EDITORIALE
Una meta indicata dalla “Rerum Novarum” e dalla “Caritas in veritate”
Il 15 maggio di 110 anni fa, Papa Leone XIII pubblicava l’enciclica “Rerum Novarum”. Questo testo del magistero segna una svolta nell’insegnamento sociale della Chiesa. Si tratta infatti del documento fondatore della dottrina sociale della Chiesa. Chiaramente la questione operaia, l’impoverimento dei giovani lavoratori, che erano le prime vittime della rivoluzione industriale, non erano sfuggiti alla Chiesa neanche prima.La riflessione era quindi stata avviata nel 1887 da un Comitato internazionale di studi cattolici, la cosiddetta Unione di Friburgo, su un programma preciso, che affermava “la necessità di corrispondere al lavoratore un salario sufficiente a garantire il proprio sostentamento e quello della sua famiglia” prima che il Papa prendesse la parola in maniera solenne. E, prima della riflessione, c’era stato l’impegno concreto di numerosi cristiani a fianco dei più sfortunati. Segnaliamo soltanto il parallelismo nella motivazione e azione di San Giovanni Bosco (1815 – 1888), del beato Antoine Chevrier (1826 – 1879) e del beato Adolph Kolping (1813 – 1865). Nella regione della Ruhr, a Lione e a Torino, questi preti cattolici si rivolsero ai giovani apprendisti e ai compagni abbandonati alla propria sorte per offrire aiuto materiale, formazione e un’educazione morale e spirituale. Le loro opere – visibili ai giorni nostri – hanno grandemente contribuito a rendere credibile la Chiesa nel XIX secolo, ma il testo del Papa è stato decisivo.Difficile sottovalutare l’impatto di questa parola sulla grande questione dell’epoca. La questione operaia non è certo stata del tutto risolta – l’Ocde (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) annunciava soltanto la settimana scorsa un nuovo aumento sproporzionato delle imposte sul lavoro nei Paesi occidentali per rispondere alle crisi finanziarie -, ma il nostro modello sociale europeo si è successivamente potuto attuare anche grazie al sostegno della Chiesa.E oggi? Quali sono le “Res novae”? Qual è la grande questione della nostra epoca? O quella che era la “questione operaia” del XIX secolo è la questione mondiale di oggi. Di fronte al fenomeno della globalizzazione e all’insufficienza delle organizzazioni internazionali come le “Nazioni Unite”, la questione della nostra epoca è se gli Stati debbano continuare ad andare controcorrente e fare “le cose a modo proprio” o se sia necessario perseguire ed estendere a livello mondiale l’opera di un’integrazione politica iniziata in Europa di fronte all’interdipendenza economica mondiale. È il dibattito del giorno, anche tra cristiani. In Europa, è il dibattito tra coloro che vogliono abbandonare la solidarietà dell’unione monetaria e tornare alla libertà di circolare liberamente e coloro che credono nella necessità di andare verso più Europa. Tra questi ultimi, si può segnalare il commissario Michel Barnier. Il suo discorso in occasione della Festa d’Europa del 9 maggio all’Università di Humboldt a Berlino segna un momento importante. Il commissario di origine francese è stato chiaro: “Abbiamo bisogno delle Nazioni per combattere il nazionalismo. E, allo stesso tempo, abbiamo bisogno dell’Europa per gestire, umanizzare, in altre parole, riuscire a compiere la globalizzazione”. E ha poi aggiunto: “Occorrerà un giorno un presidente o una presidente dell’Unione europea che unisca in sé la missione di presidenza del Consiglio europeo e la funzione di animare il collegio dei commissari. Questa personalità a capo dell’Unione europea, proposta dai capi di Stato e di governo, potrebbe essere eletta da un congresso che riunisca il Parlamento europeo e i rappresentanti dei Parlamenti nazionali. Un giorno più lontano, questa figura potrebbe ottenere la fiducia diretta dei popoli. In questa nuova dinamica, il Parlamento europeo, eletto dai suoi popoli, vedrà rafforzata la propria legittimità”.Non spetta certo al Papa esprimersi sulla via da seguire in Europa per rispondere alla questione mondiale, ma si può sperare e pregare che la tendenza nuova già emersa nell’enciclica “Caritas in veritate” diventi più evidente.