EDITORIALE
L’arcivescovo Rowan Williams sulla testimonianza di Shabhaz Bhatti
Pubblichiamo una riflessione dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, leader della Comunione anglicana nel mondo, sulla situazione pakistana in seguito all’assassinio del ministro Shahbaz Bhatti.Nella storia di alcuni Paesi arriva un momento in cui l’omicidio politico e fazioso diventa quasi una routine – in Russia all’inizio del ventesimo secolo, in Germania e nei Paesi limitrofi all’inizio degli anni Trenta. Questa situazione è stata invariabilmente il precursore del collasso dell’ordine legale e politico e di una sofferenza di lunga durata per un’intera popolazione. La settimana scorsa, con l’omicidio di Shahbaz Bhatti, il ministro per le Minoranze, il Pakistan ha compiuto un passo in più su questa strada catastrofica.A quanti sono a favore di tali atrocità, c’è poco da dire. … Ma a quanti riconoscono che tra loro sta avvenendo qualcosa di veramente terrificante – alla maggioranza che in Pakistan ha eletto un governo che, indipendentemente dai suoi tragici difetti, si è impegnato a resistere all’estremismo – abbiamo certamente da dire “Non pensate che ciò possa essere gestito o tollerato”.Il governo del Pakistan e la vasta maggioranza della sua popolazione sono in realtà vittime di un ricatto. Il desiderio diffuso e profondo del Pakistan di essere quello che avrebbe dovuto essere, di poter garantire giustizia a tutti e di poter rivedere alcune delle leggi più abusate dello statuto, è paralizzato dalla minaccia dell’omicidio. Il caso di Asia Bibi, così spesso presente nei dibattiti degli ultimi mesi, e il conseguente omicidio del governatore del Punjab, portano alla luce in modo evidente che in Pakistan esiste una fazione totalmente priva di interesse per la giustizia e il giusto procedimento legislativo, e che si preoccupa soltanto di promuovere una disumana tirannia pseudo-religiosa….Se la volontà dello Stato di garantire la sicurezza assoluta alle minoranze di ogni genere è la prova della sua maturità e durata politica, indipendentemente dall’appartenenza confessionale, la visione fondante del Pakistan era matura. Il disprezzo mostrato nei confronti di tale visione dagli assassini di Batti è un crimine tanto contro l’Islam quanto contro il cristianesimo in Pakistan….Shahbaz Bhatti sapeva quali fossero le sue possibilità di sopravvivenza – come è stato dimostrato dalla commovente testimonianza registrata che ha lasciato. Non era protetto dal Governo che lui stesso serviva in modo così coraggioso. Quante comunità cristiane minoritarie, osservanti della legge, pacifiche e spesso profondamente svantaggiate, sono altrettanto lasciate prive di protezione dal proprio governo? Quali maggiori garanzie di sicurezza sono loro offerte?La protezione delle minoranze, di qualsiasi genere esse siano, è la prova del nove per la legittimazione morale di un governo; e tale protezione è insita nell’identità moderna del Pakistan, in quanto Stato islamico con riconoscimento civile dei non musulmani. Molti sono in ansia sul futuro del Pakistan per motivi strategici. Ma quelli che tra noi amano il Pakistan e il suo popolo sono in ansia per la sua anima, oltre che per la sua stabilità politica. Fa male al cuore vedere coloro che consideriamo amici convivere con la minaccia di essere costretti al silenzio fino al punto di tradire se stessi. Non si deve permettere che ciò accada. Essi devono essere consapevoli del sostegno dei cristiani e degli altri, al di fuori del Pakistan, per la loro particolare visione storica.Shahbaz Bhatti è morto, a tutti gli effetti pratici, da martire – sia chiaro – non semplicemente per la sua fede cristiana, ma per una visione condivisa dai cristiani e dai musulmani del Pakistan. Quando parlai con lui a Lambeth Palace l’anno scorso, era pienamente consapevole dei rischi che correva. Non ha concesso a se stesso di distrarsi neppure per un attimo dall’impegno di assicurare giustizia per tutti.Che una persona di tale coraggio e costanza d’intenti si fosse nutrito della cultura politica del Pakistan è di per sé la prova della capacità di tale cultura di mantenere la propria visione viva e trainante. E questo è uno dei pochi veri segni di speranza in una situazione di tragedia che si aggrava progressivamente e ha urgentemente bisogno di preghiere e di azione.