CHIESA ED EUROPA

Una luce per la storia

Il ruolo del cristianesimo oggi nel Vecchio Continente

Relativismo, pluralismo religioso, secolarizzazione, crisi demografica, integrazione interna e rapporti con le nuove potenze. Queste sono solo alcune delle sfide che attendono il futuro dell’Europa. Ne sono convinti i relatori intervenuti, martedì 22 febbraio, al convegno “I Vescovi e la nuova Europa” presso l’Università Cattolica di Milano. Un incontro che trae spunto dalla pubblicazione del volume “Les Évêques et la nouvelle Europe. Textes officiels du Ccee (1992-2006)” edito a Parigi dalla Cerf nel 2010, in cui sono racchiusi una serie di quasi cento documenti redatti dall’episcopato europeo dal 1992 al 2006 in una fase che, il rettore Lorenzo Ornaghi, ha definito “cruciale”, perché “segnata dalla necessità di ridisegnare lo spazio europeo dopo il 1989 e la caduta del muro di Berlino”. Un lavoro frutto dell’attività del Cesen (il Centro studi sugli Enti ecclesiastici).Il ritorno della religione sullo scenario europeo. “Guardando al futuro dell’Europa – ha spiegato mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa – vediamo che la dimensione del pluralismo religioso sarà sempre più forte, soprattutto pensando all’andamento demografico mondiale e alle migrazioni. Per questo la religione è tornata sulla scena culturale, politica ed istituzionale europea”. Il rappresentante della Santa Sede ha ripercorso alcuni passaggi della sua esperienza “europea” che lo ha visto per oltre dieci anni impegnato come segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa). “In questi ultimi 15 anni – ha sottolineato – sono emersi prepotentemente due fenomeni in parte legati tra loro: da un lato la riduzione dello spazio in un villaggio sempre più globale con l’Europa che ha visto allargarsi le sue frontiere tanto da non capire esattamente dove siano i suoi confini, e dall’altro l’accelerazione del tempo con uno sviluppo tecnologico sempre più pressante. Quindici anni fa quasi nessuna Conferenza episcopale aveva una commissione specializzata in temi bioetici, oggi questo sarebbe impensabile”. Entro il 12 marzo, ha aggiunto mons. Giordano, “la Corte europea dei diritti dell’uomo dovrebbe rendere nota la sentenza sul Crocefisso e le sue motivazioni”, un appuntamento al quale “ci prepariamo con la speranza che la sentenza sia positiva”.Per una nuova evangelizzazione. Accanto a questo non si può negare l’affermazione di un pluralismo religioso sempre più marcato. “Su una popolazione di 800 milioni di persone – ha precisato mons. Giordano – circa 600 milioni sono cristiani (300 milioni cattolici), ma conosciamo la complessità di questo dato. Registriamo, infatti, l’affermazione di altre religioni, la comparsa di forme di neopaganesimo e di ateismo, così come l’avanzata della secolarizzazione. Un contesto in cui la presenza dei cristiani è resa ancora più difficile dall’incapacità di mostrare un corpo unico davanti all’Europa”. Una debolezza che contrasta con forme di relativismo sempre più imperanti. “Abbiamo assistito – ha spiegato mons. Giordano – alla progressiva scomparsa di alcuni valori cardine delle nostre società. Parole come famiglie, marito, moglie, padre e madre sono stata svuotate di significato e in alcuni casi persino eliminate dai documenti pubblici e sostituite da termini neutri”. Un contesto in cui il cristianesimo stesso “viene svuotato per lasciare spazio ad un’ignoranza del Cristianesimo”. “Negli ultimi anni – ha proseguito l’osservatore della Santa Sede – abbiamo avuto centinaia di dibattiti sulle radici cristiane dell’Europa in cui, spesso ci si riferiva ad elementi che non rappresentavano il cristianesimo o, almeno, non la sua essenza. L’evangelizzazione diventa così una delle sfide che abbiamo tra le mani. Il compito dei cristiani è quello di aiutare a leggere le questioni della storia alla luce dell’eternità”.Ritrovare la fiducia in se stessa. “Perché l’Europa possa continuare ad essere fermento di civiltà – ha ribadito mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, delegato della Cei presso la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) – deve ritrovare la fiducia in se stessa. Solo così potrà superare il drammatico calo demografico che rischia di portarla al “congedo della storia”, vincendo l’ individualismo e costruendo una più forte coesione sociale e con una solidarietà rivolta alle future generazioni”. Nel suo intervento mons. Ambrosio ha ricordato l’importanza di Giovanni Paolo II e la “sua passione per l’Europa” che “ha favorito una crescita di interesse dei Vescovi e la ricerca del contributo specifico della Chiesa cattolica per il grande progetto della unificazione europea”. Un impegno dei vescovi che “nonostante le difficoltà” – come il mancato inserimento delle radici cristiane nel Trattato costituzionale o la presenza di una “Europa neutrale” sul piano dei valori – “continua ad essere forte per concorrere ad edificare un’autentica casa comune europea, in cui l’identità dei popoli del continente sia riconosciuta e rispettata non solo nei suoi interessi economici e politici ma anche nel suo patrimonio di valori universali”.