GIOVANNI PAOLO II
Ccee: "segno di speranza per l’Europa""Giovanni Paolo II è stato un segno della speranza sia per l’Europa sia per tutto il mondo". Così il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), sottolinea l’importanza della beatificazione di papa Wojtyla, in particolare per il continente europeo. Il 1° maggio, afferma il card. Erdő in un’intervista alla Radio Vaticana, "attraverso la beatificazione, abbiamo ricevuto un grande incoraggiamento, perché anche il nostro continente, che è uno dei continenti più ricchi del mondo, ha bisogno di speranza. Volendo rinnovare anche la nostra coscienza europea, abbiamo bisogno del suo insegnamento e del suo incoraggiamento e per questo siamo grati al Santo Padre Benedetto XVI per questa bellissima Beatificazione che ci dà incoraggiamento". La beatificazione di Giovanni Paolo II, nota il presidente del Ccee, è stata "un’espressione dell’unità della Chiesa, un’unità visibile, perché Giovanni Paolo II veramente non è Beato con ‘effetto limitato’: sin dall’inizio del suo Pontificato aveva attirato l’attenzione di tutto il mondo e dopo è stato stimato in tutto il mondo. L’importanza della sua personalità è dunque già universale".Italia: "un riferimento sicuro""In un mondo spesso smarrito, egli ha costituito un riferimento sicuro, un profeta che non ha mai smesso di additare la via di una speranza affidabile, di un amore alla portata di ogni uomo". Così i vescovi italiani, in un messaggio diffuso dalla presidenza della Cei, ricordano Giovanni Paolo II, alla vigilia della sua beatificazione, e sottolineano che la sua vita "è stata il suo messaggio più efficace, fatto di sguardi, gesti e segni che hanno toccato i cuori". "L’imperativo con il quale il 22 ottobre del 1978 ha iniziato il suo servizio "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!" ha segnato il suo lungo pontificato". "Giovanni Paolo II non si è stancato di ricordare quanto sterile e fuorviante si riveli il tentativo di voler escludere Cristo dalla storia. Con veemenza, il Papa ha scosso le coscienze per renderle consapevoli di quanto sia disumana la pretesa di costruire la città senza Dio: è la torre di Babele dell’ideologia marxista, che ha imbrigliato interi popoli nelle maglie di un sistema dittatoriale; è la deriva del capitalismo, che spinge a un individualismo alieno all’orizzonte del bene comune".Germania e Austria: "per la gente e per la pace"Karol Wojtyla "si è impegnato incondizionatamente per la gente, la Chiesa e la pace". È il commento al termine della cerimonia di beatificazione del card. Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale austriaca, all’agenzia di stampa cattolica austriaca Kathpress. "La beatificazione è stata una grande giornata e un grandissimo momento", ha aggiunto il cardinale, dicendosi "profondamente commosso" dall’avvenimento cui ha partecipato a Roma insieme ai vescovi austriaci mons. Egon Kapellari e mons. Ludwig Schwarz. Parole analoghe da parte di mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca, nel corso di una messa celebrata ieri sera nella cattedrale di Friburgo: "La caduta del muro" di Berlino "nel 1989 non sarebbe stata pensabile senza Giovanni Paolo II", ha spiegato mons. Zollitsch, ricordando come il beato Woityla si sia adoperato "senza paura per l’inviolabilità della dignità umana e per il rispetto dei diritti umani. La fedeltà a Cristo nella buona e nella cattiva sorte è parte integrante di ciò che rende beato Papa Giovanni Paolo II".Svizzera: "un modello da seguire ancora oggi"Giovanni Paolo II "ha non solo segnato un’epoca e scritto la storia del mondo, ma agisce ancora in modo positivo come modello e sostegno per gli uomini, anche in Svizzera". È quanto si legge in una nota a firma di mons. Norbert Brunner, presidente della Conferenza episcopale elvetica, diffusa nel pomeriggio del 1° maggio. Durante il suo pontificato, prosegue la nota, Giovanni Paolo II "ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio. Ha riformato il ministero petrino e lo ha portato con forza nel mondo. Con grandi effetti anche in Svizzera". I vescovi rammentano la prima visita del Pontefice nel Paese nel 1984, dopo quella annullata a seguito dell’attentato del 13 maggio 1981. E nel sottolineare il valore ecumenico di quella visita, scrivono: "rimane ancora nella memoria, così come gli incontri con la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Svizzera (Cetc) e il Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra". Infine il viaggio a Berna del 2004, il penultimo del Pontefice ormai gravemente malato. "Un grande annunciatore della fede fino alla fine della sua vita, anche quando concludono i vescovi gli venne meno l’uso della parola".