FRANCIA

Costruttori di fraternità

“Diaconia 2013”: un percorso triennale iniziato nelle diocesi nel 2010

Dal 10 al 13 maggio 2013 si terrà a Lourdes un incontro nazionale al quale parteciperanno la Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, il Comitato nazionale del diaconato, i servizi, gli organismi e i movimenti cristiani impegnati in “Diaconia 2013 – Servons la fraternité”, per fare il punto dell’omonimo percorso triennale avviato nel novembre 2010, e condividere iniziative, impegni e progetti. L’iniziativa, spiega mons. Bernard Housset, vescovo de la Rochelle et Saintes e presidente del Consiglio nazionale per la solidarietà, nasce da un “appello lanciato per allargare la responsabilità del servizio ai fratelli a tutti i membri della Chiesa” e “si inscrive nel prosieguo di ‘Ecclesia 2007’, analogo appello ad allargare la responsabilità dal servizio alla Parola a tutta la Chiesa”. Sulle sfide di “Diaconia 2013”, che investono anche gli ambiti economico, istituzionale e politico, si sofferma Etienne Grieu, gesuita del Centre Sèvres, in un articolo del numero di marzo di Études (www.revue-etudes.com), rivista di cultura contemporanea dei gesuiti di Francia, evidenziando il pensiero della Chiesa al riguardo e le nuove possibili modalità di una sua presenza nella società.Questione etica e teologale. Il termine “diaconia”, osserva Grieu, indica anzitutto alla Chiesa che “la questione delle opere di carità è inseparabilmente etica e teologale: etica nel senso che chi soffre permette alla comunità umana di riscoprirsi fraterna”; teologale “perché i poveri, i malati e i nemici fanno fare un pellegrinaggio alle sorgenti della vera vita: quella che si dona gratuitamente”. Parlare di diaconia è dunque “aiutare i cristiani a leggere i propri impegni solidali” come “un’esperienza spirituale e al tempo stesso un incontro sacramentale”. Diaconia, prosegue Grieu, ricorda inoltre che “la comunità cristiana non può crescere dimenticando chi è nella miseria o nella malattia, chi è minacciato nella propria persona da incertezze o ingiustizie, sia questi membro della Chiesa o no”. Al contrario essa è chiamata “a fare costantemente posto nella preghiera e nell’azione alla presenza e alla sorte” di queste persone.Nuovo ruolo della Chiesa nello spazio pubblico. “Quando la Chiesa prende coscienza dell’importanza essenziale che per essa hanno coloro che di norma non contano – evidenzia il gesuita – viene rimesso in gioco anche il suo posizionamento nello spazio pubblico”, perché la Chiesa “cessa di essere considerata una semplice istituzione religiosa e si presenta come un attore nella società, ipersensibile alla sorte di chi è segnato da condizioni di vita troppo dure”. In questo modo, secondo Grieu, essa “contribuisce anche ad affrontare in modo un po’ diverso questioni come l’accoglienza degli stranieri, lo spazio da riservare alle persone handicappate, a chi ha difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro, la presenza delle persone non autosufficienti, l’accompagnamento del fine vita, etc”. Questioni, precisa, “da affrontare non come problemi da risolvere o paure da gestire, ma quali autentiche opportunità per la società”. Per il gesuita, in questo suo agire la Chiesa “partecipa al dibattito politico”, non “nel senso di essere implicata nei conflitti di interesse che dividono la società”, bensì come un soggetto “che veglia e lotta, naturalmente con molti altri, contro ciò che rischia di fare perdere a tutto noi la nostra anima: la riduzione della società a sistema di scambi calcolati”.Le Chiese locali in ascolto. Queste, sottolinea il religioso, le sfide di “Diaconia 2013”, percorso che potrebbe tradursi “in un nuovo ruolo degli impegni di solidarietà all’interno delle Chiese locali”. Dal 1989 in molte diocesi francesi esistono i Consigli diocesani della solidarietà (Cds), organismi di coordinamento che hanno anche “il compito di informare e consigliare il vescovo, sensibilizzare l’opinione pubblica e agire presso le pubbliche istituzioni”. Ad avviso di Grieu, in preparazione a “Diaconia 2013”, il loro ruolo “potrebbe evolversi” nella direzione delle sfide suindicate e “assumere forme nuove”. Rammentando l’esortazione postsinodale “La Parola del Signore”, nella quale i pastori sono chiamati “ad ascoltare i poveri, imparare da loro, guidarli nella fede e motivarli ad essere artefici della propria storia”, Grieu osserva che per la prima volta viene sottolineata in modo così esplicito l’importanza di “imparare dai poveri”. “Questa presa di coscienza, se si conferma – e “Diaconia 2013″ potrebbe esserne l’occasione per la Chiesa di Francia – è molto interessante”, afferma il religioso, perché “porta in germe la possibilità di un rapporto diverso fra la Chiesa e il suo mondo”. Un rapporto che “nell’immaginario sia meno di contrapposizione”, quando la Chiesa “non vedendo accolto il proprio messaggio rischia di irrigidirsi”, e più di “affiancamento” nel “volgersi insieme verso i bisognosi, verso chi è minacciato in un modo o nell’altro di morte sociale, per raggiungerli e ascoltare che cosa hanno da dirci”. “Non è anche questo – conclude – un modo di proclamare il Vangelo?”.