CCEE
La prima riunione della Commissione “Caritas in veritate”
Si sono riuniti nei giorni scorsi a Bruxelles i membri della Commissione “Caritas in veritate” del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Presidente è mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo e vescovo di Trieste (Italia), che a SIR Europa parla dell’origine e degli scopi dell’organismo. Perché la scelta di dedicare il nome della Commissione all’enciclica sociale di Benedetto XVI?“La Commissione è stata istituita di recente dall’assemblea dei presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa ed è sembrato opportuno chiamarla con lo stesso nome dell’ultima enciclica del Papa. La ‘Caritas in veritate’ è così punto di riferimento ispirativo della Commissione ma anche, sostanzialmente, il suo programma operativo”. Qual è la finalità della Commissione?“La Commissione è nata a seguito della decisione di ridefinire le attività del Ccee con uno sguardo sociale, dall’attenzione all’ambiente alle migrazioni, fino a giustizia e pace. La finalità è quella di evidenziare all’interno dei lavori del Ccee un’attenzione particolare alla realtà sociale dell’Europa nella prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa. In secondo luogo, vogliamo aiutare le singole conferenze episcopali a farsi carico di un’attenzione pastorale verso le problematiche sociali”.Vi occuperete quindi anche delle Giornate sociali europee?“Sì, rientrano tra i nostri ambiti d’intervento, ma verranno realizzate unitamente alla Comece, la Commissione degli episcopati della comunità europea”.Come è composta la commissione Ccee “Caritas in veritate”?“Ci sono tre sezioni: una rivolta alle problematiche della giustizia e della pace, il cui responsabile è il vescovo ausiliare di Varsavia mons. Piotr Jarecki; la seconda si occupa di questioni ambientali e ‘salvaguardia del creato’ sotto la guida di mons. André-Joseph Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles; la terza, infine, ha come obiettivo la realtà migratoria e il responsabile è l’arcivescovo di Zagabria e vicepresidente del Ccee, card. Josip Bozanic. Raccordare il tutto è compito mio, come presidente, e del segretario, p. Luis German Ramon Okulik, un prete della diocesi di Trieste. Questa organizzazione vuole rispondere essenzialmente a due esigenze: fare un lavoro unitario tra le tre sezioni e operare affinché tutto sia strettamente collegato con il Magistero sociale della Chiesa”.Quali saranno i passi futuri della Commissione?“La prossima riunione sarà a settembre a Tirana, in Albania, in concomitanza con i lavori dell’assemblea plenaria del Ccee. In vista, poi, abbiamo l’incontro dei rappresentanti dei vescovi di tutte le Conferenze episcopali europee responsabili per la pastorale sociale, in programma a Trieste nel 2012, e le seconde Giornate sociali europee nel 2013”. Si rinnova un impegno anticoUn primo incontro europeo dei vescovi delle Conferenze episcopali d’Europa responsabili per le questioni sociali si era svolto a Zagabria nel giugno 2009 ed aveva visto la partecipazione di 37 delegati rappresentanti 22 Conferenze episcopali. A motivare questo rinnovato impegno sociale, sempre al centro dell’attenzione del Ccee, spiegava allora il segretario generale dello stesso Ccee, Duarte da Cunha, il fatto che “la Chiesa si sente sempre vivamente interpellata dove sono in gioco la vita dell’uomo, la dignità della persona umana, il bene comune, il diritto al lavoro, ad una vita dignitosa e la difesa delle classi più deboli. Essa, ribadendo la centralità della persona umana, difende il carattere pubblico della fede e non si stanca mai di richiamare la società a quei valori non negoziabili, perché non posti dall’uomo”. “È alla luce di questa esperienza – aggiunge oggi da Cunha – che il Ccee ha deciso di costituire la commissione Caritas in Veritate quale espressione dell’impegno della Chiesa in Europa a dare “un suo specifico contributo responsabile nell’elaborazione di risposte pertinenti ai problemi sociali, sulla base del proprio patrimonio di fede e della propria esperienza sociale”. Per il segretario generale del Cccee, “l’attuale scenario europeo, ancora segnato in alcuni Paesi dalla grave crisi socio-economica, spinge innanzitutto le Conferenze episcopali in Europa a mettersi in rete, alla riflessione, ad uno studio approfondito della situazione, ad uno scambio di esperienze, alla ricerca di strategie comuni, di una collaborazione che sia efficiente e che tenga conto di tutte le strutture e organismi ecclesiali impegnati nelle questioni sociali. È questo che vogliamo raggiungere con la nostra commissione”.