UNIVERSITÀ IN EUROPA
I lavori del Congresso europeo di Monaco (27-30 gennaio)
“La chiesa deve essere presente dentro le università che sono luoghi importantissimi per la formazione umana, la ricerca scientifica e il futuro stesso dell’umanità”. È questa la convinzione del card. Rheinard Marx, arcivescovo di Monaco e Freising e vice presidente della Comece, espressa durante l’incontro con i giornalisti in occasione del Congresso europeo della pastorale universitaria, che si è svolto a Monaco dal 27 al 30 gennaio, organizzato dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee). L’evento ha visto la partecipazione di 60 delegati di 23 conferenze episcopali e rappresentanti di associazioni e movimenti universitari, che hanno riflettuto sul tema “Formazione, educazione e Vangelo. Prospettive della pastorale universitaria in Europa”. Il cardinale ha anche sottolineato che l’università è il luogo migliore “dove fare esperienze di dialogo e di convivenza: lo sforzo che per esempio fanno le nostre comunità cristiane universitarie per organizzare momenti di confronto tra studenti di religioni diverse, soprattutto musulmani aiutano le due parti ad approfondire il proprio punto di vista ma anche a non usare le proprie convinzioni gli uni contro gli altri”.Germania. Nel corso del congresso sono state analizzate le situazioni delle pastorali universitarie, che sono molto diverse a seconda dei Paesi. In Germania ci sono 100 università e 270 scuole tecniche superiori, 1 università cattolica, 9 università di ordini religiosi e 6 facoltà di ispirazione cattolica. In tutto il Paese ci sono 125 “comunità universitarie cattoliche” e 240 responsabili della pastorale, di cui 90 sacerdoti; solo il 17% degli studenti tedeschi sono interessati alle tematiche religiose, molti non hanno avuto nessuna esperienza di socializzazione religiosa classica e le conoscenze di fede “scarseggiano”. Mathias Haas, sacerdote impegnato nell’università di Stoccarda e presidente per la Pastorale universitaria cattolica in Germania, ha raccontato che “le comunità universitarie cattoliche sono da sempre istituzioni del vescovato e hanno strutture e attività che variano da una all’altra. La maggior parte di esse lavora con e per gli studenti ma ci sono anche esempi, come a Monaco, di Forum accademici in cui si incontrano universitari e docenti”. Il sacerdote ha sottolineato, poi, che “il nostro lavoro è caratterizzato da una collaborazione ecumenica ineludibile con le chiese protestanti perché le istituzioni universitarie hanno un atteggiamento sempre neutrale e si relazionano con noi solo se ci presentiamo insieme”. Haas ha spiegato che nelle università tedesche, oltre alle proposte di eucarestia agli studenti, sono “necessari altri approcci”, come ad esempio “preghiere pomeridiane, esercizi, meditazioni, pellegrinaggi e ritiri ‘ora et labora’, particolarmente apprezzati dagli studenti, perché li aiutano a organizzare il tempo”. Molto importante viene anche considerato “l’impegno per la formazione della personalità”, anche “con proposte di socializzazione per far incontrare i giovani cattolici”.Inghilterra. Nel descrivere la situazione delle università, per lo più laiche, dell’Inghilterra e del Nord Europa, Christopher McCoy, sacerdote del Movimento internazionale degli studenti cattolici, ha parlato di un “mercato” che “offre molte proposte spirituali diverse, che attraggono i giovani”. Secondo McCoy di fronte alla “crisi dei modi tradizionali di trasmissione della fede cristiana la pastorale universitaria deve interrogarsi sui propri metodi e riconsiderarli”; altro suo compito è quello di reagire a quei gruppi religiosi che vedono l’università come “terreno di reclutamento”, creando “uno spazio fisico, emotivo, psicologico e intellettuale dove gli studenti possono esplorare i loro dubbi di fede senza paura di essere giudicati”.Spagna. Per padre Augustín del Agua Pérez, direttore della Sottocommissione per le università della Conferenza episcopale spagnola, “oggi è indispensabile fare in ogni università l’opzione per la formazione permanente, che riguardi non solo gli studenti ma anche i professori”: il sacerdote ha raccontato che in Spagna si sono fatti degli incontri per docenti dai risultati, anche culturali, molto interessanti. “La pastorale universitaria deve essere inserita nel contesto della nuova evangelizzazione – ha aggiunto – e occorrono nuovi metodi: la cultura deve essere integrata nella missione, nella riflessione teologica e nella preghiera”. Italia. Si è chiesto invece se “è possibile che l’università diventi ‘campus di evangelizzazione” mons. Sergio Lanza, docente della Pontificia università lateranense. La risposta è stata sì “perché dopo secoli di tragica separazione tra fede e cultura si profila per la comunità cristiana l’opportunità di un’assunzione di un ruolo profetico”. Per mons. Lanza la pastorale universitaria deve diventare “pastorale dell’intelligenza” di un pensiero cristiano, che di fronte al “pensiero debole” e al “preoccupante scivolamento della post-modernità verso l’indifferenza” recupera “la propria dignità culturale”, “rivisita i classici del pensiero cristiano”, “indaga a fondo il sorgere e svolgersi della modernità” e “approfondisce le ragioni dei ‘maestri del sospetto e le intuizioni della scienza, dell’arte e della letteratura”.