INGHILTERRA

La terza età offesa

Anziani dimenticati e umiliati: la risposta della carità cristiana

Sanità shock in Gran Bretagna: anziani lasciati senza essere lavati, privi di cibo, acqua e medicine. Lasciati morire da soli mentre, nella stanza accanto, i parenti aspettavano di essere avvertiti per partecipare agli ultimi momenti dei loro cari. Queste le situazioni denunciate da una inchiesta dell’ombudsman della sanità britannica – l’organo che controlla il funzionamento dei servizi pubblici – che ha scioccato la Gran Bretagna. Tra tanti commenti anche la voce del Primate cattolico, mons. Vincent Nichols che ha detto che “la generosità cristiana è in contrasto con alcuni atteggiamenti che prevalgono nella nostra società”. Abbiamo chiesto un parere a David Jones, direttore dell'”Anscombe Centre”, istituto cattolico di ricerca bioetica.L’ultimo rapporto dell’ombudsman sul funzionamento del servizio sanitario nazionale britannico denuncia diversi abusi sugli anziani. Cosa ne pensa?“Desidererei essere sorpreso ma purtroppo non lo sono. Si tratta di una denuncia deprimente, ma non sorprendente. Una situazione simile esiste anche nelle case di riposo per anziani. Lo hanno dimostrato charities per la terza età come ‘Help the aged’ e inchieste giornalistiche come una, di qualche mese fa, della BBC. Il problema è che manca la volontà di trattare con dignità pazienti anziani o che soffrono di malattie mentali gravi come la demenza senile”.Quali sono le ragioni?“Esiste una cultura dell’efficienza diffusa nella società britannica che porta a dimenticare che la generazione più anziana ha dato un contributo positivo alla società in passato e merita rispetto e attenzione. C’è un movimento che teorizza tutto questo sostenendo che è sbagliato spendere per chi è anziano o malato. La baronessa Warnock, intellettuale famosa nel Regno Unito, ha detto, in una recente intervista, che ‘se soffri di demenza sprechi la vita delle persone e quella della tua famiglia e sprechi le risorse del servizio sanitario nazionale’ e ha suggerito, in un articolo intitolato ‘Il dovere di morire’, che non c’è nulla di sbagliato nel sentire che bisogna morire per non gravare sugli altri”.Il primate cattolico mons. Nichols, commentando il rapporto, ha detto che i tagli alla spesa pubblica rischiano di colpire i deboli e gli anziani…“C’è il rischio che i tagli aggraveranno questa situazione. È vero, poi, che tra gli anni ’70 e ’80, ha cominciato a prevalere una mentalità secondo la quale tocca allo Stato occuparsi di malati e anziani. Oggi moltissimi cittadini britannici danno per scontato che sia lo Stato a dover curare i loro parenti e trovano normale usare case per anziani. Il risultato è che lo Stato non riesce più a far fronte a aspettative così grandi. Inoltre la vita media si allunga e ci sono molti più anziani che in passato e i servizi pubblici non sono preparati a questo cambiamento”.Gli anziani non si mobilitano per cambiare la situazione?“Il cosiddetto ‘voto grigio’ non sembra avere molta influenza da noi e forse anche gli anziani non sono così preoccupati del problema”.Il modo in cui gli anziani vengono trattati dipende anche dal fatto che i valori religiosi sono meno diffusi?“È sempre difficile parlare della religiosità delle persone, ma, di certo, al crescere delle aspettative delle persone nei confronti dello Stato è corrisposto un declino della pratica religiosa. Vi sono anche meno vocazioni e, quindi, meno ordini religiosi ad occuparsi dei più deboli. Infermieri e personale degli ospedali sono spesso pagati male e questo ha un impatto sul modo in cui si prendono cura dei pazienti. È interessante che, tra gli infermieri, in Gran Bretagna, moltissimi siano irlandesi o filippini. Oggi vi sono 40.000 infermieri filippini. È molto più difficile trovare infermieri inglesi. Forse perché la nostra cultura valorizza di meno la cura dei più deboli e la carità”.Con la sua idea di “Big society” il premier David Cameron vorrebbe un maggiore coinvolgimento della società nei servizi ora svolti dallo Stato. Che cosa ne pensa?“Penso che l’idea, in astratto, sia buona. Il problema è che viene introdotta proprio insieme ai tagli e quindi i cittadini hanno l’impressione che lo Stato voglia scaricare su di loro servizi che non è più in grado di svolgere. È interessante anche notare che la reazione ai tagli è spesso di rabbia. I cittadini, anziché chiedersi che cosa possono fare per aiutare lo Stato che tenta di ridurre il debito pubblico, si arrabbiano perché lo stesso non garantisce più quello che hanno ottenuto in passato”.