GERMANIA

Alla fine della vita

La “dichiarazione anticipata cristiana”

Con un comunicato congiunto diffuso il 26 gennaio, la Conferenza episcopale tedesca (Dbk) e il Consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Ekd) hanno reso nota la presentazione a Colonia del nuovo modulo di dichiarazione anticipata nei trattamenti sanitari di impostazione cristiana. Il documento è stato elaborato da Dbk ed Ekd in cooperazione con la Comunità delle Chiese cristiane in Germania (Ack) e rappresenta un passo importante sia per quanto riguarda i temi scottanti dell’etica e del fine vite, sia per i rapporti tra le Chiese cristiane e il cammino ecumenico. Ecco di che si tratta.Un approccio cristiano. Il documento “Dichiarazione anticipata cristiana mediante procura preventiva, disposizioni per l’assistenza, preferenze sui trattamenti e disposizioni del paziente”, con il relativo modulo di testamento biologico rappresenta nelle intenzioni della Dbk, dell’Ekd e delle altre Chiese cristiane che fanno parte dell’Ack un sussidio per affrontare il fine vita e le malattie mortali in conformità con le proprie volontà. La dichiarazione considera aspetti etico-teologici per un approccio cristiano alla fine della vita terrena, presentando allo stesso tempo i punti di vista giuridici più significativi delle diverse scelte. La versione presentata nei giorni scorsi a Colonia rappresenta un ampliamento e un aggiornamento del testamento biologico cristiano elaborato nel 1999 e successivamente rieditato nel 2003; essa contiene sia le informazioni che i moduli stessi relativi alla procura preventiva, alle disposizioni per l’assistenza, alle disposizioni del paziente e alla dichiarazione relativa ai trattamenti medici preferenziali da applicare alla persona che compila il modulo. Nella pagina informativa della Dbk sull’argomento (www.dbk.de/themen/christliche-patientenvorsorge), in vista delle questioni etiche originate dal progresso scientifico e del rischio dell’accanimento terapeutico si invita alla “cautela nel considerare come compatibile con l’etica cristiana una sola procedura”, poiché nei singoli casi “la decisione deve risultare dalla situazione concreta della persona morente, dalle sue necessità e deve essere presa in armonia con i suoi desideri e le sue idee”. Il riferimento cristiano al documento “non significa che esso possa essere utilizzato solo da cristiani, bensì che esso è basato sulle convinzioni cristiane, come ad esempio il rifiuto deciso all’eutanasia e all’eutanasia assistita da medici”. in vista delle questioni etiche originate dal progresso scientifico e del rischio dell’accanimento terapeutico si invita alla “cautela nel considerare come compatibile con l’etica cristiana una sola procedura”, poiché nei singoli casi “la decisione deve risultare dalla situazione concreta della persona morente, dalle sue necessità e deve essere presa in armonia con i suoi desideri e le sue idee”. Il riferimento cristiano al documento “non significa che esso possa essere utilizzato solo da cristiani, bensì che esso è basato sulle convinzioni cristiane, come ad esempio il rifiuto deciso all’eutanasia e all’eutanasia assistita da medici”. Dare una risposta. Durante la presentazione, mons. Robert Zollitsch, presidente della Dbk, ha affermato che è “opportuno ed eticamente responsabile” dare disposizioni preventive sul fine vita e ha sottolineato “il particolare atteggiamento di aspettativa di molte persone nei confronti delle Chiese”. “Molti, a ragione, si attendono un orientamento e risposte da parte delle Chiese proprio sulle questioni e sui problemi del fine vita: grazie al nostro servizio caritativo, disponiamo di un’ampia esperienza in questo campo. Perciò, molte persone, soprattutto per quanto concerne il fine vita, si sentono al sicuro con la Chiesa”. Mons. Zollitsch ha inoltre puntualizzato i termini della responsabilità personale con il testamento biologico: “L’autodeterminazione non avviene indipendentemente alla propria fisicità e neanche indipendentemente dal contesto dei rapporti umani e sociali in cui si vive. L’autodeterminazione, e quindi la responsabilità verso se stessi, è la responsabilità che soggetti terzi – anche lo Stato – possono prendere nei confronti di un paziente. La dichiarazione anticipata cristiana intende mostrare un modo in cui è possibile far applicare le proprie convinzioni a fine vita”. Tuttavia, ha osservato, “occorrono anche persone che accompagnino gli altri proprio al termine della loro esistenza, dando così un importante contributo ad una morte dignitosa”. Disposizioni più precise. Il vicepresidente dell’Ekd, il vescovo protestante Jochen Bohl, ha evidenziato i miglioramenti apportati al modulo rispetto al passato. In confronto alla versione precedente, infatti, il nuovo documento da un lato “mette chiaramente in primo piano la persona di fiducia e quindi la procura preventiva”, dall’altro “illustra in modo molto più preciso le disposizioni circa il trattamento medico”. Segnale importante per l’ecumenismo. Il presidente dell’Ack, Friedrich Weber, ha osservato che “la cooperazione tra le Chiese cristiane ha funzionato bene anche su questo tema”. Con la dichiarazione preventiva, “le Chiese sono nuovamente riuscite a formulare in modo comune la fede cristiana e gli orientamenti etici da essa derivanti. Ciò rappresenta un segnale importante in considerazione di taluni temi controversi tra le Chiese, poiché dimostra che le Chiese hanno bisogno le une delle altre, poiché si completano, correggono e arricchiscono vicendevolmente”.