CHIESE IN BREVE

Germania, Irlanda, Scozia, Italia

Germania: “netto rifiuto” all’eutanasia attivaL’assistenza ai malati terminali e incurabili è stata al centro di un colloquio svoltosi a Berlino tra mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), Jörg-Dietrich Hoppe, presidente dell’Ordine federale dei medici, e Christoph Fuchs, direttore generale dell’organizzazione. Secondo quanto riportato da un comunicato stampa diffuso dalla Conferenza episcopale tedesca, mons. Zollitsch, Hoppe e Fuchs hanno ribadito il loro “netto rifiuto” nei confronti dell’eutanasia attiva. L’uccisione a richiesta “contrasta con la comprensione cristiana e medica della persona”, si legge nel documento. Gli interlocutori si sono trovati d’accordo sul fatto che i medici non devono fornire assistenza neanche a chi vuole commettere suicidio. “Piuttosto, è importante accompagnare i malati gravi – hanno ribadito – e alleviare le loro sofferenze con un ulteriore sviluppo della medicina palliativa”.Irlanda: “soddisfazione” per tutela minoriI vescovi irlandesi, la Conferenza dei religiosi e l’Unione dei missionari, in una nota congiunta, salutano “con soddisfazione” la pubblicazione del Rapporto 2010 del Consiglio nazionale per la tutela dei bambini nella Chiesa cattolica in Irlanda (Nbsccci), registrando “progressi significativi in settori chiave”. Un bilancio positivo che serve a ribadire, per i tre firmatari della nota, il loro “impegno a lavorare con il Consiglio per consolidare i progressi finora compiuti e per affrontare quei temi che sono stati causa di frustrazione sia per gli enti promotori sia per il Consiglio, in particolare la protezione dei dati e la condivisione delle statistiche con l’Ufficio nazionale, il cui compito – monitorare l’attuazione delle migliori pratiche internazionali a tutela dei bambini da parte delle diocesi, delle congregazioni religiose e delle associazioni missionarie – è vitale”. Un impegno che continuerà, concludono, “a rappresentare una priorità anche nel prossimo anno”.Scozia: cristiani “agenti di coesione sociale”Adottare un ordine del giorno improntato alla virtù e vedere nella Chiesa un alleato desideroso di collaborare per servire la società. È l’incoraggiamento dell’arcivescovo cattolico di Glasgow, mons. Mario Conti, al nuovo parlamento scozzese, eletto il 5 maggio e insediatosi l’11. Ricordando il ruolo importante delle Chiese nella società, mons. Conti ha detto che “nell’ultimo censimento quasi il 70% degli scozzesi si consideravano cristiani. Le Chiese che, negli ultimi anni, hanno imparato la lezione dell’ecumenismo sono in una posizione favorevole per dare il benvenuto nella comunità a coloro di altre fedi e culture e, sulla base del patrimonio in comune già condiviso, sono agenti naturali di coesione sociale”. L’arcivescovo ha ricordato ai neoparlamentari che i cristiani hanno una voce in politica “sostenendo quello che è giusto senza imporre il nostro punto di vista. La libertà cristiana comprende la libertà di non essere d’accordo con i mandati della società se vi è un conflitto tra essere schiavi di Dio e essere schiavi dello Stato”. L’arcivescovo ha ringraziato il Parlamento per il sostegno alla visita del Papa nel 2010 e incoraggiato un nuovo sforzo per isolare chi promuove atteggiamenti settari.Italia: Chiese cristiane ed ecumenismo “Oggi in Europa e in Italia ci troviamo davanti a nuove sfide che chiedono alle Chiese maggiore sintonia e maggiore unità”. Lo scrivono i responsabili delle Chiese cristiane presenti in Italia in un messaggio reso pubblico l’11 maggio, in occasione del decimo anniversario della “Charta Oecumenica”, documento che detta i “diritti e doveri” del movimento ecumenico in Europa. “La situazione nuova che si è venuta a creare, dopo i fatti negli Stati Uniti e le guerre che ne sono seguite – si legge nel testo -, ha chiamato tra l’altro i cristiani a un rinnovato impegno per la pace e ha dunque mostrato l’urgenza della riconciliazione e della realizzazione dell’unità visibile tra le Chiese, poiché è un reale riavvicinamento tra i popoli, e dunque tra le comunità religiose, la vera garanzia della pace e la risposta più efficace alla violenza e alla guerra, a quello che è stato anche interpretato come uno scontro di civiltà”. Di fronte a uno “scenario nuovo, plurale, attraversato da conflitti e insieme carico di attese”, le Chiese ritengono che “gli obiettivi e gli impegni della Charta Oecumenica” siano “decisamente attuali” e invitano “i fedeli delle Chiese che sono in Italia a farli propri di tutto cuore, tornando a meditare questo importante documento”.