EDITORIALE
La libertà religiosa in Medio Oriente e in Europa
Quest’anno, papa Benedetto XVI ha dedicato il suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace alla questione della libertà religiosa. Questo messaggio comincia e finisce facendo riferimento ai tragici eventi avvenuti a Baghdad, in cui il 31 ottobre scorso, durante la celebrazione della Santa Messa, furono uccisi due sacerdoti e oltre cinquanta fedeli. La libertà religiosa nel mondo non è oggi sufficientemente garantita.Questo riguarda in particolare le persone che professano la fede in Gesù Cristo e che “sono attualmente il gruppo religioso oggetto del maggior numero di persecuzioni a causa della propria fede”. Gli attacchi che hanno avuto luogo in seguito durante le feste di Natale rappresentano una ulteriore conferma di questo fatto. Il Papa ha anche parlato della situazione nel mondo occidentale, in cui la religione subisce una crescente emarginazione. Perché, accanto alle persecuzioni evidenti, esistono anche “forme più elaborate di ostilità nei confronti della religione, che nei Paesi occidentali si manifestano talvolta con il rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si riflettono l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini. Questi atteggiamenti spesso alimentano odio e pregiudizi e non sono coerenti con la visione serena ed equilibrata del pluralismo e della laicità delle istituzioni, senza contare che possono impedire alle giovani generazioni di venire a contatto con la preziosa eredità spirituale del proprio Paese”.Non è chiaramente possibile paragonare il livello di garanzia della libertà religiosa nel Vicino e Medio Oriente con quanto avviene in Europa. I cristiani in Iraq sognerebbero la libertà che regna in questo campo nei Paesi dell’Ue. Ma nemmeno qui la situazione è ideale e le iniziative citate dimostrano che essa diventa sempre più difficile nonostante cresca la consapevolezza delle restrizioni, delle limitazioni e delle difficoltà. Non tutte le limitazioni della libertà religiosa imposte ai cristiani sono una manifestazione di cattiva fede. Talvolta, come nel caso dell’eliminazione delle feste natalizie dall’European Diary pubblicato dalla Commissione europea, ciò sembra essere conseguenza della disavvedutezza oppure di uno scarso radicamento nella cultura europea dei soggetti direttamente responsabili di tale decisione. Talvolta tale atteggiamento è l’effetto secondario di una politica di non discriminazione insufficientemente ponderata, che, nel tentativo di proteggere gli uni, discrimina gli altri.Le voci dei cristiani non sono conseguenza della loro eccessiva sensibilità, vulnerabilità? Sembra che, dopo avere respinto i riferimenti al ruolo storico del cristianesimo dal preambolo al Trattato costituzionale, dopo la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo sui crocifissi nelle scuole italiane, dopo il tentativo di limitare la libertà di coscienza da parte dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Rapporto McCafferty), l’ipersensibilità dei cristiani sia facile da capire.Nonostante numerose prove di discriminazione, non sarebbe opportuno per i cristiani compatire se stessi. Le difficoltà provate, è meglio considerarle come un’occasione di testimonianza a Cristo. Benedetto XVI conclude il suo messaggio con queste parole: “Esprimo inoltre l’augurio che in Occidente, e specialmente in Europa, cessino le ostilità e i pregiudizi nei confronti dei cristiani che vogliono dare alla propria vita un orientamento coerente con i valori e con i principi espressi nel Vangelo. Che l’Europa impari piuttosto a riconciliarsi con le proprie radici cristiane: esse sono essenziali per comprendere il ruolo che essa ha avuto, che ha e che vuole avere nella storia; essa saprà così fare l’esperienza della giustizia, della concordia e della pace ,coltivando un dialogo sincero con tutti i popoli”.Ma il Papa si riferisce anche ad alcuni segnali positivi, come l’adozione da parte del Consiglio d’Europa di una risoluzione che protegge il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza di fronte a determinate azioni che ledono gravemente il diritto alla vita, come l’aborto, o il sostegno di alcuni Paesi europei al ricorso del Governo Italiano nella questione relativa all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, o la lungimiranza politica di cui alcuni Paesi d’Europa hanno dato prova negli ultimi giorni, chiedendo una risposta concertata dell’Unione europea a difesa dei cristiani in Medio Oriente.