FRANCIA
I leader religiosi: “serenità e vigilanza” nel dibattito in corso
“La laicità è uno dei pilastri del nostro patto repubblicano, una delle basi della nostra democrazia, uno dei fondamenti della nostra volontà di vivere insieme. Cerchiamo di non dilapidare questa preziosa conquista”. Inizia così una lunga dichiarazione della Conferenza dei responsabili del culto in Francia, diffusa per chiarire la loro posizione in merito al dibattito sulla laicità. L’annosa questione è stata riaperta in questi giorni dal presidente della Repubblica Nicholas Sarkozy e dal partito di maggioranza Ump. Chiamati direttamente in causa, i leader religiosi hanno diffuso una dichiarazione dal titolo “Dibattito sulla laicità. I responsabili del culto raccomandano serenità e vigilanza”. La Conferenza dei responsabili di culto si è costituita il 23 novembre scorso e riunisce i rappresentanti delle sei maggiori istanze religiose presenti in Francia: Buddismo, Chiese cristiane (cattolici, ortodossi, protestanti), Islam e giudaismo.La convention. Tutto è nato con l’annuncio della convention del partito di maggioranza UMP che si terrà il 5 aprile ed ha scelto quest’anno per tema “il posto dei culti in Francia e in particolare dell’Islam”. Da quando è stato annunciato, il dibattito sulla laicità ha di nuovo infiammato il mondo politico e l’opinione pubblica francesi. Secondo i suoi promotori, la convention intenderebbe “pacificare i timori e non alimentarli”, permettendo “una migliore conoscenza” dei problemi riguardanti il rapporto dei culti in Francia rispetto allo Stato. Ma alcuni definiscono la convention sulla laicità “inutile e pericolosa”, temendo cioè che “ciò che viene presentato come un dibattito sull’Islam, possa rivelarsi in realtà come un dibattito contro l’Islam”. Agli occhi del presidente del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) Mohammed Moussaoui, “in questo periodo di pre-campagna elettorale, non ci sono le condizioni per un dibattito sereno, il tutto in un contesto internazionale segnato dalla situazione preoccupante del mondo arabo-musulmano”.Una parola comune. Chiamati direttamente in causa, i responsabili dei culti religiosi presenti in Francia hanno deciso di esprimere la loro opinione firmando una dichiarazione scritta che è stata diffusa – tengono a precisare – “senza alcuno spirito di polemica o di parte”. “Una parola comune ci sembra comunque necessaria”. Ed aggiungono: “La nostra coesione è significativa perché è stata resa possibile grazie proprio al clima di cooperazione che si è instaurata tra le religioni e che la laicità alla francese e le sue evoluzioni da oltre un secolo hanno permesso”. I leader affermano che questa coesione non è da intendersi come “uniformità” o “sincretismo”. “Lavoriamo insieme con fiducia, integrando le nostre storie e rispettive identità. Continuiamo ad avere approcci differenziati su molte questioni, senza però fare delle nostre differenze dei fattori di opposizione”.Un rischio. Facendo poi riferimento all’iniziativa dell’Ump, i responsabili dei culti religiosi mettono in guardia da un rischio: “l’accelerazione delle agende politiche rischia, alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali per l’avvenire del nostro Paese, di confondere questa prospettiva e suscitare confusioni che possono diventare pregiudiziali”. I leader religiosi chiedono se davvero “nel contesto attuale” sia proprio necessario un dibattito sulla laicità. Ed aggiungono: “il dibattito è sempre segno di salute e di vitalità e il dialogo è sempre una necessità”. “Ma un partito politico, benché maggioritario, ha l’istanza necessaria per condurlo da solo?”. I leader religiosi ricordano la “Legge del 1905” alla quale “tutti i culti aderiscono senza riserva”. Ricordano i colloqui e i seminari che negli anni hanno affrontato la questione della laicità e delle sue applicazioni. Citano i lavori “approfonditi ed esaustivi” della Commissione Machelon e tutta “l’abbondante produzione intellettuale di articoli e riflessioni” sull’argomento. E commentano: “La lista potrebbe essere lunga ed illustra perfettamente tutta la ricchezza e la profondità della nostra esperienza francese della laicità”.Una buona intelligenza. Annunciando che in ottobre i responsabili del culto francese si faranno promotori di un incontro pubblico, la Dichiarazione di conclude così: “scossi da continue cristi politiche, economiche, finanziarie e morali, il periodo attuale manca di chiarezza, ma sicuramente non di speranza! Il dovere di chi ha responsabilità, è quello di illuminare il percorso e elaborare soluzioni conformi al bene comune. Non aggiungiamo confusione nei difficili tempi che stiamo vivendo. Militiamo insieme per una laicità della buona intelligenza”.