EDITORIALE
Compie 60 anni la Comunità europea del carbone e dell’acciaio
Sessant’anni fa, il 18 aprile 1951, venne siglato a Parigi il Trattato d’istituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), entrato in vigore nel luglio 1952. Nasceva così la prima delle tre Comunità europee, cui seguirono nel 1958 la Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica. Negli anni Sessanta, esse si fusero per costituire la Comunità europea, da cui, con il Trattato di Lisbona (2007), scaturì l’Unione europea nella sua forma attuale. Il Trattato della Ceca rappresentò una svolta fondamentale nella storia delle relazioni tra gli Stati. La tradizionale contrapposizione divenne una convivenza che prevedeva la gestione comune dell’intera produzione di carbone e acciaio dei Paesi che partecipavano a questo progetto, così come del commercio di materie prime e di prodotti della relativa industria.La gestione comune venne affidata ad un’Alta autorità con il compito di agire in modo indipendente dai governi degli Stati membri, nell’ambito dei diritti e dei doveri attribuitile in base al Trattato. L’attività di vigilanza era svolta da un Consiglio dei ministri composto dai responsabili degli Stati membri: Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Italia, Germania e Francia. Un’assemblea parlamentare garantiva il controllo democratico. Questo progetto venne realizzato con successo, rendendo possibile e accelerando l’unione degli Stati europei in un nuovo soggetto politico. Il successo dell’iniziativa non si spiega solo con la struttura istituzionale tanto originale quanto geniale ideata da Jean Monnet, bensì anche con la motivazione convincente di questa impresa, formulata da Robert Schuman nella sua Dichiarazione del 9 maggio 1950, in cui egli presentava il progetto all’opinione pubblica: “L’Europa non potrà farsi una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania. A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo… La fusione della produzione di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime”.Queste semplici frasi contengono la sostanza della filosofia, o meglio l’etica posta alla base dell’opera di unificazione europea; essa esprime la forza di una convinzione che, pur negli alti e bassi della sua evoluzione durante i 60 anni trascorsi, ha sempre fatto sì che la Comunità superasse le crisi, ritrovando la via della virtù comune dopo essere uscita qualche volta fuori strada.Dal testo della Dichiarazione Schuman, che possiamo considerare il documento vero e proprio d’istituzione dell’Europa unita moderna, si desume anche il programma con gli obiettivi della Comunità europea del carbone e dell’acciaio: rendere di fatto impossibile la guerra tra gli Stati vicini; fornire le materie prime per la produzione industriale, creando così le basi reali della sua unificazione economica; creare una comunità economica, innalzando gli standard di vita; promuovere le opere di pace; sviluppare il continente africano. E, infine, costituire “il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace”.Partendo da questi punti del programma, oltre al carbone e all’acciaio vennero progressivamente aggiunti nell’integrazione altri settori e aumentò sensibilmente anche il numero di Stati decisi a partecipare a questo processo. Un processo che continua a svilupparsi da ormai 60 anni, in modo incessante e nonostante le numerose battute d’arresto, nel senso degli obiettivi indicati dalla Dichiarazione Schuman a proposito della solidarietà di fatto. Molto resta ancora da fare, soprattutto per quanto riguarda la base già creata, la costituzione della federazione europea, indispensabile per il mantenimento di una pace durevole, ma anche per garantire nel lungo periodo ciò che è stato finora raggiunto.