CCEE - 40 ANNI
Il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa
“Con il Concilio Vaticano II, i vescovi europei impararono a conoscere e ad apprezzare il significato della collaborazione universale e continentale. Per questo, verso la fine del Concilio, il 18 novembre 1965 i presidenti delle allora tredici Conferenze episcopali decisero di riunirsi per eleggere un comitato di collegamento, composto da sei vescovi, che avrebbe avuto il compito di studiare e chiarire una collaborazione postconciliare”. In occasione dei 40 anni di istituzione del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) il 24 e 25 marzo 1971 a Roma, mons. Ivo Fürer, vescovo emerito di San Gallo e segretario generale Ccee dal 1977 al 1995, nell’editoriale del numero di “Litterae communionis” in prossima uscita ripercorre la nascita e lo sviluppo dell’organismo.La nascita. Nel 1967 il comitato di collegamento invitò i vescovi d’Europa a Nordwijkerhout, in Olanda, per un primo simposio dedicato alle “Strutture diocesane postconciliari” al quale parteciparono 75 vescovi di 18 Paesi. Negli anni dopo il Concilio, prosegue mons. Fürer, “i vescovi dovettero confrontarsi con tensioni all’interno della Chiesa, le cui ripercussioni perdurano tuttora”. Di qui il secondo simposio “Il sacerdote nel mondo e nella Chiesa di oggi” (Coira – 1969) con 108 vescovi di 19 Paesi. “Le difficoltà emerse” a Coira “richiesero l’impostazione di una chiara struttura per collaborazione europea”. Per questo, il 24 e 25 marzo 1971 venne istituito a Roma “il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, con conseguente approvazione del suo statuto. All’interno del Consiglio, che avrebbe dovuto riunirsi annualmente, ogni Conferenza episcopale sarebbe stata rappresentata da un vescovo eletto”. Il primo presidente Ccee fu l’allora arcivescovo di Marsiglia, card. Roger Etchegaray, mentre il segretariato fu affidato all’allora vescovo vicario di Coira, mons. Alois Sustar, in seguito arcivescovo di Ljubljana. Evangelizzare l’Europa. Tema del terzo simposio, nel 1975, “La missione del vescovo quale servitore della fede”. L’introduzione teologica, spiega mons. Fürer, “fu affidata al card. Karol Wojtyla, all’epoca arcivescovo di Cracovia. Questo spiega come mai Papa Giovanni Paolo II s’interessò e appoggiò particolarmente il Ccee”. E fu proprio Giovanni Paolo II, intervenendo nel 1979 al simposio Ccee “I giovani e la fede”, a suggerire ai vescovi le linee di lavoro con questa affermazione: “Occuparsi del problema dell’evangelizzazione del continente europeo è una questione di grande rilievo e fondamentale importanza”. Da allora l’evangelizzazione dell’Europa fu al centro degli incontri Ccee: “La responsabilità collegiale dei vescovi e delle Conferenze episcopali europee nell’evangelizzazione del continente” (1982), “Secolarizzazione ed evangelizzazione” (1985), “Il rapporto dell’uomo moderno con la nascita e la morte: una sfida per l’evangelizzazione” (1989). Nel frattempo era iniziata la collaborazione con la Kek (Conferenza delle Chiese d’Europa), incentrata in particolare “sull’unità ecclesiale e la pace” nel continente. Diversi gli incontri ecumenici, fino alla prima Assemblea ecumenica europea, che si svolse a Basilea nella settimana di Pentecoste del 1989 su “Pace nella giustizia”, e rimane, osserva mons. Fürer, “un’importante esperienza nel periodo di avvio dei cambiamenti che avrebbero trasformato i territori comunisti in Europa”.Diversi ambiti di impegno. Tra gli ambiti di impegno del Ccee anche comunicazione e media, turismo e migrazioni, Islam in Europa, catechesi, pellegrinaggi europei, situazione nell’Irlanda settentrionale. Mons. Fürer rammenta inoltre la dichiarazione “Responsabilità dei cristiani per l’Europa di oggi e domani”, pubblicata per la prima volta nel 1980 a Subiaco alla presenza di Giovanni Paolo II, e si sofferma anche sull’impegno dell’organismo episcopale per “lo sviluppo della Conferenza sulla sicurezza e cooperazione in Europa, in quanto tale processo riguardava tanto l’Europa occidentale quanto quella comunista”. “Più difficile – osserva – fu affrontare la domanda se il Ccee avesse dovuto avanzare le richieste della Chiesa all’interno dell’allora Comunità economica europea (divenuta successivamente la Comunità europea)”. Considerando che questa “abbracciava solo il bacino occidentale dell’Europa, i vescovi provenienti dai Paesi a regime comunista non ritennero importante occuparsi di questi sviluppi dell’Europa occidentale” e ciò “portò alla nascita (nel 1980, ndr ) della Commissione Comece, composta da rappresentanti degli episcopati membri della Comunità europea”. Questo primo tratto del percorso, conclude mons. Fürer, è stato possibile “soprattutto grazie all’impegno dei presidenti del Ccee”, i cardinali Roger Etchegaray (1971 – 1979), il defunto Basil Hume (1979 – 1986), e Carlo Maria Martini (1986 – 1993), e dei segretari generali di quegli anni, ma anche grazie “al presidente della Conferenza delle Chiese d’Europa André Appel (Strasburgo) e al successivo patriarca di Mosca Alexy”. Dal 1993 sono i presidenti, e non più i vescovi delegati, a rappresentare le rispettive Conferenze episcopali.