CHIESE IN BREVE

Portogallo, Ucraina, Francia

Portogallo: Caritas, sei misure contro la povertàEugénio Fonseca, presidente della Caritas portoghese ha indirizzato una lettera a sedici partiti politici, nella quale propone l’applicazione di “sei provvedimenti, senza dubbio modesti, ma poco onerosi ed indispensabili per una politica al servizio di tutti, e impegnata realmente a diminuire la povertà nel Paese”. Anzitutto, un’effettiva difesa dello stato sociale, impone che tra le forze politiche s’intensifichi il dialogo ed il consenso in tale direzione: “Non ci ripugna che i detentori dei salari più alti vedano ridotti i loro livelli di protezione, per un certo periodo, ma non possiamo accettare che siano sacrificate le persone con i salari inferiori e minimi”. La creazione di una rete di protezione sociale di base, già difesa dalla Conferenza episcopale portoghese (Cep), dovrebbe fondarsi sulle persone, sia su quelle che vivono direttamente i problemi sociali e vengono marginalizzate dal quadro di diritti in vigore, sia su quelle che, al loro fianco, s’impegnano quotidianamente alla ricerca di soluzioni dirette ed immediate: “Tale cooperazione, organizzata in gruppi di volontariato sociale di prossimità, dovrebbe poter disporre di un accesso diretto alle istituzioni private di solidarietà sociale (IPSS) e agli organismi pubblici responsabili”. La mancata diffusione di statistiche e dati sugli interventi sociali fanno perdere un’informazione preziosa sulla povertà e l’esclusione: “Mediante la diffusione formulari semplificati d’indagine statistica ci troveremmo a disporre di un mezzo indispensabile di coscienza e corresponsabilità sociale”. Il documento propone inoltre un sistema sociale per la creazione di opportunità di lavoro, Criemprego, costituito soprattutto “di cooperative e imprese private di piccole dimensioni, e di catene di commercializzazione in ogni settore di attività economica”, e pone l’attenzione su un piano di sviluppo socio-locale, “capace di concretizzare a livello locale la rete di protezione sociale e il sistema orientato alla creazione di opportunità lavorative”.Ucraina: mons. Shevchuk e il dialogo con Mosca”Credo che oggi non dovremmo avvelenare le nostre relazioni con i fantasmi del passato”. Così l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyè, mons. Sviatoslav Shevchuk, in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi al periodico ucraino Focus, nella quale esprime l’auspicio di incontrare il patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca, Kirill. “Sono certo – ha aggiunto mons. Shevchuk nell’intervista pubblicata anche dal Servizio di informazione religiosa ucraino (Risu) – che saremo in grado di guarire la memoria ferita attraverso il perdono reciproco. Ora siamo pronti per questo; inoltre sono i nostri fedeli a chiedercelo. Come pastori dovremmo ascoltare la voce del popolo, che è la voce di Dio”. Secondo l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyè, questo incontro “rappresenterebbe un riconoscimento reciproco”. “Il patriarca di Mosca è pronto; ad indicarlo la presenza del vescovo di Makariv, Ilarii, vicario della diocesi di Kiev della Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Mosca, alla cerimonia della mia intronizzazione, e i saluti del metropolita Volodymyr”. Rispondendo ad una domanda sulle sue future relazioni con le autorità politiche ucraine, tenendo conto che il presidente e il suo entourage sono vicini a Mosca, il capo della Chiesa greco-cattolica ha dichiarato: “Sarà un dialogo costruttivo, indipendentemente da quale Chiesa il presidente della Repubblica e i suoi ministri seguano”. Tuttavia, secondo mons. Shevchuk , in Ucraina oggi “vi sono sfide più serie”: “tutte le Chiese rischiano di divenire partiti politici” mentre, ha concluso, “credo che la Chiesa non debba essere né pro regime né all’opposizione, ma unire le persone”.Francia: “economia solidale” e “lavoro più umano””Dobbiamo manifestare la speranza di una vita migliore attraverso uno sviluppo giusto e sostenibile in un’economia sociale e solidale: la nostra società ne è responsabile e non deve rinunciare a questa missione”. L’esortazione è di mons. Hervé Giraud, vescovo di Soissons, Laon et Saint-Quentin, che in una riflessione elaborata con i Consigli diocesani per la solidarietà e la Missione operaia in occasione del 1° maggio, festa del lavoro, sostiene: “Nella crisi di fiducia che scuote profondamente la nostra società è urgente non ripiegarsi nell’individualismo. La solidarietà non si deve indebolire”; occorre pertanto offrire “sostegno e vicinanza in vista del bene comune”. Certamente “le soluzioni globali superano la nostra piccola scala, ma esistono iniziative alla nostra portata. Un impegno, una parola di fiducia, una presa di coscienza collettiva, un dialogo sociale costituiscono passi verso un lavoro più umano”. “Gli spiragli di un vero futuro – conclude mons. Giraud – verranno solo da coloro che proclamano la grandezza della persona del lavoratore”, sono attivi “nei movimenti di solidarietà”, hanno “il coraggio di intraprendere per mantenere e creare posti di lavoro, e si impegnano nella promozione di una reale solidarietà tra le parti sociali”.