L’Ue in breve

Iniziativa dei cittadini: un altro passo avantiIl Consiglio dell’Unione europea ha adottato il 14 febbraio il regolamento che permetterà ai cittadini comunitari di chiedere una azione legislativa Ue su uno specifico tema. Si tratta della “Iniziativa dei cittadini”, istituto di “democrazia partecipativa” creato con il Trattato di Lisbona. Il Consiglio ha ribadito, dopo l’accordo con il parlamento di Strasburgo, che una proposta di legge dovrà essere sostenuta da almeno un milione di firme provenienti da un quarto dei Paesi membri (per ogni Stato è fissato un numero minimo di firme in base alle dimensioni). L’iniziativa dovrà riguardare un settore di competenza dell’Ue27 ed essere conforme ai valori comunitari. La raccolta delle firme potrà essere effettuata su fogli cartacei oppure per via elettronica. Il regolamento contiene anche delle specifiche riguardanti il controllo delle firme per evitare abusi. “Una volta registrata l’iniziativa – specifica una nota del Consiglio – gli organizzatori disporranno di un periodo di tempo di 12 mesi per raccogliere il milione di firme richieste”. Il regolamento sarà applicabile un anno dopo l’entrata in vigore, così da dar tempo agli Stati membri di predisporre le misure necessarie per il funzionamento. Sotto esame Croazia, Turchia e MontenegroNella sessione plenaria di Strasburgo il Parlamento europeo affronta i progressi compiuti dalla Croazia nel suo percorso di avvicinamento all’Ue (dibattito e voto il 16 febbraio). La relazione posta all’attenzione dell’emiciclo valuta positivamente i progressi compiuti da Zagabria, benché non manchino sottolineature negative e richieste di ulteriori riforme. La Croazia deve in particolare proseguire la lotta alla corruzione; vengono però riconosciuti i “notevoli sforzi compiuti nel progetto di riforma della Costituzione e della magistratura” e quelli per “stabilire una più stretta cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia”. Nel frattempo la commissione affari esteri dell’Assemblea ha fornito (10 febbraio) il parere sugli sviluppi delle trattative con Turchia e Montenegro, altri due Paesi candidati (gli altri sono Islanda e Macedonia). Ad Ankara si chiede di completare la riforma costituzionale, il pieno rispetto della libertà di stampa e dei diritti delle donne, la protezione delle minoranze religiose. Si impone poi di superare i difficili rapporti con Cipro e di risolvere le tensioni con la Grecia. Più o meno gli stessi problemi generali vengono riscontrati per il Montenegro (democrazia, diritti individuali e sociali, tutela delle minoranze, corruzione). Per la Croazia è possibile che si giunga a una chiusura dei dossier entro la prima metà di quest’anno, mentre per gli altri candidati non si prevede alcun termine dei negoziati, che potrebbero durare diversi anni. Media: film con fondi Ue al festival di BerlinoI film finanziati dall’Unione europea stanno riscuotendo un buon successo al Festival del cinema di Berlino, che prosegue fino al 20 febbraio. Sono 22 le pellicole finanziate da fondi comunitari accettate alla rassegna, dove è stato presentato il nuovo programma della Commissione, Media Mundus. Tra le opere giunte nella capitale tedesca figurano “La vie en rose”, “Slumdog Millionaire” e “Il falsario – Operazione Bernhard”, film apprezzati agli Oscar. Per favorire le opere cinematografiche l’Ue investe 755 milioni di euro per il periodo 2007-2013 mediante il programma Media che, nella versione Media Mundus (15 milioni di euro in tre anni) tende a incoraggiare la cooperazione internazionale extra-Ue nel settore dell’audiovisivo e aprire i mercati mondiali al cinema “made in Europe”.Telefonate oltre frontiera ancora troppo costose”L’obiettivo fissato dall’Agenda digitale europea è che le differenze tra le tariffe di roaming e le tariffe nazionali siano prossime a zero entro il 2015″: la commissaria Ue Neelie Kroes sta operando, assieme al collegio Barroso, affinché le comunicazioni internazionali mediante telefoni cellulari costino sempre meno. Kroes ha presentato il 14 febbraio una ricerca secondo cui un numero crescente di cittadini utilizza il telefono mobile oltre confine, ma “quasi tre quarti degli europei si preoccupano dei costi per l’utilizzo del loro telefonino quando viaggiano” all’estero. “Il 72% dei viaggiatori continua a limitare le chiamate in roaming a causa dei costi elevati anche se la maggioranza è consapevole che i prezzi sono calati dal 2006”, quando hanno cominciato a entrare in vigore le tariffe controllate in base alle norme comunitarie. “Solo il 19% delle persone che utilizzano i servizi collegati a internet sui loro telefonini quando si trovano all’estero ritengono che i costi del roaming per la trasmissione dati (navigazione in internet o controllo delle e-mail) siano equi”. I risultati dell’inchiesta saranno utilizzati ai fini della revisione delle attuali regole in materia di roaming, che la Commissione europea dovrà completare entro giugno 2011.