Chiese-Ue, confronto su democrazia e diritti Si svolgerà il 30 maggio a Bruxelles, nella sede della Commissione europea (Palazzo Berlaymont), l’incontro annuale tra i rappresentanti delle istituzioni Ue e quelli delle Chiese e delle comunità religiose, secondo una consuetudine che prosegue da alcuni anni e in applicazione dell’articolo 17 del Trattato di Lisbona, che fissa un dialogo periodico e strutturato tra leader comunitari e rappresentanti delle principali religioni. All’incontro saranno presenti una ventina di esponenti di religione cristiana, ebraica, musulmana e buddista, provenienti da 13 Stati membri più Russia e Bosnia-Erzegovina. “Si discuterà dell’importanza di un’azione in favore dei diritti e delle libertà democratiche”, si legge in una nota della Commissione, sia “nell’Ue sia nell’ambito delle politiche di vicinato”. Il riferimento esplicito va agli avvenimenti in corso nel Nord Africa e Medio Oriente. La delegazione cattolica sarà guidata dal card. Péter Erdö, presidente Ccee, e da mons. Adrianus van Luyn, presidente Comece. Per l’Ue saranno presenti il presidente del Consiglio, del Parlamento e della Commissione, ossia Herman van Rompuy, José Manuel Barroso e Jerzy Buzek.Presidenza: “Accelerare i negoziati con la Croazia”La presidenza di turno dell’Unione europea, affidata nel primo semestre dell’anno all’Ungheria, insiste affinché i negoziati di adesione con la Croazia “si completino entro la fine di giugno”. Eniko Gyori, ministro delegato agli Affari europei, ha partecipato il 16 maggio a Dubrovnik alla riunione del Comitato parlamentare congiunto tra Croazia e Ue. In quella sede Gyori ha sottolineato che “i progressi della Croazia meritano di essere riconosciuti”. Vari capitoli dei negoziati rimangono ancora aperti e fra questi quelli della concorrenza, della giustizia e dei diritti fondamentali, della pesca. Al Paese candidato si domanda però di “completare la riforma della giustizia, la lotta contro la corruzione, la consegna alla giustizia internazionale degli autori dei crimini di guerra durante il conflitto degli anni ’90”. La piena cooperazione con il Tribunale dell’Aia è ritenuta essenziale. D’altra parte il ministro ungherese ha insistito sulla necessità di accelerare i tempi dell’adesione, per evitare – ha detto – di creare fratture tra la popolazione croata e l’Ue. Ombudsman: “Oltre 2.600 ricorsi in un anno”Proviene da cittadini, imprese, ong, associazioni di Germania (375) e Spagna (349) il maggior numero di ricorsi riguardanti l’amministrazione Ue registrati nel corso del 2010 dal Mediatore europeo Nikiforos Diamandouros. L’Ombudsman, o “difensore civico”, ha il compito di vigilare sugli eventuali casi di cattiva amministrazione a livello comunitario ed è una istituzione della stessa Unione europea. Nel presentare nei giorni scorsi il suo rapporto annuale, che verrà ora discusso dal Parlamento europeo, Diamandouros segnala di aver ricevuto in 12 mesi 2.667 ricorsi, circa 400 in meno rispetto al 2009. “Tale diminuzione si deve alla guida interattiva del sito internet del Mediatore, che orienta i suoi utilizzatori verso gli interlocutori adeguati per ottenere una soluzione alla propria richiesta”, sia che si tratti di un problema con le istituzioni Ue oppure con quelle nazionali o regionali. Il 33% dei casi sollevati presso il Mediatore riguarda la mancanza di trasparenza della pubblica amministrazione, compreso il rifiuto di diffondere informazioni o documenti pubblici. Altri problemi frequenti sono relativi a contratti e pagamenti fra Ue e imprese, alla discriminazione o all’abuso di potere. “La maggior parte delle inchieste aperte riguarda la Commissione europea (65% del totale), seguita dall’Ufficio europeo per la selezione del personale (10%), dalle Agenzia comunitarie (10%), dal Parlamento europeo (7%), e dal Consiglio (2%)”. Ricerca per prevenire terremoti e maremoti”La ricerca Ue sui terremoti e sugli tsunami ha già raggiunto traguardi importanti”, anche per “sviluppare sistemi di allerta precoce. I drammatici eventi che hanno investito il Giappone e, più recentemente, la Spagna, dimostrano quanto sia necessario migliorare la nostra capacità di anticipare e affrontare queste calamità naturali per ridurre al minimo la perdita di vite umane e i danni materiali”. Máire Geoghegan-Quinn, commissario europeo per la Ricerca, ha anticipa il significato della riunione fissata per il 20 maggio a Bruxelles per fare il punto sugli sviluppi della scienza e le sue applicazioni in tale ambito. Il workshop, sul tema “Il rischio tsunami in Europa. Progressi nella ricerca e prospettive future”, ha visto la “regia” del Centro comune di ricerca Ue “data la funzione di coordinamento del Gdac, il sistema mondiale di allarme e coordinamento delle catastrofi”. Geoghegan-Quinn precisa: “Nell’eventualità di un sisma in prossimità delle coste è opportuno istituire un sistema di allerta precoce e di evacuazione”.