RELIGIONI IN EUROPA

Terra di libertà

Dibattito a Strasburgo sulla dimensione religiosa del dialogo

Il “coraggio” di prendere “decisioni” per promuovere la libertà di religione e denunciare ogni forma di discriminazione per motivi religiosi in Europa e nel mondo. Lo ha chiesto il 12 aprile il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, intervenendo a Strasburgo al dibattito sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale nell’ambito della sessione primaverile dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce). Nel suo intervento il rappresentante vaticano ha parlato dell'”umanesimo europeo di origine cristiana” che ha potuto rendere possibile il rapporto tra “fede e ragione”. Difendere la libertà di religione. “Un umanesimo – ha affermato il cardinale – aperto alla trascendenza e che ancora oggi, nonostante il secolarismo e il relativismo, permette ai cristiani e ai credenti in generale, di ricordarsi la priorità dell’etica sulle ideologie del momento, il primato della persona sulle cose, la superiorità dello spirito sulla materia”. “In Europa – ha aggiunto – nessuna religione può imporsi con la forza. In Europa si dialoga. In Europa la religione non soltanto si eredita, ma sempre più si sceglie. Perché le religioni sono anche culture e l’Europa è un crogiolo di convivenza di cui Strasburgo è laboratorio e simbolo. Ecco perché è importante che non manchino mai luoghi di scambio e condivisione. Essi ci permettono di conoscere il vero volto delle religioni. Mi auguro che il Consiglio d’Europa abbia sempre il coraggio di prendere decisioni concrete e necessarie per promuovere – e se occorre, difendere – la libertà di religione, e di denunciare ogni forma di persecuzione, di violenza e di discriminazione per motivi religiosi, sia in Europa che in tutte le parti del mondo”. “Come credenti – ha concluso il card. Tauran – abbiamo un immenso cantiere in cui siamo chiamati a lavorare insieme, in un quadro di dialogo ecumenico e di dialogo interreligioso e con tutti coloro che sono incamminati verso l’Assoluto”. “Facciamo in modo che mai il nome di Dio sia invocato per giustificare discriminazioni e violenze”.Una cultura della convivenza. La necessità di sviluppare in Europa “una cultura della convivenza in grado di evitare che la diversità si trasformi in avversità e che l’identità si confondi con l’isolamento”. Lo ha sottolineato il patriarca di Romania, Daniel, che ha fatto riferimento alle tensioni in atto in Nord Africa e alle violenze contro i cristiani in Medio Oriente. “Questi avvenimenti – ha detto – rendono ancora più urgente il compito di trovare soluzioni ai problemi creati dall’immigrazione massiccia in Europa di popolazioni che provengono da culture e da religioni differenti, fenomeno che rischia di indebolire la coesione sociale in molti Paesi europei”. Da qui la necessità di promuovere “una educazione aperta agli altri nelle famiglie, nelle scuole, ma anche nelle comunità religiose”. A questo proposito il patriarca si è fatto portavoce della esperienza vissuta dalla diaspora ortodossa romena in Italia e in Spagna, dove vivono circa un milione di romeni.Un “filo d’oro”. ”Qualunque siano le nostre divergenze di opinione, facciamo tutti parte di una grande famiglia e dobbiamo trovare la comprensione reciproca nelle nostre origini comuni”, ha ribadito il rabbino capo di Russia, Berel Lazar. Prendendo come esempio la Russia, il rabbino ha sottolineato la necessità per i leader religiosi di cooperare, e per le comunità religiose di “combattere e prevenire ogni discorso di odio”, congratulandosi con il segretario generale Thorbjorn Jagland per le sue idee sul multiculturalismo. “La religione è e continua ad essere un filo d’oro che attraversa le nostre società europee. Essa fa parte della nostra identità individuale e collettiva, ed è nostro interesse sottolineare ciò che ci unisce, pur senza disconoscere le diversità”, ha affermato da parte sua Bernhard Felmberg, rappresentante plenipotenziario del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania presso la Repubblica federale di Germania e l’Ue. Sottolineando il principio della “neutralità benevola dello Stato” verso la religione e richiamando come esempio la settimana interculturale in Germania, Felmberg ha ribadito il valore della “dimensione culturale del dialogo” e l’importanza di “organizzare scambi significativi al fine di favorire la tolleranza e la comprensione reciproca”. Nel corso della presentazione del suo rapporto, Anne Brasseur (Lussemburgo Adle) ha avanzato la proposta di una “piattaforma per il dialogo”, con Consiglio d’Europa, le confessioni religiose e le principali organizzazioni umanitarie, che coinvolga anche l’Ue.