PARLAMENTO UE
Nella Giornata della donna approvate due relazioni non convincenti
La Giornata internazionale della donna, giunta alla centesima edizione, è stata celebrata l’8 marzo con varie iniziative nella sede dell’Europarlamento a Strasburgo. L’emiciclo ha ascoltato alcuni interventi ufficiali, quindi ha discusso e votato due relazioni: una sulla parità donne-uomini, l’altra sul contrasto alla povertà femminile. Otto marzo tutto l’anno. “In cento anni è cambiata l’Europa, ma ci sono ancora troppe situazioni in cui rileviamo discriminazioni e diseguaglianze a danno delle donne”, ha affermato Jerzy Buzek, presidente dell’Assemblea. Dopo aver richiamato la necessità di assicurare, anche tramite leggi e azioni comunitarie, la reale parità in campo sociale ed economico, Buzek ha sottolineato la scarsa presenza numerica di donne nella vita politica. Il presidente ha quindi aggiunto: “In nessuno paese, in nessun sistema politico, culturale o religioso è possibile tollerare il fatto che le donne abbiano meno diritti degli uomini. Per questo l’8 marzo non basta. Occorre operare in tale direzione per 365 giorni l’anno”. Eniko Gyori, ministro ungherese, a nome della presidenza di turno Ue, ha sostenuto: “La parità tra noi donne e gli uomini cento anni fa era visto come un concetto rivoluzionario. Oggi è solo un dovere, un principio che dovrebbe essere ovvio e al quale dobbiamo dare concretezza”. Citando san Francesco d’Assisi e la sua “sorella povertà”, Gyori ha elencato quanti siano i casi “di povertà, non solo materiale, in cui versano troppe donne: sfruttamento, tratta, violenza, prostituzione, mancanza di lavoro”. Da qui l’appello alla tutela dei diritti e a “sviluppare una necessaria conciliazione tra vita professionale e famiglia, con un’attenzione prioritaria alle donne in gravidanza e a quelle che allattano”. Parità e tutela dei diritti. “Ci sono troppe disuguaglianze tra uomini e donne nell’Ue e cento anni di lotta non sono bastati per una vera parità. In questo senso occorre muoversi, a partire dagli squilibri di genere che rileviamo nell’economia”. László Andor, commissario Ue per occupazione e affari sociali, ha indicato diversi nodi. “L’accesso al mercato del lavoro, la parità di salario per uguali mansioni e responsabilità, le condizioni di lavoro, i diritti pensionistici, le quote rosa”. “Molte azioni concrete per la parità sono possibili anche grazie ai fondi europei. Come Commissione vogliamo muoverci con questo intento”. Il commissario ha poi insistito su un punto: “Occorre regolamentare gli orari di lavoro per venire incontro alle esigenze della vita familiare. Questo è un impegno prioritario”. Infine un accento sul diritto all’istruzione. Della stessa opinione la vice presidente della Commissione, Viviane Reding: “La parità salariale a parità di mansioni e l’accesso delle donne ai vertici delle imprese sono punti ormai imprescindibili. Se non si raggiungeranno presto risultati positivi, mediante autoregolamentazione, allora dovremo pensare a interventi Ue”. Favorevole alle “quote” per superare le disparità tra donne e uomini nella vita sociale, economica e politica, si è detta invece Eva Britt-Svensson, presidente della commissione parlamentare sui diritti delle donne. “Le quote sono come gli antibiotici – ha affermato la deputata svedese -. Sarebbe meglio non farvi ricorso, ma se la malattia è grave, non se ne può fare a meno”.Alcuni elementi negativi. Riguardo le due relazioni approvate l’8 marzo in relazione alla Giornata della donna, quella presentata dalla deputata bulgara Mariya Nedelcheva, indica le priorità per l’Unione “in tema di pari opportunità e diritti tra maschi e femmine in Europa, con un’attenzione specifica al mondo del lavoro”; il testo approvato dall’emiciclo presenta però alcuni aspetti controversi, legati soprattutto all’identità di genere. Nell’altra relazione, stesa dalla deputata romena Rovana Plumb, intesa a contrastare le situazioni di povertà che colpiscono soprattutto le donne, si propone “l’introduzione di una prospettiva di genere nei piani di rilancio dell’economia”, grazie ad esempio alla promozione dell’imprenditoria femminile. Un’altra relazione approvata sempre l’8 marzo era invece dedicata alla “riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell’Unione europea”. La relatrice, Edite Estrela, portoghese, ha inserito una serie di indicazioni condivise, come “l’importanza di assicurare che i servizi sanitari siano forniti in maniera coerente con i diritti fondamentali”, la “necessità di mantenere e migliorare l’accesso universale ai sistemi di assistenza sanitaria”, “l’importanza di migliorare l’accesso alla prevenzione delle malattie”. In questa relazione figurano però dei passaggi altamente problematici. Al paragrafo numero 25, ad esempio, si ritiene “che l’Ue e gli Stati membri debbano garantire alle donne un accesso agevole ai metodi contraccettivi nonché il diritto all’aborto sicuro”. Altri interrogativi sorgono a proposito della cosiddetta “salute riproduttiva” e sulla identità di genere.