COMMISSIONE UE

Salvo imprevisti

Il recupero dell’economia continua ma l’occupazione non cresce

“Il recupero dell’economia in Europa è solido e continua, nonostante recenti turbolenze e tensioni esterne sul mercato del debito sovrano. I disavanzi pubblici stanno diminuendo”. Il commissario europeo Olli Rehn, presentando le Previsioni economiche di primavera, ha voluto segnalare dapprima una ripresa, seppur lenta ed esposta a nuovi rischi; ma ha poi dovuto ricordare che le incertezze si moltiplicano e che le instabilità geopolitiche e l’aumento dei prezzi delle materie prime “non saranno d’aiuto”. Senza trascurare la necessità di operare riforme per tenere sotto controllo i bilanci statali e irrobustire i sistemi produttivi.Bilanci e riforme. Il commissario agli affari economici e monetari ha sottolineato il 13 maggio: “È fondamentale rafforzare queste tendenze di crescita e fare in modo che possano tradursi in più numerosi e migliori posti di lavoro”. Questo richiede, secondo l’Esecutivo Ue – impegnato, assieme al Consiglio, alla Bce e al Fmi, in una fase di sostegno ai conti pubblici nazionali -, “un continuo consolidamento di bilancio e la decisa realizzazione di riforme strutturali che contribuiscano alla creazione di occupazione e migliorino la competitività delle nostre economie”. Anche perché senza occupazione, la capacità di spesa delle famiglie è ridotta al minimo e quindi i consumi interni non rappresentano un fattore di dinamicità. Tabelle e numeri esposti a Bruxelles denotano inoltre una geografia europea piuttosto frastagliata. Il Pil dell’eurozona è dato all’1,6 quest’anno per passare all’1,8 nel 2012, mentre nell’Ue27 i dati sono all’1,8 nel 2011 e all’1,9 nei dodici mesi successivi. Ma alla vitalità tedesca (2,6 nel 2011, dopo un buon 2010) e polacca (4,0 quest’anno), assieme a quella dei Paesi scandinavi e baltici, fanno riscontro una crescita negativa in Grecia e Portogallo e Pil modesti in Irlanda, Spagna, Italia. Discrete nel biennio anche le previsioni per Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Belgio, Slovacchia e Ungheria. “Il quadro complessivo nasconde notevoli differenze negli sviluppi tra gli Stati membri”, conferma Rehn. Alcuni Paesi, “in particolare la Germania, ma anche alcune piccole economie orientate all’esportazione, hanno registrato un solido rimbalzo dell’attività, mentre altri, in particolare alcuni Stati periferici, stanno segnando il passo”.Elementi di incertezza. Nel documento con le Previsioni (accompagnato lo stesso giorno dalle stime di Eurostat sul Pil del primo trimestre 2011), la Commissione sostiene dunque che l’economia dei Ventisette è avviata verso un consolidamento della ripresa, “con prospettive per il 2011 che appaiono leggermente migliori di quanto si fosse previsto in autunno”. “Questo quadro è confortato dalle migliorate prospettive per l’economia mondiale”, salvo nuove e imprevedibili turbolenze: “Gli sconvolgimenti politici in atto nel Medio Oriente e nel Nord Africa e le conseguenze economiche del terremoto e dello tsunami in Giappone (la Commissione tace le conseguenze dell’incidente nucleare di Fukushima – ndr.) hanno acutizzato le incertezze e costituiscono rischi di rallentamento dell’attività economica mondiale”. Sviluppo senza lavoro? Si conferma poi il grande problema dell’occupazione, per la quale si intravvede solo un “lento miglioramento”, dopo i milioni di posti persi dal 2008 a oggi. La realtà “continua a essere diversa, con tassi di disoccupazione che vanno dal 4-5% nei Paesi Bassi e in Austria al 17-21% della Spagna e dei Paesi baltici”. L’occupazione è “leggermente cresciuta nell’ultimo trimestre del 2010, spinta da miglioramenti in tutti i settori, tranne l’industria e l’edilizia”. Tuttavia, nonostante una “schiarita” in atto negli ultimi mesi, “le prospettive rimangono di una ripresa tendenzialmente senza creazione di posti di lavoro”.Investimenti, consumi. Altro aspetto: “Il disavanzo pubblico è destinato a scendere a circa il 3,75% del Pil entro il 2012”, mentre i debiti statali sono in aumento. La Commissione afferma ancora: “Gli investimenti in beni strumentali sono destinati ad accelerare notevolmente quest’anno, sostenuti da una revisione al rialzo della crescita delle esportazioni”. Gli investimenti nell’edilizia, invece, “continueranno a ridursi rispecchiando gli aggiustamenti in atto in diversi Stati membri”. Del resto l’inflazione cresce rapidamente, “rispecchiando l’aumento dei prezzi delle materie prime”. Nel frattempo i consumi privati dovrebbero registrare quest’anno un modesto incremento; la loro graduale ripresa sarà sostenuta solo da un eventuale miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, che resta, come già detto, dietro l’orizzonte. Altra indicazione. “Il processo di riduzione della leva finanziaria e dell’indebitamento nei settori delle imprese e delle famiglie tuttora in corso, l’accresciuta avversione al rischio e l’impatto del consolidamento di bilancio sono destinati a pesare sulla spesa per investimenti e consumi nel breve termine”.