GIOVANNI PAOLO II

La sua Europa

Intervista con Thomas Brechenmacher (Università di Potsdam – Germania)

Un Papa per l’Europa unita, consapevole delle sue radici cristiane, aperta alle sfide attuali e capace di guardare al futuro. Gianni Borsa per SIR Europa ne ha parlato con Thomas Brechenmacher, bavarese, docente di storia moderna all’Università di Potsdam, autore di numerosi studi sull’Europa del Novecento e sull’integrazione continentale. A partire da tali ricerche lo studioso riflette sul contributo che Karol Wojtyla portò al superamento della “guerra fredda” e al processo di avvicinamento fra l’Europa occidentale e quella orientale.Giovanni Paolo II, il papa venuto dall’Est, è ritenuto uno dei protagonisti della storia europea più recente. Generalmente si asserisce che il suo appoggio al sindacato libero Solidarnosc sia stato un elemento fondamentale per incoraggiare la costruzione di una coscienza democratica e la lotta al regime comunista in Polonia. Da storico, ritiene veritiera questa osservazione?“Sicuramente. Giovanni Paolo II fu un punto di riferimento centrale per il movimento di Solidarnosc. Già solo il concetto di Solidarnosc, ossia solidarietà, esprime un pensiero chiave della dottrina sociale cattolica; ad esso si aggiunse l’appello chiaro del Papa al rispetto dei diritti umani. Lech Walesa (leader del movimento e poi presidente polacco – ndr) racconta che nel 1980 siglò l’accordo di Danzica con una penna stilografica sul cui cappuccio era raffigurato Giovanni Paolo II. Egli fu il riferimento morale più importante per il movimento degli scioperi, rafforzando così in modo considerevole la consapevolezza delle opposizioni. In questo contesto furono decisivi anche i due viaggi compiuti in Polonia nel 1979 e nel 1983, che si trasformarono in un trionfo. In Polonia, il comunismo non era riuscito a distruggere la cattolicità della gente: il Papa carismatico poté contare su questo fatto”. È possibile che la figura di Giovanni Paolo II abbia potuto influire sui movimenti dissidenti – a carattere culturale, sociale o religioso – che erano presenti anche negli altri paesi del Patto di Varsavia, così da risultare uno dei fattori che portarono al crollo del Muro di Berlino e al superamento della Cortina di ferro? “Credo che l’elezione al soglio pontificio del polacco Karol Wojtyla debba essere considerata una tappa decisiva del cammino verso la dissoluzione dell’Est dominato dal comunismo. Un oppositore dichiarato e assolutamente incondizionato del comunismo assumeva con la sua elezione a Papa una posizione di istanza morale considerata a livello mondiale. Il suo messaggio ‘Non abbiate paura…’ rafforzò i movimenti di opposizione al di là della Cortina di ferro, dando loro al contempo la sensazione di avere un alleato appassionato nel mondo libero. E d’altronde, egli colse di sorpresa, paralizzandoli, i leader dei paesi del blocco orientale; lo sappiamo, ad esempio, molto bene per la reazione nella Repubblica democratica tedesca (la Ddr) all’elezione di Wojtyla. Il polacco al soglio papale ostacolò azioni militari contro gli oppositori, come quelle effettuate nel 1956 in Ungheria o nel 1968 a Praga. La storia della caduta del muro e della Cortina di ferro non può essere scritta nei suoi contesti più ampi senza ricordare il Papa polacco”. Papa Wojtyla è stato promotore di due Sinodi europei: il primo nel 1991, il secondo nel 1999. A quest’ultimo ha fatto seguito l’esortazione Ecclesia in Europa. Vi si parla di Cristo quale “speranza per l’Europa”, di ecumenismo, di necessità di evangelizzare la vita sociale. Wojtyla auspicava inoltre la “presenza di cristiani, adeguatamente formati e competenti” nelle istituzioni Ue per concorrere “a delineare una convivenza europea sempre più rispettosa di ogni uomo e di ogni donna” e “conforme al bene comune”. La Chiesa di Giovanni Paolo II ha, a suo avviso, sostenuto con convinzione la costruzione della “casa comune”?“Ritengo che nella Chiesa cattolica esista una grande consapevolezza dell’importanza del processo d’integrazione europea. Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II ha favorito questa consapevolezza come nessun altro, poiché era profondamente convinto che il cristianesimo fosse l’unica grande conquista della cultura europea. Spetta ora alla Chiesa trasmettere questo insegnamento di Giovanni Paolo II. Ho l’impressione che questo lavoro attorno alla ‘casa comune’ Europa venga svolto con vigore: cito ad esempio l’opera della Santa Sede a favore dell’ampliamento ad Est dell’Unione europea, oppure l’impegno delle Conferenze episcopali europee per un inserimento adeguato delle istanze della Chiesa nella bozza di Costituzione europea. Certamente la Chiesa non ha potuto evitare il fallimento temporaneo (o definitivo?) di questo progetto di Costituzione”. Si ricordano diverse forme di attenzione di Giovanni Paolo II verso l’Europa: numerosi e significativi discorsi, le visite alle istituzioni europee, l’indicazione di santi patroni per l’Europa. Egli invitava il continente a riscoprire la sua “unità spirituale” e a “respirare con i due polmoni”, occidentale e orientale. Ma soprattutto insisteva sulle “radici cristiane” del continente, da riscoprire e valorizzare anche nella sfera pubblica. Quali volevano essere gli intenti di questa sua “ostinazione”?“Per Giovanni Paolo II, l’Europa si sarebbe costituita solo con l’unità dell’Oriente e dell’Occidente, considerando come Oriente e Occidente due ‘stati aggregati’ mentali differenti: in Occidente la forza della razionalità nella filosofia e nella teologia, le conquiste politiche ed economiche, in Oriente la profondità mistica dell’ortodossia, che penetrava in sfere dell’esistenza umana completamente diverse rispetto al primato della ragione dell’Occidente. Cirillo e Metodio, Benedetto di Norcia, Caterina da Siena, Brigida di Svezia, i ‘santi europei’ cui Giovanni Paolo II affidò l’Europa in occasione del millennio, nonché Edith Stein – con riferimento alle radici ebraiche del cristianesimo, così come dell’Europa -, simboleggiano questa idea di Europa. Con questi due polmoni doveva respirare l’Europa; e lo spirito che essa respirava era lo spirito del cristianesimo. Agli occhi del Papa, l’Europa doveva testimoniare questa spiritualità specifica, questa sua identità, perché minacciata e quasi già distrutta nella sua essenza dalle forti correnti della scristianizzazione e dell’agnosticismo. Nelle catastrofi del XX secolo – scaturite dalla dimenticanza di Dio e dall’autoassolutizzazione della persona, che il polacco Karol Wojtyla subì in maniera così pesante – Giovanni Paolo II individuava la radice storica di questa quasi-distruzione dell’Europa. Gli eventi successivi agli anni 1989-1990 offrirono l’occasione unica di ripristinare l’Europa intera nello spirito giusto, con entrambi i polmoni. Da questo derivava l’ostinazione del suo annuncio cristiano europeo”. Sovente si ricorda che tra i “padri fondatori” della Comunità europea figurano tre statisti cristiani come Schuman, Adenauer e De Gasperi. I cristiani di oggi hanno ancora a cuore l’Unione europea? Comprendono la posta in gioco dell’unità europea nell’epoca delle sfide globali?“Nel pensiero europeo propugnato da Schuman, Adenauer e De Gasperi l’aspetto economico non era esclusivo. Dietro di esso vi fu sempre anche il convincimento che l’Europa dovesse essere realizzata secondo i valori dell’etica sociale cristiana: dignità umana, libertà, giustizia, solidarietà e sussidiarietà. Purtroppo, il dibattito sulla Costituzione europea ha dimostrato che questi fondamenti cristiano-occidentali del pensiero europeo sono passati un po’ in secondo piano. E gli europei, siano essi ancora cristiani o meno, in gran parte non sono particolarmente informati su questo aspetto. Questa affermazione, seppure vagamente pessimistica, non deve tuttavia sfociare nella rassegnazione, poiché proprio sullo sfondo delle sfide globali diventa ancora più importante riallacciare nuovamente il pensiero europeo agli orientamenti dei valori dei suoi precursori storici”.