CONSIGLIO D'EUROPA

Sarebbe tragica per tutti

La scomparsa dei cristiani in Medio Oriente

Nel corso della sessione invernale conclusasi il 28 gennaio a Strasburgo, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato con 125 voti favorevoli, 9 contrari e 13 astensioni una raccomandazione contro le violenze sui cristiani in Medio Oriente. Presentata da Luca Volonté (Italia), presidente del gruppo Epp a Strasburgo, la raccomandazione chiede “urgentemente” al CdE una “strategia” per difendere la libertà di religione. ”Soprattutto – specifica Volonté – chiede ai 47 Stati membri di basare i propri rapporti bilaterali e multilaterali con i Paesi del Medio Oriente tenendo conto della libertà religiosa e delle minoranze cristiane da tutelare nei loro diritti fondamentali”.Cristiani a rischio estinzione. “Se non vengono adeguatamente affrontati i problemi della bassa natalità e dell’emigrazione, aggravati in alcune zone dalla discriminazione e dalle persecuzioni – mette in guardia l’Assemblea -, le comunità cristiane rischiano di sparire dal Medio Oriente, regione nella quale ha avuto origine il cristianesimo”. La raccomandazione condanna in modo inequivocabile il massacro di fedeli nella cattedrale cattolica siriana di Baghdad dello scorso ottobre, e l’attentato suicida in una chiesa copta di Alessandria d’Egitto di questo gennaio: “due eventi particolarmente tragici” mentre “gli attacchi contro le comunità cristiane si stanno moltiplicando in tutto il mondo”. Circa 200 milioni di persone nel pianeta sono “perseguitate semplicemente per la loro fede”, rammenta Volonté, e “il 75% delle vittime di violenza religiosa è costituito da cristiani”. Secondo i parlamentari la convivenza dei gruppi religiosi è invece “un segno di pluralismo” e costituisce un “ambiente favorevole allo sviluppo della democrazia e dei diritti umani”. Per questo “l’Assemblea è convinta che la scomparsa delle comunità cristiane dal Medio Oriente metterebbe in pericolo anche l’Islam perché sarebbe un segnale di vittoria del fondamentalismo”. Urgente una strategia. I rapporti tra le comunità cristiane in Medio Oriente e le maggioranze musulmane “non sono mai stati facili”, osserva l’Apce sottolineando che “non sempre” le autorità pubbliche di alcuni Paesi musulmani “hanno dato segnali giusti” circa le altre comunità religiose presenti sui loro territori. Pertanto la raccomandazione chiede “urgentemente” una “strategia del Consiglio d’Europa” al fine di “rafforzare e far rispettare la libertà di religione – inclusa la libertà di cambiare la propria – riconoscendola come un diritto umano”. I 47 Stati membri dovrebbero inoltre elaborare “strumenti pedagogici” per combattere gli stereotipi e i pregiudizi anticristiani” e più in generale “la cristianofobia”, e dovrebbero contribuire allo sviluppo del dialogo interreligioso. Ad essi l’Assemblea chiede anche di considerare una “clausola di democrazia” prima di stipulare accordi con Paesi terzi, e di tenere conto della situazione dei cristiani e delle altre comunità religiose nel dialogo e nelle relazioni bilaterali con questi Paesi. La richiesta, infine, al commissario per i diritti umani del CdE, Thomas Hammarberg, e alla Direzione generale dei diritti dell’uomo di monitorare la situazione e tenerne informata la stessa Apce. Balcani e Bielorussia. In un’altra risoluzione adottata all’unanimità, i parlamentari invitano i Paesi della ex Yugoslavia a “raddoppiare gli sforzi” per conseguire “una piena riconciliazione”, affrontare come “prioritaria la questione delle persone scomparse”, garantire sostegno al ritorno dei rifugiati e collaborare pienamente con il Tribunale penale internazionale per la ex Yugoslavia. Oltre al rapporto Marty sulle atrocità commesse in Kosovo e Albania con il traffico di organi umani alla fine degli anni Novanta, a seguito del quale è stata adottata a larga maggioranza una risoluzione (cfr. SIR Europa n.07 – 2011), i parlamentari hanno esaminato il rapporto “La protezione dei testimoni pietra miliare per la giustizia e la riconciliazione nei Balcani” presentato da Jean-Charles Gardetto (Principato di Monaco) che denuncia il basso livello di protezione di questi ultimi: “In Croazia vengono svelati i nomi dei testimoni ‘sotto protezione’; in Bosnia ed Erzegovina vengono intimiditi e minacciati; in Kosovo vengono spesso uccisi”. Per questo “testimoni potenziali rifiutano di fare rivelazioni”. Di qui la richiesta, nella stessa risoluzione, di garantire loro “piena protezione”. L’Assemblea raccomanda inoltre alla Bosnia ed Erzegovina di “intraprendere passi urgenti” quali “un piano di riforme chiave, tra cui le riforme costituzionali”, e di “rafforzare il funzionamento delle sue istituzioni democratiche”. Esprimendo quindi “costernazione” per “l’ondata di violenze senza precedenti” seguita all’annuncio dei risultati dell’elezione presidenziale in Bielorussia nel dicembre 2010, l’Assemblea esorta le autorità di questo Paese a ”liberare immediatamente tutti i candidati dell’opposizione, i giornalisti e i difensori dei diritti umani detenuti per motivi politici”.