RASSEGNA DELLE IDEE

Per rilanciare l’Europa

Due note su “L’Aurore du bourbonnais”

“Nei 27 Paesi dell’Unione europea viviamo in condizioni di democrazia e conosciamo la libertà di coscienza e di religione”. In tale orizzonte “la laicità alla francese è una delle modalità possibili” di questa libertà religiosa, “ma non l’unica”. Ne è convinto l’arcivescovo di Clermont e vicepresidente della Conferenza episcopale francese, mons. Hippolyte Simon. Da parte sua il padre domenicano Ignace Berten, direttore d’Espaces Bruxelles, ravvisa tra le condizioni per “rilanciare l’Europa” la necessità di “ricreare uno spirito di solidarietà e cooperazione tra tutti gli Stati” del continente. Presentiamo una sintesi delle due riflessioni apparse nei giorni scorsi sul settimanale cattolico francese “L’Aurore du bourbonnais”.Religioni e spazio pubblico. “Mi sembra legittimo – afferma mons. Simon in un’intervista al settimanale dopo la costituzione in Francia, alla fine di marzo, di una conferenza dei responsabili di culto – che i responsabili delle comunità religiose vengano consultati dai governanti prima che questi ultimi prendano decisioni pratiche”, ma, precisa, “mi sembra meglio che queste comunità, e per noi la Chiesa cattolica, si facciano rappresentare da sociologi, storici e soprattutto giuristi quando un partito, quale che sia, organizza sessioni per riflettere sulla propria politica futura”. In quanto istituzioni, prosegue l’arcivescovo, “Chiese e Stato sono separati, ma ciò vuol anche dire che le Chiese non sono avulse dalla nazione, e dunque possono offrire liberamente il proprio contributo alla vitalità culturale e spirituale del nostro Paese grazie all’impegno di tutti i cittadini che si riconoscono credenti”. In altri termini, per mons. Simon “la separazione tra Chiese e Stato non comporta il reciproco ignorarsi, e tantomeno la divisione dei cittadini in comunità che si ignorano tra loro; le stesse persone possono infatti essere” al tempo stesso “cittadini dello Stato e membri di una comunità di fede” perché “non vi è separazione tra vita civica, da ritenersi di competenza dello spazio pubblico, e fede religiosa, da ritenersi di competenza del privato”. “Affermare questo, come spesso accade, è un errore”, chiarisce il presule, “poiché significa dimenticare che non tutto lo spazio pubblico è competenza dello Stato. Prima dello Stato è importante considerare la società civile” all’interno della quale si esprime “la diversa ricchezza delle adesioni religiose, delle convinzioni filosofiche e politiche, dell’impegno culturale, umanitario e associativo”. In tale prospettiva “la laicità alla francese è una delle modalità possibili” della libertà religiosa vigente in Europa, “ma non l’unica”. La libertà religiosa, sottolinea mons. Simon guardando all’Ue, “può infatti esistere secondo diverse modalità”, tutte “al servizio del medesimo obiettivo”: garantire “alle persone e ai gruppi la libertà nel rispetto dell’ordine pubblico”. La laicità, conclude, “è dunque fondamentalmente una dimensione della democrazia”.Solidarietà, investimenti nella ricerca e nuovi modelli di società. Per padre Berten, oggi nell’Ue gli aspetti sociali si trovano in una “posizione istituzionale di fragilità” rispetto all’economia. La globalizzazione “ha esposto l’Europa a tutti i venti della concorrenza, mentre le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione mutavano radicalmente le condizioni della produzione e il tessuto industriale”. Anziché affrontare la globalizzazione “in modo solidale a attraverso la cooperazione – osserva il religioso – gli Stati europei hanno scelto, sotto l’influenza della Gran Bretagna, il gioco non collaborativo e la concorrenza tra loro”. Proprio in tale contesto, spiega, “occorre comprendere il nuovo patto di competitività, ossia il Patto euro plus”. Secondo padre Berten, invece di trarre spunto dalla crisi economico-finanziaria per ripensare insieme il nostro modello di sviluppo, si tenta di “rilanciare la crescita sul binomio produzione-consumo, riducendo i costi di produzione, ossia i salari”. “Sarebbe possibile – si chiede – un’altra prospettiva?”. Sì, ma ad “alcune condizioni”. Anzitutto “ricreare uno spirito di solidarietà e cooperazione tra tutti gli Stati europei: nessun Paese può farcela da solo di fronte alla spietata concorrenza della globalizzazione retta dal capitalismo finanziario”. Solo un’Europa unita, avverte il domenicano, “può avere peso per rinegoziare a livello mondiale le regole relative al diritto del lavoro, ai diritti sociali, e ai meccanismi di controllo del mercato finanziario”. La seconda condizione, sostiene il direttore d’Espaces Bruxelles, “è investire in modo massiccio nella ricerca di nuove tecnologie orientate ad una crescita che favorisca il legame sociale, la qualità di vita e le dimensioni relazionali rispetto ai consumi materiali”. Occorre infine “la messa in rete di tutte le risorse associative orientate verso un altro modello di società, al fine di sviluppare l’impegno culturale indispensabile e preliminare a dei cambiamenti politici fondamentali”.