CHIESE IN BREVE

Ucraina, Italia, Austria

Ucraina: i 10 anni del card. Husar a capo Ugcc”Siamo grati al card. Lubomyr Husar per il suo servizio di guida della nostra Chiesa, un ministero difficile e di grande responsabilità, irto di sfide e ostacoli” sempre affrontati e “superati con successo nella fedeltà a Dio e nel servizio alla Chiesa e alla nazione”. Così l’arcivescovo di Lviv, Ihor Vozniak, durante la liturgia presieduta domenica 23 gennaio nella chiesa di S. Basilio il Grande a Kyiv in occasione dei dieci anni di ministero patriarcale del card. Husar, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc). Alla celebrazione hanno preso parte il nunzio apostolico in Ucraina, l’arcivescovo Ivan Jurkovic, il vescovo Stanislav Shyrokoradiuk della Chiesa ucraina di rito latino, i membri del Sinodo dei vescovi del Supremo arcivescovato di Kyiv e Halych, oltre a sacerdoti, religiosi e religiose e fedeli. “Oggi – ha proseguito l’arcivescovo Vozniak rivolgendosi direttamente al card. Husar – intendiamo rinnovarle il nostro ringraziamento per il trasferimento della sede del governo della nostra Chiesa da Lviv a Kyiv, un passo necessario, giusto e coraggioso, e per il suo personale impegno nello sviluppo di questa Chiesa”. Non sono mancati “diversi dubbi, anche nei cuori dei vescovi” ha ammesso il presule, “ma la fede in Dio porta sempre buoni frutti” ed oggi “auspichiamo di assistere alla crescita spirituale dei nostri fedeli e alla consacrazione della nostra nazione: quella ‘santità del popolo unito in Dio’ posta come obiettivo dal Sinodo dei vescovi Ugcc nel 2006”. Sottolineandone “l’altissimo livello di presenza sui media”, il nunzio apostolico Jurkovic ha definito il capo dell’Ugcc “una delle voci più autorevoli dei nostri giorni” per la “sua saggezza e la testimonianza di povertà radicale ed evangelica”. Il ringraziamento a Dio “per aver sostenuto la Chiesa negli anni della persecuzione” e averla “rafforzata” negli ultimi vent’anni è stato espresso dallo stesso card. Husar, che ha precisato come i meriti attribuitigli non siano “un successo personale ma il risultato del lavoro congiunto di molti, ognuno secondo le proprie capacità”. Di qui l’impegno a proseguire tutti insieme con “zelo e generosità”.Italia: ribadito il primato dell’educare”Per bocca del Consiglio episcopale permanente – riunito ad Ancona dal 24 al 27 gennaio sotto la presidenza del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova – la Chiesa che vive in Italia ha parlato al Paese con riconosciuta autorevolezza e credibilità. Ha saputo farlo dimostrando unità di giudizio, anche nella disamina delle delicate problematiche che ne stanno segnando la vita politica e sociale”. È quanto si legge nel comunicato finale diffuso al temine dei lavori. I vescovi italiani “sono intervenuti in quanto pastori”, sostenuti dal “desiderio dei credenti e di tutti i cittadini di superare le difficoltà del momento presente. I giovani hanno rappresentato la lente, attraverso la quale leggere la realtà: di qui l’attenzione alle loro attese, prima fra tutte quella dell’accesso al mondo del lavoro”. I presuli hanno inoltre “riaffermato con convinzione l’impegno educativo della Chiesa, orizzonte che abbraccia i suoi diversi ambiti di azione nel Paese”, e alla luce degli Orientamenti pastorali per il decennio hanno individuato il tema della prossima Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, che si terrà a Roma dal 23 al 27 maggio 2011: “Introdurre e accompagnare all’incontro con Cristo nella comunità ecclesiale: soggetti e metodi dell’educazione alla fede”. Presentata e discussa la bozza del documento conclusivo della 46a Settimana sociale dei cattolici italiani (Reggio Calabria 14 – 17 ottobre). Il Consiglio permanente ha inoltre approvato il Messaggio d’invito al XXV Congresso eucaristico nazionale, che si terrà proprio ad Ancona dal 3 all’11 settembre prossimi, per accompagnare il cammino di preparazione delle diocesi italiane a tale importante appuntamento. Dai presuli l’auspicio che il Congresso “rappresenti per il nostro Paese un’occasione per ritrovare la sua ‘anima’ profonda e venga alla luce una nuova spiritualità della vita quotidiana”.Austria: incrementare l’assistenza palliativaIncrementare l’assistenza palliativa: è quanto chiede l’hospice della Caritas Socialis di Vienna. “Poter morire in pace e con dignità, in un reparto di cure palliative, un hospice, a casa o in un ospizio, è un diritto umano”, ha affermato il 27 gennaio Robert Oberndorfer, direttore dell’organizzazione. “Deve essere perciò garantita un’assistenza palliativa qualificata per tutti coloro che ne hanno bisogno e per tutto il periodo necessario”, ha aggiunto criticando la tendenza in taluni reparti palliativi a dimettere i pazienti in tempi rapidi. Oberndorfer ha illustrato l’attività dell’hospice di Rennweg che svolge attività diverse: dalla consulenza all’assistenza palliativa mobile, all’attività di hospice vera e propria, all’assistenza a bambini, giovani e famiglie che hanno perso un congiunto. “Con questa offerta, l’hospice di Rennweg dà una testimonianza contro l’eutanasia attiva e a favore della qualità della vita fino alla fine”, in linea con il pensiero ispiratore degli hospice per malati gravi.