UE - ECONOMIA

Resta l’incertezza

Qualche segnale positivo ma le difficoltà rimangono

Il Prodotto interno lordo dovrebbe assestarsi nel 2011 all’1,6% nella zona euro e all’1,8 nell’intera Unione europea. La disoccupazione segna un minimo ritocco in senso positivo, passando, nella zona euro, dal 10,0% del dicembre scorso al 9,9% attuale. Nell’Ue27 i senza lavoro sono invece il 9,5%, contro il precedente 9,6%. L’inflazione raggiunge il 2,4%. Sono i primi dati presentati il 1° marzo dalla Commissione Ue insieme alle previsioni economiche intermedie. Una nuova frenata. “La ripresa prosegue”, afferma la Commissione nel documento previsionale, anche se dopo i buoni risultati della prima metà del 2010 è giunto un ulteriore rallentamento nella seconda metà dell’anno. Il lieve passo avanti del Pil si deve “alle migliori prospettive di cui beneficia l’economia mondiale e alla maggior fiducia delle imprese”. La crescita “dovrebbe essere trascinata dalla domanda interna”, aggiunge l’Esecutivo, che peraltro conferma: “L’incertezza resta forte e le situazioni degli Stati membri sono molto differenti tra loro”. Olli Rehn, commissario agli affari economici e monetari, commenta: “Se la ripresa ha frenato nella seconda metà del 2010, dovrebbe riprendere nel corso del 2011”. Secondo Rehn, il fattore determinante della crescita dovrebbe spostarsi dalla domanda estera a quella interna. E aggiunge: “La ripresa resta ineguale e numerosi Stati attraversano un difficile periodo di assestamento”. Ne sanno qualcosa irlandesi, spagnoli, portoghesi, e le popolazioni di Stati baltici e di alcuni Paesi dell’est. “La situazione non è ancora normalizzata. Per assestare la ripresa dobbiamo adottare un ambizioso programma di aggiustamento budgetario – rileva Rehn – e realizzare riforme strutturali”. Bene Germania e Polonia. Le previsioni intermedie dell’Esecutivo si basano sull’analisi dei progressi, o dei regressi, compiuti dalle principali economie comunitarie: si tratta di 7 Paesi (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi) che, insieme, costituiscono l’80% del Pil dell’Unione. Nella zona euro (che vedrà riunirsi i leader politici per un vertice straordinario l’11 marzo, mentre il tradizionale summit dei 27 sull’economia è fissato a fine mese) “la Germania dovrebbe costituire il motore della ripresa, con una crescita del Pil stimata, per il 2011, al 2,4%”. Seguirebbero Francia e Paesi Bassi (1,7%), Italia (1,1), Spagna (0,8%). Fuori dalla zona della valuta unica, il Regno Unito indica un Pil su base annua al 2,0%, mentre per la Polonia il dato è molto positivo, con un +4,1%. Anche su scala planetaria è pesato il rallentamento del secondo semestre del 2010, ma quest’anno complessivamente il Pil mondiale si dovrebbe aggirare attorno al 4,75%. Dalla Commissione giungono quindi indicazioni più generali: ad esempio si attende un aumento degli investimenti privati e un segnale positivo per quanto riguarda i consumi delle famiglie, a sua volta favorito dalle schiarite riguardanti il mercato del lavoro.Instabilità internazionale. Al di là delle cifre, il messaggio che giunge dal collegio dei commissari è di estrema prudenza. Infatti gli elementi di precarietà sono molteplici, il primo dei quali è di natura politica internazionale: gli avvenimenti del nord Africa e dei Paesi arabi, con la crescente instabilità politica, dovrebbero portare a ulteriori aumenti del costo delle forniture energetiche, con petrolio e gas in prima fila. In situazioni di tensione mondiale, inoltre, diventa più difficile prevedere lo sviluppo dei mercati e del commercio tra un continente e l’altro, senza contare che la propensione agli investimenti viene scoraggiata. Disoccupati: in Europa sono oltre 23 milioniSecondo i dati forniti da Eurostat il 1° marzo, le persone senza lavoro sono 23 milioni e 48mila nei 27 Stati aderenti all’Unione (fine gennaio 2011): di questi, quasi 16 milioni si trovano nei diciassette Paesi che hanno adottato la moneta unica. Rispetto a dicembre 2010, il numero complessivo dei disoccupati è sceso di 43mila unità. La percentuale più bassa dei senza impiego che si registra nell’Unione riguarda i Paesi Bassi e l’Austria (4,3%), il Lussemburgo (4,7); sul versante opposto si collocano la Spagna (20,4%), la Lettonia (18,3) e la Lituania (17,4). “Nell’ultimo anno – si legge nel rapporto di Eurostat – la disoccupazione è diminuita”, seppur lievemente, “in 11 Stati, è rimasta uguale in 2 ed è cresciuta negli altri 14 Paesi”. Segnali positivi si sono registrati, ad esempio, in Estonia e Svezia, mentre l’aumento più significato delle persone in cerca di lavoro riguarda la Grecia (dal 9,7 al 12,9%). “Nel gennaio 2011 il saggio di disoccupazione degli under25 è giunto al 20,6%” a livello comunitario. I dati comunitari sono paragonabili a quelli degli Stati Uniti, dove a gennaio venivano rilevati 9 disoccupati su 100 persone in età da lavoro; in Giappone, invece, i disoccupati sono il 4,9%.