CHIESE IN BREVE
Portogallo: i vescovi sulla crisi politicaIl presidente della Conferenza episcopale portoghese (Cep), mons. Jorge Ortiga, si è detto “preoccupato per la mancanza di stabilità politica nel Paese”, e il 24 marzo ha lanciato un appello per “una maggiore trasparenza e un chiarimento della situazione economica”. L’arcivescovo di Braga ha parlato poche ore prima che il primo ministro, José Socrates, presentasse le proprie dimissioni al presidente della Repubblica, Aníbal Cavaco Silva, dopo che il Parlamento portoghese aveva di fatto bocciato le misure contenute nel nuovo Programma di Stabilità e Crescita, il cosiddetto Pec4. Il presidente Cep ha messo in discussione il reale miglioramento dei Programmi approvati in precedenza, dai quali “sono chiaramente emersi solo i sacrifici del popolo portoghese, ed in particolare quelli delle persone meno abbienti”. Nei giorni scorsi,vi sono state altre prese di posizione di singoli presuli: il vescovo di Guarda, mons. Manuel Felício si è detto “dispiaciuto di vedere un Paese inerte”, ed ha richiamato i partiti ad abbandonare gli interessi particolari: “È necessaria una democrazia partecipativa, un progetto comune attorno al quale tutti si possano mobilitare, in cui il grande capitale sul quale costruire il futuro sia quello delle persone, e non quello delle banche”. Sulla stessa linea anche mons. António Vitalino, vescovo di Beja: “Quando non si ha fiducia in un governo è fondamentale cambiare le strategie economiche e sociali: sono state presentate e misure dopo misure, senza chiarire le finalità degli investimenti e senza offrire riscontro dei risultati ottenuti: i politici devono comportarsi con meno demagogia e con più chiarezza, dimostrando che l’interesse nazionale costituisce la loro maggiore priorità”. In vista del probabile ricorso ad elezioni anticipate, un comunicato emesso dal Presidente della Repubblica annuncia che domani “25 marzo saranno ricevuti i partiti rappresentati in Parlamento, rimanendo il governo nella pienezza delle sue funzioni, fino all’accettazione della richiesta di dimissioni presentata”. Irlanda: precisazioni sul seminario di MaynoothLe notizie secondo le quali il Saint Patrick’s College di Maynooth, il seminario nazionale irlandese, potrebbe chiudere, sono “prive di fondamento”. Lo ha detto il 23 marzo mons. Hugh Connolly, presidente dell’istituto, replicando ad alcune informazioni “non corrette” diffuse il giorno prima dai media. “La presenza a Maynooth di 72 uomini che studiano per il sacerdozio ci rende il più grande seminario di queste isole ed uno dei più grandi in Europa”, ha spiegato mons. Connolly definendo “prive di fondamento le notizie giornalistiche circa la possibile chiusura del seminario”. Il presidente del College ha definito “deludente e dannosa” la mancata pubblicazione della risposta che già il 22 marzo l’istituto aveva inviato ai media sulla questione. “Il Saint Patrick’s College di Maynooth – ha aggiunto – è un vivace centro di formazione in seminario e di ricerca teologica. Oltre agli attuali 72 seminaristi, offriamo formazione accademica ad un numero crescente di seminaristi non residenti di diversi ordini religiosi, e a 366 studenti laici”. Di qui la conclusione: “Maynooth è certo del suo contributo al futuro della Chiesa in Irlanda. La visita apostolica al seminario è stata un’esperienza positiva per tutta la comunità del College, e ha generato uno spirito di speranza e di entusiasmo che senza dubbio rivestirà un ruolo importante nel rinnovamento della Chiesa nel nostro Paese”. Il St Patrick’s College di Maynooth è il seminario nazionale irlandese ed ha iniziato la propria attività di formazione al sacerdozio nel 1795. I suoi amministratori sono i quattro arcivescovi d’Irlanda insieme a 13 altri vescovi senior. Il College comprende il seminario e l’Università Pontificia, che offre titoli accademici in teologia, filosofia e arti.Belgio: a breve sentenza su operazione “Calice”La Corte di cassazione del Belgio renderà noto a breve la propria sentenza sulla validità delle perquisizioni effettuate lo scorso 24 giugno nell’arcivescovado di Malines-Bruxelles, nella cattedrale di Malines e nell’abitazione del card. Godfried Danneels. Nell’ambito dell’operazione “Calice” e dei suoi risvolti giudiziari, “il prossimo 5 aprile, in occasione dell’esame della Corte di Cassazione sul ricorso presentato dall’avvocato del card. Danneels, verrà scritto un nuovo episodio”, spiega una nota pubblicata sul sito della Conferenza episcopale belga. Alla fine dello scorso mese di dicembre, rammenta la nota, la Corte d’appello di Bruxelles “aveva respinto le richieste di ricusazione del giudice De Troy e di annullamento delle perquisizioni nell’arcivescovado di Malines-Bruxelles e nell’abitazione del card. Danneels” presentate dallo stesso porporato, il quale aveva allora deciso di portare la questione davanti all’alta giurisdizione. Nello scorso gennaio quest’ultima ha respinto l’appello riguardante la richiesta di ricusazione. Ora studierà la richiesta di nullità delle perquisizioni”. Ad oggi sono stati dichiarati nulli solo i sequestri effettuati in quei giorni nei locali della Commissione Adriaenssens a Lovanio, e i 475 dossier prelevati verranno presto restituiti alle vittime.