EDITORIALE

Radici che non si strappano

L’Europa nel pensiero del Beato Giovanni Paolo II

Il Beato Giovanni Paolo II ha contribuito molto all’unificazione dell’Europa. È bene ricordarlo proprio il 9 maggio, in occasione della Giornata dell’Europa. Il 9 maggio 1950, il ministro degli esteri francese di allora Robert Schuman, sulla base di un’idea di Jean Monnet, propose di creare una comunità per la produzione del carbone e dell’acciaio. Da questa proposta derivò l’istituzione dell’Unione montana, che costituisce le fondamenta dell’attuale Unione Europea. Robert Schuman, lo statista credente per il quale è in corso un processo di beatificazione, era certo che la nuova Europa dovesse reggersi su basi economiche e spirituali. Pochi sanno tuttavia che sanno tuttavia che alcuni importanti impulsi per la costruzione dell’Europa spirituale sono partiti dall’Austria. Nelle sue tre visite pastorali del 1983, del 1988 e del 1998, Papa Wojtyla ha dato spunti significativi che scaturivano dalla posizione geografica dell’Austria in Europa centrale, nel cuore del Continente. Fu proprio da Vienna che il Papa polacco sottolineò la propria convinzione del fatto che l’Europa dovesse respirare con i suoi “due polmoni”, quello “occidentale” e quello “orientale”. Giovanni Paolo II ha sempre ricordato insistentemente che l’Europa è più grande dei propri confini geografici. Durante la visita di settembre 1983, i vespri europei con il Papa presso la Heldenplatz di Vienna ebbero una forza profetica. Sei anni prima della “svolta”, Giovanni Paolo II anticipò l’Europa più grande, l’Europa che supera la divisione di Jalta. In quell’occasione, il Papa affermò che “purtroppo non tutta l’Europa è libera dal dominio straniero e dalla violenza della guerra, libera da una immediata minaccia esterna, priva di gravi conflitti interni”. E ricordò che l’Europa è una sola. Giovanni Paolo II disse: “Sotto questo segno della Croce mettiamo l’Austria e l’Europa. Poiché solo nella Croce c’è speranza! Con essa la vita ha vinto la morte. L’Austria ha mostrato in modo esemplare come una varietà di popoli possa convivere in uno spazio ristretto, non senza problemi, in modo creativo, trovando nella molteplicità un’unità. In questo l’Austria è uno specchio e un modello per l’Europa”.Nella visita in Austria del 1988, Giovanni Paolo II incitò più volte a una nuova evangelizzazione di tutte l’Europa. In quell’anno, rispetto al 1983, nelle frontiere dei vicini Paesi comunisti si era già aperta una breccia. Grazie alle negoziazioni tra esponenti ecclesiastici austriaci e i responsabili ungheresi fu possibile oltrepassare la Cortina di ferro per giungere a Trausdorf, nel Land austriaco del Burgenland. In nome del Papa, un anno e mezzo prima del “miracolo” del 1989, fu possibile far breccia nella Cortina di ferro: un fatto sfuggito a molte persone in Europa. A Trausdorf, il Papa auspicò un “processo di rinnovamento creativo per un’Europa unita”, sottolineando la “funzione di ponte” dell’Austria verso l’Europa dell’Est. Nel 1998, Giovanni Paolo II, nel suo discorso presso la Hofburg di Vienna, pronunciò un’appassionata arringa per l’ampliamento a est dell’Unione europea. I “costruttori dell’Europa” avevano ancora il grande compito di “di creare uno spazio globale europeo di libertà, di giustizia e di pace al posto dell’isola di benessere occidentale del continente”, in cui sarebbero stati necessari “sacrifici concreti” a carico dei “Paesi più ricchi per livellare man mano il solco disumano di benessere esistente in Europa”. Egli auspicava il compimento di “passi utili ad avvicinare l’oriente e l’occidente del continente: i due polmoni dei quali l’Europa non può fare a meno se vuole respirare”. Nei giorni scorsi, Hans-Gert Pöttering, Presidente della fondazione Konrad-Adenauer-Stiftung, ha attribuito a Giovanni Paolo II un contributo importante nel superamento delle divisioni dell’Europa: il ruolo del Papa polacco nel dissolvimento del dominio comunista non potrà essere “mai apprezzato abbastanza”, ha affermato l’ex Presidente del Parlamento europeo. Il Papa scomparso nel 2005 ha inoltre mostrato all’Europa la via per trovare la propria identità e, quindi, la propria anima: “Come Papa slavo, egli riteneva come proprio compito rendere visibile l’unità spirituale della Cristianità in tutta l’Europa”. Giovanni Paolo II sapeva che l’unità del Continente non può esistere senza una riflessione sull’anima dell’Europa. Giovanni Paolo II indicò con grande chiarezza la via per riscoprire l’identità europea nel 1982, durante la visita a Santiago de Compostela, il luogo-simbolo dell’unità dell’Europa. Da qui, nel corso di una grande “festa dell’Europa”, egli rivolse un appello al vecchio continente per ravvivare le proprie radici. Giovanni Paolo II fu il primo parlare di “radici cristiane” dell’Europa. Da quei giorni lontani del 1982, l’immagine delle radici cristiane dell’Europa non è più scomparsa dalla discussione pubblica.Allo stesso tempo, Papa Wojtyla non ha mai dubitato del fatto che i confini dell’Europa andassero ancora oltre. Egli sapeva che per portoghesi e spagnoli, britannici, francesi e russi, i confini della loro lingua e cultura travalicano quelli del Continente europeo. Anche in questo, Giovanni Paolo II ha fatto capire che l’Europa non potrà mai essere una “fortezza” che si chiude in se stessa…