CRISTIANI PERSEGUITATI

Accade nel 2011

Violenza in Medio Oriente e intolleranza in Europa

Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani… E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato (Mt 10, 17-22). È questa la pagina del vangelo di Matteo che leggiamo solitamente nella Messa della solennità di S. Stefano (il 26 dicembre). Cadendo quest’anno la solennità di domenica non ci è stata proposta questa parola quanto mai di attualità. È stato il grido di dolore e di disperazione dei familiari e della comunità cristiana copta d’Alessandria a riportarci invece alla realtà, a ricordarci in modo brusco che le festività di natale erano finite. All’alba del primo gennaio, abbiamo tutti visto con sgomento quanto il fanatismo religioso ha portato ad uno gesto vile di morte. E allora, abbiamo appreso come il martirio non apparteneva al passato, come la persecuzione dei cristiani non era solo scritta nei libri di storia, come l’odio religioso continuava incessantemente a spargere vittime in varie parti del mondo (India, Pakistan e Filippine, Sudan e Nigeria, Eritrea e Somalia, Iraq). Anche nel 2011, uomini e donne cristiani venivano uccisi per loro appartenenza religiosa. Pensavamo che l’umanità fosse al riparo di simili atrocità. Ci eravamo dotati della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Eppure questa conquista dell’umanità, che recita nell’articolo 18 “ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti” ci interpellava. Ci siamo resi conto come gli atti di persecuzione e le forme di discriminazione sempre più evidenti testimoniavano quanto la strada per il pieno e reale riconoscimento dei diritti dell’uomo fosse ancora lunga ed irta di difficoltà. L’episodio d’Alessandria d’Egitto ha dato una scossa all’opinione pubblica che ora non poteva più far finta di non vedere. Il 2011 si apre con una presa di coscienza sempre più grande: i cristiani nel mondo sono ritornati ad essere perseguitati per la loro fede. Pensavamo che quanto Gesù prediceva ai suoi discepoli (la persecuzione “a causa sua”) fosse ormai superato e non appartenesse al nostro quotidiano.Anche in Europa, anche se non sono presenti le forme più radicali di persecuzione di persone per motivi religiosi, sono in crescita le forme di intolleranze e di discriminazione per motivi religiosi, specie dei cristiani. Come non ricordare la vicenda legata all’esposizione del crocifisso nelle scuole o altri luoghi pubblici, come non ricordare l’omissione delle feste cristiane nell’agenda scolare europeo, la mancata restituzione di beni confiscati alle chiese nel periodo comunista e non ancora restituiti o il tentativo di limitare e circoscrivere il diritto all’obiezione di coscienza specie sui temi di alta rilevanza etica. L’elenco potrebbe essere allungato come testimonia il recente rapporto pubblicato nel dicembre scorso dall’osservatorio sull’intolleranza e le discriminazioni dei cristiani in Europa (cfr. www.intoleranceagainstchristians.eu). Forse oggi più che mai è necessario che i Governi di tutto il mondo diano un chiaro segnale del loro impegno e della loro responsabilità a preservare il carattere universale ed indivisibile dei diritti dell’uomo.Innanzitutto è necessario che l’Unione Europea continui a sostenere ancor più la promozione e la salvaguardia dei diritti dell’uomo conformemente al trattato sull’Unione europea, alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e alle dichiarazioni del Consiglio europeo. Nessuna disposizione motivata da considerazioni di carattere nazionale, economico, religioso o culturale, come una superficiale applicazione del principio di non discriminazione che porta di fatto e paradossalmente ad alla limitazione del diritto dei credenti a manifestare pubblicamente la propria fede, può legittimamente derogare ai principi sanciti da questi strumenti che l’umanità si è dotata. Il 2011 sarà quindi segnato da una nuova presa di coscienza a livello personale e istituzionale di questo diritto fondamentale della libertà religiosa in Europa e nel mondo? Lo vedremo. La Chiesa cattolica lo ha già fatto come testimoniano le numerose prese di posizione del Santo Padre e, in particolare, il suo messaggio per la 44ª Giornata mondiale della Pace sul tema «Libertà religiosa, via per la pace». Dal canto suo, il Ccee continuerà a monitorare e a denunciare i casi di intolleranza e di discriminazione di cui verrà a conoscenza attraverso i rapporti consegnati dalle Conferenze episcopali.