UNIONE EUROPEA

Ricchi di cultura e arte

Al punto che le esportazioni superano le importazioni

L’Unione europea “esporta” beni e servizi strettamente connessi alla cultura e alle attività artistiche più di quanto non ne importi. È uno degli elementi che emergono da un’indagine di Eurostat, intitolata “Cultural Statistics”, in cui si segnalano indicatori di riferimento fra cui occupati, produzione, prezzi, commercio, differenze tra Paese e Paese, considerando anche gli Stati candidati all’Ue. L’istituto statistico della Commissione sintetizza: “La cultura gioca un ruolo importante nella vita quotidiana degli europei”. Artisti, scrittori. Le statistiche consentono, secondo gli esperti di Eurostat, di illustrare i “comportamenti culturali” e i “contatti interculturali” dei 500 milioni di cittadini comunitari. Lo studio (oltre 250 pagine, disponibile in inglese all’indirizzo http://ec.europa.eu/eurostat) include capitoli sulle imprese attive nel settore, sull’educazione e la formazione, sulle abitudini di lettura, sulla valorizzazione dei servizi culturali. Fra i dati proposti si evince che nell’Ue27 un milione e mezzo di persone circa lavora nel ruolo di artista (inteso in senso lato), scrittore o ruoli assimilabili. Si tratta dello 0,7% della forza lavoro totale. “Il maggior numero di questi lavoratori si trova in Germania (330mila persone), Regno Unito (200mila), Francia (180mila), Italia (120mila), seguiti da Paesi Bassi, Spagna. Ma la proporzione di questi lavoratori sul totale degli occupati varia di molto, passando dallo 0,1% in Romania all’1,5% della Finlandia e della Svezia. Gli studenti universitari impegnati in corsi legati alle arti sono invece (dati 2007/2008) 725mila, ossia il 3,8% del totale, con punte massime nel Regno Unito (6,8%), in Irlanda (6,6%), Finlandia e Cipro. include capitoli sulle imprese attive nel settore, sull’educazione e la formazione, sulle abitudini di lettura, sulla valorizzazione dei servizi culturali. Fra i dati proposti si evince che nell’Ue27 un milione e mezzo di persone circa lavora nel ruolo di artista (inteso in senso lato), scrittore o ruoli assimilabili. Si tratta dello 0,7% della forza lavoro totale. “Il maggior numero di questi lavoratori si trova in Germania (330mila persone), Regno Unito (200mila), Francia (180mila), Italia (120mila), seguiti da Paesi Bassi, Spagna. Ma la proporzione di questi lavoratori sul totale degli occupati varia di molto, passando dallo 0,1% in Romania all’1,5% della Finlandia e della Svezia. Gli studenti universitari impegnati in corsi legati alle arti sono invece (dati 2007/2008) 725mila, ossia il 3,8% del totale, con punte massime nel Regno Unito (6,8%), in Irlanda (6,6%), Finlandia e Cipro. Export e import. Dall’indagine “Cultural Statistics” si apprende che “i beni culturali rappresentano una parte significativa sia delle esportazioni che delle importazioni” dell’Ue27. Nel 2010 “lo 0,6% delle esportazioni dall’Europa comunitaria verso il resto del mondo riguardava prodotti e servizi culturali”, mentre le importazioni si sono fermate allo 0,4%. Nella classifica dell’export culturale e artistico primeggia il Regno Unito, con una percentuale tripla rispetto al resto dell’Unione, seguita – in percentuale rispetto al Pil nazionale – da Estonia, Francia, Cipro, Lettonia e Austria. Ma l’Austria è anche il maggior importatore del settore, seguita da Irlanda, Regno Unito, Grecia e Cipro. Per quanto riguarda i prezzi dei beni e servizi culturali – come ad esempio l’ingresso ai musei o ai concerti -, si evidenzia che nel quinquennio 2005/2010 sono cresciuti di più rispetto alla media di tutti gli altri prezzi (ossia 13,3% rispetto alla media dell’11,9%). Il prezzo dei giornali e delle riviste è però salito del 17,5%, mentre i libri sono aumentati solo del 6,5%, ossia meno della media dell’inflazione nel quinquennio. Intercultura. Il monitoraggio dei contatti interculturali è stato affidato a Eurobarometro. Qui risulta che il 27% delle persone con più di 15 anni ha mediamente effettuato un viaggio all’estero una volta all’anno; il 22% degli intervistati ha un parente che vive, lavora o risiede temporaneamente in un altro Paese europeo. Il 19% del campione “guarda sovente un canale televisivo o un film in una lingua straniera”; il 9% legge spesso un giornale in un’altra lingua diversa da quella materna; il 7% legge libri stranieri. Un quarto circa degli intervistati dichiara invece di non avere alcun contatto interculturale. Indagine sul social networking: minori a rischioLa cultura e le comunicazioni interpersonali passano anche da internet, ma in questo caso non mancano i pericoli. “Un numero crescente di bambini e ragazzi si collega ai siti di social networking, ma molti di loro non adottano i necessari accorgimenti per proteggersi in rete, esponendosi così al rischio di stalking e adescamento”. Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione Ue, commenta un sondaggio paneuropeo svolto su incarico dell’Esecutivo dal quale “risulta che il 77% dei ragazzi tra i 13 e i 16 anni e il 38% dei bambini tra i 9 e i 12 anni hanno registrato un profilo su un sito di social networking”. Un quarto degli intervistati (in totale 25mila giovani di 25 Paesi) “dichiara di navigare su siti come Facebook, Hyves, Tuenti” con “un profilo pubblico, dunque visibile a tutti, e molti di loro vi indicano anche il loro indirizzo e il numero di telefono”. “Il quadro che emerge dal sondaggio assume rilevanza – spiega la commissaria – anche in vista della prossima revisione dell’accordo europeo sulla socializzazione in rete più sicura”. Kroes aggiunge: “Tutti i gestori di siti di social networking dovrebbero immediatamente aumentare automaticamente il livello di privacy dei profili dei loro utenti minorenni, rendendoli accessibili soltanto a una cerchia di persone stabilita dagli utenti stessi ed escludendoli dai motori di ricerca online”. Gli operatori che non hanno ancora sottoscritto l’accordo europeo sulla socializzazione in rete più sicura “sono chiamati ad aderire in tempi brevi, perché è in gioco la sicurezza dei nostri figli.