EDITORIALE
Sopravvivranno le frontiere aperte dell’Europa?
I moti insurrezionali nell’Africa del Nord hanno causato l’arrivo di oltre 25.000 immigranti sulle coste italiane e maltesi. Per quest’estate è previsto un flusso ancora più grande. Molti di questi immigranti francofoni hanno ottenuto un permesso di soggiorno temporaneo dalle autorità italiane. Grazie alla zona senza obbligo di passaporto dell’area di Schengen, hanno potuto proseguire direttamente il loro viaggio verso la Francia. Quest’ultima, il mese scorso, ha ostentatamente bloccato i treni che cercavano di attraversare il suo confine con l’Italia, ed è scoppiata un’aspra polemica. Nel frattempo, gli italiani avevano l’impressione che i loro partner Ue non stessero facendo abbastanza per assisterli.La pressione da parte degli italiani e dei francesi ha ora indotto la Commissione europea a proporre dei cambiamenti all’accordo di Schengen. Le norme attuali consentono la reintroduzione dei controlli alla frontiera soltanto in caso di pericolo per la salute pubblica o la sicurezza nazionale. Tuttavia, il commissario Cecilia Malmstroem ha di recente dichiarato: “Potrebbe anche essere necessario prevedere una reintroduzione temporanea di controlli limitati alle frontiere interne in circostanze del tutto eccezionali, come nel caso in cui una parte dei confini esterni si venga a trovare sottoposta a una forte pressione inattesa”.La Commissione ha anche proposto di attribuire al Parlamento europeo un ruolo decisionale quando emergano “circostanze eccezionali”. Tuttavia, la Bbc riferisce che 13 governi dell’Ue si oppongono all’attribuzione di un potere co-decisionale ai membri del Parlamento europeo. La questione dell’immigrazione verrà discussa in un incontro cruciale dei leader europei a Bruxelles il 24 giugno. In tale incontro, ci saranno in agenda altre problematiche oltre alla crisi nordafricana. I leader europei sono perfettamente consapevoli della rapida crescita dei partiti euroscettici e/o anti-immigrazione di estrema destra in diversi Paesi: Francia, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Austria e Italia. Inoltre, questi movimenti sono spesso preoccupati dall’immigrazione proveniente dall’interno del blocco Ue. Ciononostante, il Comitato per le libertà civili del Parlamento europeo ha dichiarato questa settimana che ora la Romania e la Bulgaria sono pronte a unirsi alla zona Schengen nonostante l’opposizione francese e tedesca.Per quanto riguarda le frontiere esterne dell’Ue, la Commissione europea ha chiesto di aumentare i fondi per Frontex, la competente agenzia Ue. È stato anche proposto un sistema di polizia di confine Ue. I Paesi mediterranei che ricevono gli immigranti via mare stanno spingendo per dei cambiamenti al regolamento Dublino 2, che richiede che gli immigranti che entrano nell’Ue vengano passati al vaglio nel primo Paese in cui giungono. La Grecia e altri Paesi spingono per un’impostazione in materia di immigrazione e asilo valida nell’intera Ue entro il 2012. Fino allo scoppio della crisi nordafricana, era il confine fra Grecia e Turchia quello attraverso cui entrava nell’Ue il maggior numero di immigranti illegali. Anche Malta e Italia hanno chiesto l’attivazione della Direttiva Ue 55/2001, che consente la dispersione di un afflusso massiccio di migranti nell’intera Ue.In risposta alla crisi attuale, il commissario Malmstroem ha dichiarato che “confini sicuri non vogliono dire che stiamo costruendo la fortezza Europa”, e che “deve ancora essere possibile per le persone cercare una protezione internazionale nell’Unione europea, che tra l’altro dobbiamo tenere aperta alla migrazione di mano d’opera di cui abbiamo disperatamente bisogno”.In realtà, la ragione principale per la quale l’Ue ha “disperatamente” bisogno di migrazione di mano d’opera è che i suoi tassi di natalità si collocano molto al di sotto dei livelli di sostituzione. L’Ue si trova quindi nella situazione di aver bisogno dell’immigrazione, mentre al contempo gli elettori stanno diventando sempre più ostili nei confronti di quest’ultima.Peter Mc Donald, demografo della Australian National University, prevede che – senza l’immigrazione di massa – con gli attuali tassi di natalità, entro la fine del secolo l’Italia perderebbe l’86% della sua popolazione, la Spagna l’85%, la Germania l’83% e la Grecia il 74%. Allo stesso tempo, la popolazione dell’Africa del Nord è giovane e in via di espansione. L’attuale crisi non finirà in tempi rapidi.Come nel caso della crisi valutaria dell’euro, la crisi dell’immigrazione ha messo in luce profonde divisioni all’interno dell’Ue. Considerato un tempo argomento tabù, l’immigrazione è ora in primissimo piano in tutta Europa, e ci auguriamo che il dibattito si mantenga su toni civili. L’Ue è l’istituzione che ha le migliori possibilità di coordinare una soluzione coerente alla crisi. Se fallisce in questo compito – o se non riesce ad ascoltare la voce dei popoli europei – il pericolo è che questi ultimi continuino a votare sempre più in tutto il continente per i partiti euroscettici di estrema destra.