RADIO EUROPEE
A Roma la XVII Assemblea dell’Uer
Si è svolta a Roma, il 28 e 29 aprile, la XVII Assemblea delle Radio dell’Unione europea di Radiodiffusione (Uer-Ebu – www.ebu.ch), ente che raggruppa 75 emittenti radiotelevisive del servizio pubblico operanti in 56 Paesi d’Europa e del bacino del Mediterraneo. È la Radio Vaticana, membro attivo e tra i fondatori dell’Uer, ad aver ospitato quest’anno l’incontro al quale stanno partecipando circa 150 dirigenti e rappresentanti delle più importanti emittenti radiofoniche del continente europeo, con i rispettivi accompagnatori. L’incontro si è concluso sabato 30 aprile con un’udienza speciale dal Papa che ha rivolto parole di incoraggiamento e stima per il lavoro svolto dai mezzi di comunicazione. La radio nella storia dei Papi. Ad aprire i lavori è stato padre Federico Lombardi, direttore di Radio Vaticana e della Sala stampa. Nel suo saluto ai partecipanti ha fatto riferimento ai giorni speciali che la città di Roma stava vivendo per la beatificazione di Giovanni Paolo II. “Potete fare una esperienza di Roma e del Vaticano – ha detto – in un’occasione eccezionale, che come grande evento interessa tutte le radio e le televisioni europee e di altre parti del mondo e potrete quindi capire anche meglio a che cosa è chiamata la Radio Vaticana nel compimento della sua missione e nel servizio che dà a tutte le vostre emittenti nostre sorelle”. Padre Lombardi ha ricordato lo stretto legame che nella storia i papi hanno avuto con la Radio, fin dall’inizio utilizzata per offrire “nelle situazioni più diverse e drammatiche parole di conforto e di speranza durante le guerre e nei tempi di oppressione totalitaria, per far giungere a tutti coloro che vogliono ascoltarla, la parola della fede cristiana come orientamento e ispirazione per una vita degna della persona umana”. Un futuro entusiasmante. Anche mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, ha sottolineato come la Radio ha sempre rappresentato “un mezzo di comunicazione chiave nella vita della Chiesa”. E – ha aggiunto – “non ci sono dubbi che ha oggi davanti a sé un futuro entusiasmante nel contesto degli straordinari sviluppi che stanno emergendo nei cosiddetti new media”. Facendo quindi riferimento alle tecnologie digitali emergenti, mons. Celli ha detto: “È ormai chiaro che il potenziale contributo della Radio è di essere rafforzata da queste tecnologie che permettono al contenuto audio di raggiungere un pubblico sempre più vasto, in una sempre più variegata gamma di formati e senza i limiti tradizionali del tempo e dello spazio”. La radio può dunque oggi avvalersi di computer, lettori mp3, telefoni cellulari e dei social media network che consentono un “accesso universale”. Ma che cosa sono chiamate ad offrire questi new media nel flusso delle informazioni? “La radio – ha detto mons. Celli – ha la capacità di stimolare il pensiero e la riflessione, invitare al dibattito, informare, educare”. E tutto ciò avviene oggi in un particolare contesto di “relativismo che si è fatto prevalente nella cultura occidentale” e che si manifesta nel “rifiuto di ciò che rappresentano gli elementi-chiave dell’insegnamento di papa Benedetto”. “Ma se non ci sono elementi di verità, di giusto e sbagliato, allora il dialogo diventa insignificante”. Il discorso si conclude con un invito: “Le emittenti pubbliche devono cercare di dare espressione a tutte le voci e le opinioni, ma dovrebbe cercare anche di favorire il dialogo in cui persone di diverse convinzioni lavorano insieme per formare un consenso su questi valori e atteggiamenti che meglio promuovere il benessere umano e della società. La Chiesa vuole essere presente in questo dialogo”.Al servizio della pace. Incontrando i partecipanti alla assemblea, papa Benedetto XVI ha detto: “Il è un ‘servizio pubblico’, servizio alla gente, per aiutarla ogni giorno a conoscere e a capire meglio ciò che succede e perché succede, e a comunicare attivamente per concorrere al cammino comune della società. So bene che questo servizio incontra difficoltà, con differenti aspetti e proporzioni nei diversi Paesi”. “Ma troppo grandi e urgenti sono le sfide del mondo odierno di cui dovete occuparvi, per lasciarvi scoraggiare e arrendervi di fronte a queste difficoltà”. Il Papa ha quindi ricordato il “ruolo non secondario” che i nuovi mezzi di comunicazione “hanno svolto e svolgono” nei “processi in corso in Paesi del Mediterraneo e nel Vicino Oriente”. “Vi auguro – ha quindi detto – di saper mettere i vostri contatti internazionali e le vostre attività al servizio di una riflessione e di un impegno affinché gli strumenti delle comunicazioni sociali servano al dialogo, alla pace e allo sviluppo solidale dei popoli, superando le distanze culturali, le diffidenze o le paure”.