CCEE-40 ANNI

Casa di comunione

Il messaggio dei cardinali Erdő, Bozanić e Ricard

Il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) ha compiuto il 25 marzo 40 anni. Per l’occasione pubblichiamo il testo integrale del messaggio scritto dal presidente del Ccee, card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, e dai vicepresidenti card. Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria, e card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux.Quaranta anni fa, il 25 marzo 1971, sono state approvate le prime norme direttive del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). Per questo motivo, celebriamo oggi un anniversario che forse può anche essere l’occasione per presentarvi questa realtà a servizio dei vescovi, e quindi della Chiesa, in Europa. Sarebbe certo troppo lungo raccontare la storia di quest’organismo, ma pensiamo che vale tuttavia la pena sottolinearne alcuni aspetti. Perciò abbiamo pensato di indirizzarvi questa lettera in qualità di presidente e vice-presidenti di questo consiglio. Il CCEE può essere considerato un frutto del Concilio Vaticano II e dell’approfondimento della verità ecclesiologica della comunione dei vescovi, chiarita con accento speciale proprio in quel tempo. Nel 1965, avendo presente la bellezza e l’importanza di continuare nel cammino di arricchimento dell’esercizio della collegialità, si svolse un incontro dei presidenti di 13 Conferenze episcopali europee. Il risultato di quell’incontro fu, 6 anni dopo, l’assemblea costitutiva del CCEE (Roma, 23-24 marzo 1971) sotto la presidenza dell’arcivescovo di Marsiglia Roger Etchegaray, alla quale hanno partecipato 17 rappresentanti di Conferenze episcopali d’Europa. Il 25 marzo dello stesso anno, il prefetto della Congregazione dei Vescovi approvava le norme direttive del CCEE ad experimentum. In quegli anni, il CCEE fu una risposta all’urgenza e alla difficoltà per i vescovi di tutta l’Europa di incontrarsi in modo regolare e libero. Sin dalle sue origini, infatti, il CCEE fu pensato come un organismo che doveva respirare “a due polmoni” e che doveva accogliere la gerarchia ecclesiastica di tutto il continente europeo, ovvero anche di quei paesi che non appartenevano all’allora comunità europea. Attualmente, il CCEE consta di 37 membri: i presidenti di 33 Conferenze episcopali e 4 vescovi che non appartengono ad una Conferenza episcopale: gli arcivescovi del Granducato di Lussemburgo, del Principato di Monaco, di Cipro dei maroniti e il vescovo di Chişinău nella Repubblica della Moldavia. I tempi hanno mostrato quanto questi rapporti siano stati importanti, tanto che nei due sinodi dei vescovi per l’Europa (nel 1991 e nel 1999) si poteva già contare su una rete di amicizia tra vescovi, fondamentale per portare avanti le enormi sfide presenti all’alba del terzo millennio. Oggi in Europa le sfide sono forse diverse, ma l’importanza dei rapporti fra noi vescovi e fra le nostre Conferenze episcopali non è per questo diminuita. Semmai oggi si sente ancora di più la necessità di curare questi rapporti per un proficuo esercizio della collegialità episcopale, vissuta in comunione con il Papa, così da poter custodire il bene della Chiesa ed essere più efficaci nell’adempimento della nostra missione. I nostri sforzi per stabilire reti di amicizia e di solidarietà, in un tempo in cui la vita si sta sempre più inter-collegando, diventa così una testimonianza della sollecitudine della Chiesa che, essendo per sua natura cattolica, si sente chiamata ad essere presente e a portare la luce di Cristo in questo mondo globalizzato. Possiamo quindi dire che in 40 anni il CCEE ha cercato di svolgere la sua missione attraverso consultazioni, soprattutto nel corso dell’Assemblea plenaria annuale alla quale partecipano i presidenti delle Conferenze episcopali, ma anche quando, attraverso incontri su diversi temi, possiamo approfondire un tema di comune interesse alla luce della fede. Cerchiamo così di avere uno sguardo più profondo che tenga presente tutti i punti di vista per una cooperazione più efficace, quando questa è richiesta, e in sintonia con i dicasteri romani. Come ci ricordava il Venerabile Giovanni Paolo II, l’uomo è il cammino della Chiesa e quindi, quando ci chiedono quali sono le principali preoccupazioni del CCEE, ci sembra che possiamo dire che sono appunto le preoccupazioni della Chiesa, ossia l’uomo. Tutta la nostra attenzione è quindi rivolta all’uomo in Europa, alla sua situazione personale, spirituale e sociale. Pensiamo in particolare alle questioni legate alle migrazioni e ai problemi collegati al crollo demografico: alla famiglia, all’educazione e alla cultura del rispetto per la vita per difenderla in tutte le sue fasi, dal suo concepimento alla morte naturale. Solo la cultura dell’amore e della vita potranno garantire un futuro. Come non pensare anche alle diverse dimensioni del quotidiano in Europa e quindi alle questioni politiche ed ai necessari rapporti fra Chiesa e Stato? E che dire del nostro rapporto con il Creato, con i doni di Dio che ci sono stati offerti come sostegno e che elevano il nostro sguardo più in alto, ma per i quali dimentichiamo troppo spesso di essere stati investiti dalla responsabilità della loro giusta amministrazione nella consapevolezza di non esserne padroni ma semplici custodi che devono fare fruttificare la “vigna del Signore” e consegnarla intatta fino alla prossima generazione. Amare l’uomo significa per noi anche e soprattutto dare ad ognuno la possibilità di incontrare e conoscere Gesù Cristo. Per questo motivo il CCEE è particolarmente impegnato nell’evangelizzazione e nella cura della fede. In questo senso sono materie privilegiate della nostra attenzione e del nostro impegno l’unità dei cristiani e l’ecumenismo. A questo proposito desideriamo ricordare il nostro quarantennale rapporto con la KEK – la Conferenza delle chiese europee -, nata nel 1959 e che raccoglie numerose chiese cristiane di tutta l’Europa, ma anche gli incontri con le chiese ortodosse di tutta l’Europa che da qualche anno stiamo svolgendo con grande interesse. Anche i rapporti interreligiosi (i rapporti con l’ebraismo, l’islam, il buddismo, le nuove forme di religiosità) e soprattutto lo sforzo di promuovere una sana convivenza in un’Europa plurale, sono stati e sono tuttora importantissimi per la missione della Chiesa in Europa. Non è possibile fare un bilancio di questi 40 anni del CCEE. Certo potremmo dire che l’eredità di questi 40 anni sono: 8 simposi, 6 incontri ecumenici, 3 assemblee ecumeniche, 2 fori cattolico-ortodossi; 40 assemblee plenarie (dal 1995 con i presidenti delle Conferenze episcopali), gli incontri di segretari generali, degli addetti stampa e portavoce, incontri di commissioni su una enorme varietà di temi. In tutto centinaia e centinaia di incontri, documenti, comunicati, interviste riguardanti la testimonianza della Chiesa in Europa. Quando il CCEE è nato, una parte dell’Europa era ancora sotto il regime totalitario che non rispettava la libertà religiosa e molti dei nostri confratelli hanno pagato per la testimonianza della fede anche con la loro vita. Grazie a Dio quel tempo è passato, ma alcuni eventi recenti fanno pensare che non esiste ancora una forma consolidata di laicità capace di valorizzare veramente l’esperienza religiosa. Per questo motivo e per poter evitare che l’Europa diventi un ambiente sociale che non solo non rispetta ma attacca anche la fede ed impedisce la testimonianza dei cristiani, stiamo dando un sostegno all’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa. Siamo contenti con il passo fatto recentemente dalla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo circa l’esposizione del crocifisso. Questa decisione manifesta il rispetto per la realtà del popolo europeo e per la logica della sussidiarietà senza la quale difficilmente vi potrà essere una vera giustizia. Il nostro sguardo inoltre non è rivolto unicamente all’Europa. Siamo consapevoli del fatto che il nostro continente non potrà definire la propria identità se non in relazione con gli altri continenti. Sin dall’inizio l’Europa è stato un continente aperto agli altri e, benché sappiamo che non tutto quello che è uscito dall’Europa sia stato buono, siamo sicuri che la cultura europea è anche stata in molti casi una sorgente di benedizioni per tutto il mondo: basta pensare alle missioni. La memoria del patrimonio giudeo-cristiano e anche della cultura greco-romana, è veramente una ricchezza e di essa dobbiamo essere fieri. Purtroppo sembra che oggi tanti di questi valori siano dimenticati e che l’Europa sia come il figlio prodigo che ha bisogno di conversione e per questo ogni generazione debba di nuovo scoprire i valori della nostra cultura. Per tale motivo, in questi anni il CCEE ha cercato di essere un laboratorio, una scuola e una casa di comunione. Il CCEE non è mai divenuto un organismo “forte”, con ampie strutture e con una grande visibilità sulla scena politica e sociale. Si è preferito percorrere una via più discreta, puntando innanzitutto a rendere le nostre riunioni dei luoghi di preghiera, di incontro, di amicizia, di dialogo, di scambio, di fiducia, di informazione, di discussione su problemi comuni. Così abbiamo imparato a sentirci di più un’unica Chiesa cattolica, ad avere rispetto per la diversità di situazioni e di sensibilità, a farci carico dei pesi e dei problemi degli altri, a intensificare i progetti di collaborazione e di aiuto in un’ottica di scambio dei doni. Cari fratelli nell’episcopato, il CCEE è a vostro servizio, è a servizio dei vescovi e delle Chiese particolari in Europa, in comunione con il successore di Pietro e attraverso le Conferenze episcopali. Oggi, quando ricorrono i quarant’anni del CCEE, invitiamo tutti i fedeli cattolici in Europa a ringraziare il Signore, insieme al Venerabile Giovanni Paolo II, per il dono del CCEE e per la Chiesa in Europa. Ti accolga, Verbo Incarnato, la nostra vecchia Europa! … Gesù Cristo, Signore della storia, tieni aperto il futuroalle decisioni generose e liberedi coloro che, accogliendo la graziadelle buone ispirazioni, si impegnanoa un’azione decisaper la giustizia e la carità, nel segno del pieno rispettodella verità e della libertà: perché il bene continui a essereuna gioiosa realtà in Europa, tieni ancorato a Dioil nostro Continente! O Trinità Santissima, concedi che tutta l’Europasenta sempre maggiormentel’esigenza dell’unità cristianae della fraterna comunionedi tutti i suoi popoli, così che superata l’incomprensionee la sfiducia reciprocae vinti i conflitti ideologicinella comune coscienza della verità, possa essere per il mondo interoun esempio di giusta e pacifica convivenza, nel mutuo rispettoe nell’inviolata libertà. A te, Dio Padre onnipotente, Dio Figlio che hai redento il mondo, Dio Spirito che sei sostegnoe maestro di ogni santità, affido l’intera Chiesadi ieri, di oggi e di domani, la Chiesa che è in Europae che è diffusa su tutta la terra. Nelle tue maniconsegno questa singolare ricchezza, composta da tanti diversi doni, antichi e nuovi, immessi nel tesoro comuneda tanti figli diversi. Così sia. Preghiamo con l’intercessione dei Santi Patroni d’Europa, Caterina, Brigida, Teresa Benedetta della Croce, Benedetto, Cirillo e Metodio, nel giorno in cui celebriamo la festa dell’Annunciazione, affinché la Chiesa in Europa sia testimone generosa ed umile di quel mistero di accoglienza del Verbo Divino.