CONSIGLIO EUROPEO
Una distanza da accorciare senza perdere tempo
Un Consiglio europeo “straordinario”, convocato per occuparsi di energia e innovazione, segnato invece dall’urgenza della cronaca internazionale e, ancora, dalla crisi economica. Difficile guardare avanti, predisponendo strategie e investimenti di lungo periodo per trasformare settori strategici, quando i Paesi attorno stanno tremando e la recessione incombe. Buone, dunque, le intenzioni, modesti i risultati.Politica estera, mercato dell’energia. I 27 capi di Stato e di governo dell’Unione, riuniti a Bruxelles il 4 febbraio, hanno anzitutto affrontato l’emergenza creatasi nel nord Africa. Dopo qualche titubanza di troppo, hanno concordato una linea che si avvicina a quella degli Stati Uniti: sia per l’Egitto che per la Tunisia si deplora ogni forma di violenza, si sostengono le manifestazioni popolari, purché pacifiche, si invocano riforme democratiche ed elezioni libere. Promessi, inoltre, aiuti immediati e cooperazione allo sviluppo. Al Cairo viene inviato un messaggio inequivocabile: “Il processo di transizione deve cominciare subito”. Per tutto ciò, l’Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, si recherà a breve nelle due capitali. Il summit si è poi concentrato sui temi già segnati sull’agenda. “Abbiamo bisogno di garantire l’approvvigionamento energetico e di istituire un mercato unico europeo dell’energia, così come abbiamo bisogno di uno spazio comune di ricerca, di mobilitare tutti i nostri talenti”. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, s’era detto ottimista alla vigilia ed è apparso soddisfatto al termine del vertice. Il quale ha peraltro affrontato i nodi di energia e innovazione in termini piuttosto generici e senza impegni contraenti, mentre sul versante della governance economica ha rinviato le decisioni importanti al summit di fine marzo e ad appuntamenti successivi. Efficienza e riduzione dei consumi. Sull’energia, Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Ue – che tradizionalmente interviene in apertura di summit – è parso avere le idee più chiare di altri protagonisti della scena continentale. “È un problema planetario, quindi serve una reazione globale”, ha affermato. “Servono approvvigionamenti sicuri” a prezzi contenuti. “Per questo non possiamo andare avanti con 27 diversi mercati dell’energia, come accade oggi nell’Unione europea”. Il politico polacco ha indicato tre priorità: interconnessioni transfrontaliere efficaci, “stretto coordinamento politico per acquistare energia all’estero” (dimensione esterna della politica energetica), “ricerca e innovazione” per un’economia pulita, che produca meno inquinamento e valorizzi efficienza energetica e fonti rinnovabili. “L’energia meno cara è quella che non dobbiamo produrre”, ha sottolineato Buzek, che da tempo insiste sui temi del risparmio e della efficienza per ridurre consumi e sprechi. Temi affrontati e “grandi assenti”. Nelle “Conclusioni” del Consiglio si legge: “Un’energia sicura, sostenibile ed economicamente accessibile che contribuisca alla competitività europea resta una priorità per l’Ue. L’azione a livello comunitario può e deve apportare un valore aggiunto a tale obiettivo”. I 27 capi di Stato e di governo hanno riconosciuto che l’Ue ha bisogno di un mercato interno dell’energia “pienamente funzionante, interconnesso e integrato” che “dovrebbe essere completato entro il 2014 affinché il gas e l’elettricità possano circolare liberamente”. Non mancano nel documento finale cenni rivolti alla modernizzazione e ampliamento delle infrastrutture energetiche “per realizzare l’interconnessione transfrontaliera delle reti”. Il summit ha chiarito che “la maggior parte dei notevoli costi di finanziamento degli investimenti per le infrastrutture dovrà essere fornita dal mercato e i costi saranno recuperati tramite l’imposizione di tariffe”. I leader hanno trattato, pur in termini generici, di efficienza energetica, di risparmio, di fonti rinnovabili e quindi degli obiettivi che l’Ue stessa si è assegnata in questi ambiti (riduzione delle emissioni di CO2, maggiore efficienza, ricorso alle fonti pulite quali il sole e il vento). Ma i grandi assenti a Bruxelles sono apparsi il nucleare e gli accordi sul dopo-Kyoto.Governance, se ne riparla a marzo. Sull’innovazione il vertice ha formulato solo alcuni generici auspici, in relazione all’emersione dalla crisi, alla “scommessa” su un’economia più moderna e agli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020 per la crescita e l’occupazione. Il Consiglio ha infine esaminato la situazione economica e ha “rilevato che si assiste a un miglioramento delle prospettive generali, sebbene restino da affrontare sfide importanti”. Ovvietà, sulle quali occorrerà ritornare all’incontro di marzo, quando si dovrebbe giungere a un via libera “sulle proposte legislative della Commissione in materia di governance“, con il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita, un “nuovo quadro macroeconomico” e la vigilanza sui mercati finanziari.