EDITORIALE
L’economia sociale di mercato per uscire dalla crisi
La crisi economica e finanziaria che negli anni trascorsi ha sconvolto prima l’America, poi l’Europa e il resto del mondo, non è stata ancora superata ovunque. Dopo la sua fase acuta, in cui erano prioritarie le considerazioni su come prevenire i suoi effetti ed evitare il peggio, in primo piano vi è ora la questione delle cause della crisi e con essa la questione di nuove regole per un’economia finanziaria solida e sostenibile, una questione affrontata in questi giorni anche dal forum economico mondiale che si svolge annualmente a Davos. Dal rapporto di una commissione d’inchiesta americana pubblicato alcuni giorni fa emerge chiaramente come questa crisi non sia stata un evento naturale, bensì il risultato di valutazioni erronee, nonché di un’azione umana irresponsabile e dell’inerzia da parte delle banche, delle istituzioni competenti e della politica. Questo comportamento sbagliato è stato favorito da un’ideologia della deregolamentazione coltivata negli ultimi trent’anni particolarmente negli Stati Uniti e basata su una libertà più o meno assoluta del mercato. Da allora, tale ideologia viene applicata nel sistema economico e sociale, ma in questo periodo sicuramente in modo esagerato. L’estendersi della crisi dall’America all’Europa può essere ricondotto anche al fatto che dagli Anni Novanta, la filosofia economica americana ha trovato anche da noi molti sostenitori; costoro asserivano che il modello economico e sociale su cui l’Europa postbellica aveva basato la sua ricostruzione e la sua ripresa fosse oramai superato alla luce della globalizzazione. Ma in realtà questo modello europeo è stato tradito, determinando così la crisi anche per il nostro continente. Per superare definitivamente la crisi in Europa occorre perciò in primo luogo che si torni decisamente a far valere ed applicare i principi e le pratiche dell’economia sociale di mercato, tanto più poiché questo modello fa parte dell’identità europea. Esso corrisponde ai metodi tradizionali di politica economica e sociale sviluppati nei Paesi del continente europeo a partire dalla fine del XIX secolo. L’economia sociale di mercato è divenuta perciò anche l’esempio in base al quale sono stati realizzati i Trattati di Roma su cui è fondata la Comunità/ l’Unione europea. Al centro di questo modello economico e sociale europeo vi è lo sforzo costante di bilanciare le necessità della dinamica sociale con quelle della giustizia sociale, primariamente tramite l’inserimento della sinergia delle forze di mercato in un insieme di regole finalizzato ad evitare sviluppi anomali e abusi, a rispondere in modo equo alle necessità fondamentali a livello sociale, garantendo un livello sufficiente di sicurezza sociale. Ciò comprende anche l’istituzionalizzazione della solidarietà tramite i sistemi previdenziali in caso di malattia, vecchiaia, disoccupazione e povertà. Anche il diritto dei partner sociali e di altri gruppi della società civile ad esercitare il proprio influsso e intervenire concretamente rappresenta un elemento importante di questo modello europeo, che implica infine anche la promozione di un’etica della responsabilità e della moderazione da parte di chi partecipa alla vita economica. Questi elementi dell’economia sociale corrispondono peraltro anche ai principi della dottrina sociale cristiana e seguono l’ispirazione delle encicliche papali “Rerum Novarum”, “Quadragesimo Anno” und “Laborem Exercens”. La stabilità della divisa e uno sviluppo economico sano sono premesse importanti per la sicurezza sociale che, per gli europei, costituisce un elemento forte della loro identità. Nell’esperienza dei cittadini e delle cittadine dell’Unione europea, tutte le questioni connesse a questo argomento continuano però ad essere legate ai rispettivi Stati nazionali, verso cui si rivolgono le loro aspettative e richieste. L’ordinamento sulle competenze dell’Unione, definito dai trattati, tiene conto di questa situazione. Le paure di perdere stabilità in campo monetario, di compromettere l’esistenza economica o la sicurezza sociale mettono in discussione il livello di accettazione dell’unità europea e impediscono lo sviluppo di una consapevolezza dell’identità europea, nel caso in cui – come ad esempio nell’ambito del ruolo dell’Euro – vengano addebitate all’Europa. Per superare la crisi che perdura e per conquistare stabilmente la fiducia dei cittadini e delle cittadine circa la capacità e la funzione di tutela dell’Unione europea, quest’ultima, insieme con gli Stati membri dovrà perciò tornare all’economia sociale di mercato e alla morale su cui essa si fonda.