BIOETICA
Vescovi francesi: la vita di un bimbo per curarne un altro?
Una coincidenza “irrispettosa” che sfrutta il dolore di due genitori per fini politici e strumentalizza la vita di un bambino per curarne un altro. Così i vescovi francesi sulla nascita – la prima in Francia – di un bambino nato con un patrimonio genetico adatto a curare il suo fratellino maggiore affetto da una grave malattia. La nascita del piccolo coincide in Francia con l’apertura in Assemblea nazionale del riesame del progetto di legge sulla bioetica. La Conferenza episcopale francese ha indetto mercoledì 9 febbraio una conferenza stampa. Introdotta ai giornalisti dalle parole di mons. Bernard Podvin, portavoce dei vescovi francesi: “Che la dignità di tutti, specie dei più deboli, possa essere meglio tutelata secondo lo spirito del nostro corpus giuridico”. La storia di “Umut-Talha”. “Una falsa pista”. Così i vescovi francesi sulla vicenda del bambino nato il 26 gennaio scorso a Clamart in Francia che permetterà ai medici di curare un suo fratellino. È la prima nascita di questo genere in Francia. Il piccolo che alla nascita pesava 3 chili e 650 grammi, è nato con fecondazione in vitro in seguito ad una duplice diagnosi genetica pre-impiantatoria che ha permesso la scelta degli embrioni. Questa duplice procedura di diagnosi ha permesso di assicurare da una parte che il bambino fosse indenne dalla grave malattia genetica (la beta talassemia) di cui soffrono i primi due figli della famiglia, ma anche che potesse essere donatore compatibile con uno dei suoi fratellini. Questa compatibilità tissutale (HLA) permette di affrontare un trapianto successivo del sangue del cordone ombelicale che è stata prelevato dopo la sua nascita, per curare appunto il fratello maggiore. Al bambino è stato dato il nome di “Umut-Talha” che in turco significa “la nostra speranza”. Una strumentalizzazione. Sulla vicenda è intervenuto per primo il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese che si è detto “totalmente contrario” al concepimento di bambini a fini terapeutici in quanto si tratterebbe di una “strumentalizzazione” di un essere umano a favore di un altro. “Saluto naturalmente – ha spiegato – il prodigio che costituisce questa nascita” ma ciò non significa che si “può utilizzare qualcuno al servizio esclusivo di qualcun altro” e che “questo bambino sia uno strumento per cercare di guarire un altro bambino”. “Diventeremo degli strumenti? Sono totalmente contrario”. Proprio martedì 8 febbraio, è iniziato presso l’Assemblea nazionale francese l’esame del progetto di legge in materia di bioetica. A questo proposito, il cardinale ha ripetuto l’opposizione della Chiesa cattolica alla ricerca sugli embrioni ed ha ricordato come la Chiesa contribuisce da anni a questa discussione. Dal 2009 ha avviato una discussione al suo interno che ha poi dato vita ad un blog promosso e seguito da mons. Pierre d’Ornellas, arcivescovo di Rennes e presidente del Gruppo di lavoro sulla bioetica istituito dalla Conferenza episcopale francese. Terapie appropriate alla dignità di tutti. Sulla vicenda di “Umut-Talha” sono scesi in campo anche altri vescovi di Francia. Un gruppo di loro ha sottoscritto un comunicato. “Voler guarire il proprio fratello in umanità – scrivono – fa onore all’uomo. Ci sono persone che consacrano la loro vita a questo scopo. Accompagnare la sofferenza dei genitori che hanno un figlio gravemente malato, è un dovere della società. Comprendiamo la loro tristezza e la speranza nella medicina. Ma legalizzare l’utilizzo dell’essere umano più vulnerabile per guarirne un altro, non è degno dell’uomo. Concepire un bambino per utilizzarlo – anche se per curare un altro essere umano – non è rispettoso della sua dignità. Che dirà il bambino quando scoprirà di essere stato usato come rimedio di cura? Un tale utilitarismo è sempre una regressione. È pericoloso per una società non rispettare l’interesse primordiale del bambino stipulato dalla Convenzione dei diritti del Bambino. Noi incoraggiamo la ricerca affinché trovi sempre più terapie appropriate”. Un diritto inalienabile. “Questa nascita – ha commentato il vescovo Pierre D’Ornellas ai giornalisti – è strana perché sembra essere stata strumentalizzata per pesare sul dibattito parlamentare. Questa strumentalizzazione non è degna. Certo, dietro vi è la sofferenza di due genitori che hanno un bambino gravemente malato. Ma è comunque indegno strumentalizzare la sofferenza di qualcuno per far valere la propria opinione”. Dunque la soluzione del bambino fatto nascere per far guarirne un altro è per i vescovi francesi una “falsa pista”. “Ogni bambino – dice il vescovo di Rennes – ha il diritto inalienabile di nascere per se stesso, di essere amato per se stesso e di essere accolto per se stesso”.