evidentemente, la maggiore esperienza umana e professionale e gli eventuali legami familiari e affettivi. La ricerca ha scandagliato diversi argomenti sul versante dell’istruzione, della mobilità, del lavoro e notevoli appaiono le differenze fra Paese e Paese: ad esempio i più attratti da altri Paesi sono i giovani dell’est, quelli scandinavi, quelli dei Paesi baltici, oltre che di Germania, Grecia, Francia. In fondo alla “classifica” si collocano turchi, italiani e olandesi. Gli intervistati più inclini a vivere e lavorare altrove sono quelli che hanno livelli di studio e qualifiche superiori. “Segnale positivo per l’Europa”. Il fatto che più della metà dei giovani “sia disposta a recarsi in un altro Paese per lavorare – affermano i ricercatori di Eurobarometro – è un segnale positivo per il mercato del lavoro europeo, poiché attualmente la mobilità del lavoro nell’Ue si situa soltanto attorno al 3%”. Fra gli intervistati, inoltre, risulta che solo un giovane europeo su 7 (14%) “ha dichiarato di aver trascorso un periodo all’estero o di trovarsi all’estero al momento dell’indagine, per ricevere istruzione o formazione”. La proporzione va dal 3% in Turchia al 39% a Cipro e al 41% a Lussemburgo. Eurobarometro puntualizza: “I giovani ritengono che l’allargamento delle competenze, come la capacità di parlare fluentemente un lingua straniera, la consapevolezza culturale, l’adattabilità e le competenze interpersonali hanno rappresentato il risultato più importante derivante da un trasferimento all’estero”. Due terzi dei giovani che hanno trascorso oltre confine un periodo di formazione ha sostenuto di aver attinto dai propri risparmi per “pagare la trasferta”. La proporzione di giovani che hanno ricevuto prestiti o borse di studio nazionali o regionali per finanziare il loro periodo fuori patria “varia notevolmente tra i Paesi oggetto dell’indagine” e raggiunge il massimo livello in Norvegia, Lussemburgo e Islanda.Maggiori possibilità di impiego. Un primo commento alla ricerca è giunto da Androulla Vassiliou, commissaria per istruzione, cultura e gioventù. “L’indagine mette in evidenza l’interesse dei giovani a lavorare all’estero e questa è una buona notizia per l’Europa. Sfortunatamente però questo loro desiderio si scontra con troppi ostacoli”. È dunque “necessario facilitare lo studio, la formazione e il lavoro dei giovani” al di là dei confini nazionali e “sensibilizzarli in merito ai contributi finanziari disponibili attraverso i programmi comunitari come Erasmus”. Per Vassiliou due delle principali sfide attuali “sono la disoccupazione giovanile e la bassa crescita economica: una maggiore mobilità degli studenti e dei lavoratori contribuirebbe alla soluzione del problema”. La commissaria nota anche come “gli studenti che compiono all’estero una parte dei loro studi vedono aumentare le possibilità di impiego e hanno maggiori probabilità di lavorare all’estero in un momento successivo della loro vita”. Associazionismo, volontariato e politicaL’indagine di Eurobarometro si concentra principalmente sui temi della formazione e della mobilità. Ma dall’elaborato finale emergono anche altri dati interessanti. Circa la metà (46%) dei giovani dichiara infatti di essere iscritto ad un’associazione sportiva, ad un club giovanile o ad un’organizzazione giovanile culturale. Le percentuali più elevate si rilevano nei Paesi Bassi, in Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Germania, Austria. In fondo alla classifica si collocano invece Portogallo, Cipro, Bulgaria, Ungheria e Grecia. Inoltre un quarto dei giovani ha affermato di aver partecipato a un’attività organizzata di volontariato nei 12 mesi precedenti l’indagine. Rispetto alla politica, il 79% del campione “dichiara di aver votato alle elezioni politiche negli ultimi tre anni”. In questo caso le percentuali più elevate si riscontrano in Belgio, Svezia, Malta, Austria e Polonia; sul versante opposto si collocano gli under35 di Lituania, Lussemburgo, Regno Unito, Irlanda, Finlandia e Spagna.