BALCANI E SUD EST
L’Ue di fronte a situazioni di crisi, tensioni e violazioni diritti umani
L’Albania è sull’orlo di una crisi interna che non lascia intravvedere sviluppi positivi; in Kosovo si torna a parlare di crimini di guerra ed emerge il nome dell’attuale premier; Croazia e Serbia vorrebbero marciare verso l’Ue, ma l’Europa pretende, e giustamente, piena collaborazione con il tribunale internazionale per l’ex Yugoslavia. E poi c’è il muro anti immigrati in Grecia, la corruzione in Bulgaria, la crisi economica in diversi Stati della regione… I Balcani e il sud est europeo non attraversano di certo un buon momento.Accuse pesanti. L’ultima notizia viene da Strasburgo: l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, riunita dal 24 al 28 gennaio, ha chiesto l’apertura di indagini internazionali "sui crimini commessi l’indomani del conflitto in Kosovo". Si sospetta, da vari elementi presenti in un rapporto dedicato al caso, che "sarebbero stati prelevati organi su alcuni detenuti in territorio albanese per essere trasportati all’estero per i trapianti". L’Assemblea ha dunque ordinato "indagini di controllo e verifica sugli indizi che indicavano l’esistenza di centri di detenzione segreti sotto il controllo dell’Esercito di liberazione del Kosovo" (Uck) e sulla "collusione, così spesso denunciata, tra ambienti mafiosi e politici". L’emiciclo CdE ha chiesto che Eulex, la missione dell’Unione europea in Kosovo, "venga dotata di un mandato chiaro e di risorse e sostegno politico ad alto livello ad essa necessarie per compiere la sua missione straordinariamente complessa e importante". Secondo la risoluzione, approvata ad amplissima maggioranza, "gli orrendi crimini commessi dalle forze serbe avevano suscitato una vivissima emozione nel mondo, creando il presupposto che gli uni erano necessariamente considerati come carnefici e gli altri come vittime. La realtà è un po’ diversa e complessa", secondo l’organismo del CdE. "Il pesce più grosso". Alla base del voto si colloca un rapporto steso dal senatore svizzero Dick Marty, già noto per aver rivelato l’esistenza delle prigioni segrete della Cia in Europa. Il rapporto di fatto sostiene che il primo ministro Hashim Thaçi, e vari membri del governo che hanno fatto parte dell’Uck, siano responsabili di traffico d’organi tratti da prigionieri albanesi e serbi. Del caso si è occupata la stampa internazionale: il francese "Le Monde" aveva rilanciato la notizia lo scorso dicembre. Il britannico "The Guardian" ha recentemente scritto: "Secondo fonti delle intelligence militari occidentali, il primo ministro kosovaro Hashim Thaçi sarebbe stato identificato come ‘il pesce più grosso’ della criminalità organizzata del suo Paese. Documenti della Nato indicano che gli Usa e le altre potenze occidentali che sostengono il governo del Kosovo sono a conoscenza da anni dei suoi rapporti con la criminalità organizzata". "Non è la prima volta che si sentono accuse simili nei confronti di Thaçi e dei suoi uomini", ha osservato "Le Monde". E la tedesca "Tageszeitung" aggiunge: "É pensabile che per ordine del primo ministro di uno stato europeo siano state rapite delle persone? Che poi siano state assassinate per i loro organi? É possibile che Thaçi, al quale Berlino, Londra, Parigi e Washington avevano dato un appoggio pressoché unanime, debba tutto il suo potere alle ricchezze accumulate grazie alle attività criminali?". La stampa osserva fra l’altro che l’oscura faccenda avrà pesanti ripercussioni sul dialogo tra Serbia e Kosovo e che la missione Eulex si vedrà costretta ad avviare un’inchiesta su Thaçi. Un nuovo muro in Grecia? In Grecia, invece, il problema che si aggiunge a quello della crisi economica riguarda gli immigrati che giungono nel Paese attraverso la frontiera turca. Nei giorni scorsi 250 migranti afgani "hanno occupato l’anfiteatro dell’Università di Atene per protestare contro la lentezza del governo greco nelle procedure di asilo. Alcuni degli occupanti sono malati e chiedono assistenza medica, molti altri hanno iniziato uno sciopero della fame". Il quotidiano "Kathimerini" insiste da tempo sull’argomento, e nei giorni scorsi ha scritto: "La Grecia costruisce un muro a Evros per contenere l’ingresso dei migranti". Il giornale ha spiegato che il governo intende realizzare una barriera di filo spinato lunga 12 chilometri e dotata di telecamere. La decisione sarebbe stata assunta "dopo un recente incontro tra funzionari greci e turchi a Edirne", città turca confinante con la Grecia. Il nuovo "muro" europeo potrebbe essere realizzato entro un paio di mesi, benché la Commissione Ue segua con preoccupazione l’intera vicenda. Secondo "To Ethnos", però, "la barriera che il governo greco vuole costruire alla frontiera con la Turchia è una risposta superficiale. Per risolvere l’emergenza dell’immigrazione bisogna secondo la testata – affrontarne le cause profonde", che "vanno ricercate nei Paesi di origine degli emigranti e in funzione di ciò elaborare delle politiche appropriate" con il sostegno dell’Ue e delle Nazioni Unite.