POLONIA
I vescovi polacchi sulla beatificazione di Giovanni Paolo II
“È una grande gioia per tutta la Chiesa e tutti noi” ha detto a Cracovia il card. Franciszek Macharski alla notizia della prossima beatificazione di Giovanni Paolo II. “Adesso nelle mie preghiere chiedo che tutti noi possiamo prepararci nel miglior modo possibile a quel giorno, e che la beatificazione ci trasformi, rimanendo nei nostri cuori e nella nostra memoria” ha aggiunto auspicando che i polacchi “assimilino efficacemente la saggezza, la bontà e tutto il lascito del Servo di Dio Giovanni Paolo II”. Sulla notizia, in questi giorni, hanno preso la parola molti vescovi polacchi.La sua fiducia nell’uomo. Il card. Stanislaw Dziwisz ha ricordato che per i polacchi Giovanni Paolo II “in vita è stato la guida verso la sovranità e l’indipendenza del Paese” e ha rilevato quanto “anche oggi, in un mondo tutt’altro che facile, tutti noi abbiamo bisogno di essere da lui guidati”. Per il presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep) mons. Jozef Michalik Giovanni Paolo II è per i posteri soprattutto l’esempio di colui che “sapeva andare incontro agli uomini liberando in loro il bene”, e questo “poiché aveva fiducia che l’uomo sia migliore di quanto noi crediamo”. Il Papa “era anche un uomo che aveva fiducia nel Signore che è più forte di quanto noi non lo possiamo sapere”, ha poi rilevato il presule, incoraggiando a seguire l’esempio del Papa e di “non avere paura delle difficoltà e del futuro”. Mons. Jozef Kowalczyk, per 20 anni nunzio apostolico in Polonia, e attualmente il primate della Chiesa polacca, attende il 1 maggio come “un’ottima occasione per sperimentare che il Signore c’è, ci ama, e che può compiere dei veri miracoli nella vita di un uomo”. Ricordando le parole di Giovanni Paolo II che aveva parlato del “disturbo provocato nella nostra vita dai santi”, mons. Kowalczyk ha auspicato che il nuovo beato “ci disturbi per non permetterci di vivere una vita qualunque, e ci provochi perché possiamo raggiungere la santità”.Una eredità da vivere. Quest’ultima considerazione è stata ripresa da mons. Tadeusz Pieronek che ha espresso l’auspicio affinché la beatificazione di Giovanni Paolo II permetta ai polacchi “di vivere una profonda esperienza di fede e di coscienza e che porti dei risultati spirituali concreti”. Anche secondo mons. Stanislaw Gadecki, vicepresidente della Kep, “la beatificazione di Giovanni Paolo II avrà un significato se cambi qualcosa nell’atteggiamento dei polacchi”. A suo parere “bisogna guardare non tanto alla sola beatificazione ma al modo in cui riusciremo a approfittare dei suoi frutti”. Il card. Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, parlando dei preparativi alla cerimonia di beatificazione del Papa polacco ha auspicato che “così come Giovanni Paolo II univa i polacchi durante le sue visite, così come ci univa attraverso le sue parole da Roma, e nei giorni del suo trapasso, lo farà anche attraverso la sua beatificazione”. Sottolineando l’attualità delle encicliche papali, il presule ha ricordato che “bisogna ritornare ai discorsi di Giovanni Paolo II non soltanto per trarne una citazione per un articolo o un’omelia ma per cercare il loro contenuto più profondo e per approfondire in quel modo il magistero della Chiesa”. Invitando i fedeli ad un’adeguata preparazione alla beatificazione, mons. Nycz ha ribadito che il lascito di Giovanni Paolo II deve essere oggetto di “lettura sistematica che possa indirizzare la vita di ciascuno di noi, così come la vita della Chiesa polacca” e che questo “dovrebbe essere un lavoro sistematico di anni, e non solo un fuoco d’artificio il giorno di festa”.Tre impegni. Qualche giorno prima dell’annuncio della beatificazione di Giovanni Paolo II, domenica 10 gennaio si è conclusa in Polonia la grande preghiera, organizzata dall’Opera del Nuovo Millennio e durata nove mesi, la quale, sull’iniziativa dell’episcopato polacco, doveva essere per i fedeli un periodo di preparazione all’innalzamento di Karol Wojtyla alla gloria degli altari. Qualche giorno dopo il vescovo di Radom, mons. Henryk Tomasik in una lettera pastorale ha elencato le tre dimensioni dei preparativi alla beatificazione di Giovanni Paolo II: la preghiera, l’approfondimento del magistero del Papa, e il passaggio da una “fede dichiarata” a quella “messa in atto”. Il presule, incoraggiando i fedeli ad una lettura personale degli scritti Wojtyliani ha invitato anche i movimenti e le comunità ecclesiali, soprattutto dei giovai a una profonda riflessione comunitaria. “I doni particolari che possiamo offrire al Signore come espressione della nostra gratitudine per la beatificazione di Giovanni Paolo II potranno consistere in nostre decisioni riguardanti il miglioramento del modo di vivere, il ravvivamento dello spirito di preghiera, un più partecipativo modo di assistere alle cerimonie liturgiche”, si legge nella lettera. “Un altro dono spirituale potrebbe anche essere uno sforzo di rimettere in ordine le nostre relazioni coniugali e familiari”, prosegue lo scritto che poi osserva: “considerando il grande rilievo dato da Giovanni Paolo II alla questione della santità del matrimonio, un altro bellissimo dono sarà l’accostamento al sacramento delle persone che vivono insieme non unite dal matrimonio”. Il presule, ricordando che “la fede senza azioni è morta” si è infine rivolto alla sua diocesi con un pressante appello: “Che ciascuno di noi cerchi di mettere in opera delle decisioni concrete, e che queste nostre offerte spirituali provino la nostra volontà di vivere il Vangelo conformemente al magistero del Papa”.