ALICIDE DE GASPERI
Dal 23 marzo una sala all’Europarlamento ha il suo nome
“Le istituzioni sopranazionali sarebbero insufficienti e rischierebbero di diventare una palestra di competizioni e di interessi particolari, se gli uomini ad esse preposti non si sentissero mandatari di interessi superiori ed europei”. Sono parole di Alcide De Gasperi (1881-1954), “uomo di frontiera” (fu parlamentare prima a Vienna e poi a Roma e quindi a lungo presidente del Consiglio italiano), riconosciuto come uno dei “padri” dell’integrazione comunitaria. Il Parlamento europeo, su iniziativa del Ppe, gli intitola il 23 marzo una sala nella sede di Bruxelles. Tra i maggiori studiosi dell’opera e del pensiero di De Gasperi figura Alfredo Canavero, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano. Alcide De Gasperi viene sempre inserito nell’elenco dei “padri” dell’integrazione comunitaria. È un “titolo” meritato e veritiero?“Certamente. Non vi è dubbio che il contributo di De Gasperi all’avvio dell’integrazione europea sia stato importante, soprattutto nella fase di elaborazione del Trattato sulla Comunità europea di difesa (Ced), quando riuscì a far inserire un articolo che avrebbe potuto portare a un’Europa federale già alla metà degli anni Cinquanta. Purtroppo, nel 1954, il Trattato non fu ratificato dalla Francia e decadde”.Quanto influirono, in questa prospettiva, le vicende biografiche di De Gasperi e il suo essere “uomo di frontiera”?“Il fatto di essere nato in Trentino e di essere stato per i primi quarant’anni della sua vita cittadino dell’Impero austro-ungarico fece capire a De Gasperi la ricchezza della convivenza tra nazionalità diverse, ma anche i problemi che una tale convivenza poteva far sorgere. Non è un caso che anche due dei tradizionali ‘padri’ dell’Europa, Robert Schuman e Konrad Adenauer, fossero uomini di frontiera. Tutti costoro capivano meglio di altri la necessità di superare le antiche divisioni nazionalistiche per dare vita a una nazionalità europea”.Ma qual’era la visione politica e istituzionale di De Gasperi riguardo al processo di unificazione continentale?“De Gasperi pensava a una unione che progressivamente avrebbe legato sempre più strettamente i Paesi europei, a partire dai sei della ‘Piccola Europa’, ossia Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, che nel 1951 diedero vita alla Ceca, Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Usava ripetere che l’Europa si sarebbe fatta cominciando dall’unificare gli eserciti e le monete. Da qui la sua costante opera a favore della Ced, che, come si è detto, non doveva portare solo all’esercito europeo, ma a una vera unificazione in prospettiva federale”. E quanto incise nell’azione politica degasperiana in chiave europea la sua fede cristiana?“La fede cristiana, del resto la stessa di Adenauer e Schuman, fornì a De Gasperi la capacità di superare i momenti più difficili, gli dette quel ‘di più’ di energia per cercare di raggiungere il risultato. La fede cristiana era del resto il substrato spirituale e morale che avrebbe permesso il superamento della mentalità nazionalistica e favorito l’integrazione europea”.Sono trascorsi sessant’anni dalla fondazione della Ceca. Poi giunsero la Cee e ora l’Ue. L’Europa comunitaria di oggi si può considerare l’erede del progetto dei “padri”? La necessaria evoluzione subita nel corso del tempo come può essere interpretata? “L’Unione europea si è dilatata troppo e troppo in fretta, senza garantire la necessaria coesione, indubbiamente più facile nell’Europa a 6 piuttosto che nell’Europa a 27. Gli Stati non vogliono rinunciare alle loro prerogative sovrane e oggi l’Europa è più simile all’Europa delle patrie che voleva il generale De Gaulle che all’Europa federale auspicata dai primi europeisti. Le incertezze e le disunioni dell’Unione europea su come affrontare le grandi crisi del nostro tempo, da quella jugoslava a quella libica, ci fanno capire come sia necessario tornare allo spirito di integrazione degli anni Cinquanta se si vuole che il vecchio continente conti ancora qualcosa a livello internazionale. Ma per questo occorrerebbero uomini di tempra simile a quella dei padri fondatori”. Cerimonia a Bruxelles e un libro in 5 lingueAlla cerimonia del 23 marzo, per dedicare una sala del Parlamento europeo a De Gasperi, sono stati invitati, tra gli altri, il presidente dell’Assemblea, Jerzy Buzek, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, il presidente del Partito popolare europeo Wilfried Martens e il capogruppo Ppe Joseph Daul. Alla cerimonia assiste Maria Romana De Gasperi, figlia dello statista, tra i suoi biografi. Nel corso della giornata viene presentata una nuova edizione del volume “Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo”, di Alfredo Canavero, tradotta, oltre che in italiano, in inglese, francese, tedesco e spagnolo. È infine prevista l’inaugurazione di una targa e un busto raffigurante lo statista italiano.