PARLAMENTO UE

Per i diritti dei pazienti

Voto favorevole all’assistenza transfrontaliera

“Un importante passo avanti per i diritti dei pazienti in Europa”. John Dalli, commissario Ue alla salute, commenta favorevolmente il voto con il quale il Parlamento europeo si è espresso, nella sessione di metà gennaio, a favore della direttiva per l’assistenza sanitaria transfrontaliera. “La direttiva fa chiarezza sul diritto dei cittadini di accedere a cure sicure di buona qualità in tutti i Paesi dell’Unione e di esserne rimborsati”. Un diritto per tutti. La direttiva (che riguarda non soltanto i prestatori pubblici di cure, ma anche quelli privati) è il risultato di un accordo tra Parlamento e Consiglio Ue, il quale deve ora dare un’ultima formale approvazione: gli Stati membri avranno poi 30 mesi di tempo per apportare le necessarie modifiche alla loro legislazione nazionale. Le nuove norme stabiliscono, come ha spiegato la relatrice dell’Euroassemblea, Françoise Grossetête, che “i cittadini dell’Unione possono essere rimborsati per l’assistenza medica che ricevono in un altro Stato membro, a condizione che il trattamento e i costi siano coperti dal sistema sanitario nel loro Paese”. Le autorità possono peraltro esigere “che i pazienti richiedano un’autorizzazione preventiva per i trattamenti che necessitano di un ricovero ospedaliero”. Il sostegno dell’Emiciclo è stato ampio e la parlamentare francese ha dichiarato: “È una bella vittoria per i diritti dei cittadini e dei pazienti. Anche così l’Europa dimostra di essere vicina alle persone e alle loro esigenze”. La relatrice ha chiarito: “Farsi visitare, operare o ricoverare all’estero diventerà un vantaggio soprattutto per i pazienti inseriti in lunghe liste d’attesa o quelli che hanno bisogno di cure specialistiche che non esistono nel loro Paese”. Grossetête ha aggiunto: “Un dato comune a tutta Europa è che la maggior parte dei pazienti preferisce ricevere cure nel suo Paese e attualmente solo l’1% dei bilanci sanitari è speso in cure transfrontaliere”. Una cifra che si aggira sui 10 miliardi di euro. Tali innovazioni non riguarderanno però la tessera europea di assicurazione malattia che continuerà a restare valida per i cittadini che hanno bisogno di un trattamento urgente quando sono in viaggio in un altro Paese. Buone pratiche. Non teme che con questa direttiva si sviluppi una sorta di “nomadismo sanitario”, con spostamenti crescenti di persone che cercano cure migliori lontano da casa? – domanda SIR Europa a Dalli. Il commissario maltese sembra sicuro di sé: “I cittadini europei preferiscono ricevere un’assistenza sanitaria vicino a casa propria: nessuno, quando è malato, vuole spostarsi più lontano del necessario. A volte però i cittadini hanno bisogno di recarsi all’estero poiché le cure specializzate o l’assistenza di cui hanno bisogno non sono disponibili entro le frontiere nazionali”. Dalli si sofferma su altri tre punti: “L’obiettivo fondamentale di questo normativa è quello di ridurre le diseguaglianze in campo medico tra un Paese e l’altro”, persino tra una regione e l’altra. Secondo: “Gli esperti del settore di tutta Europa potranno scambiarsi buone pratiche e avvantaggiarsi delle innovazioni nel campo della valutazione delle tecnologie per la salute e dell’assistenza sanitaria on line”, la cosiddetta eHealth. Terzo: “In senso più generale, occorre che gli Stati non diminuiscano, nonostante il difficile momento finanziario, gli investimenti per la cura della salute e per la ricerca in questo ambito”. I “punti di contatto”. Concretamente, una persona che ha necessità di cure particolari oppure sta cercando una diagnosi o cura per una malattia, non avendo trovato adeguata risposta nel proprio Paese si può rivolgere a una struttura sanitaria all’estero. Secondo la direttiva Ue sull’assistenza transfrontaliera, ogni Paese deve designare almeno un “punto di contatto” (un luogo fisico, con possibilità anche di accesso on line) per fornire informazioni ai pazienti interessati a curarsi all’estero e per risolvere eventuali problemi che dovessero insorgere su questo versante. Le autorità nazionali dovrebbero introdurre un sistema di “autorizzazione previa” per tre casi: per le cure che comportano un ricovero ospedaliero di almeno una notte; per un’assistenza altamente specializzata e costosa; in casi gravi e specifici correlati alla qualità o alla sicurezza delle cure prestate all’estero. In questi tre casi – spiega la Commissione Ue – i singoli assicurati possono trovarsi a chiedere preventivamente l’autorizzazione della loro autorità sanitaria nazionale competente per il rimborso. In caso di ricovero all’estero, il cittadino interessato anticiperà la spesa per la cura, che gli sarà rimborsata in seguito. Le autorità sanitarie nazionali possono però rifiutare l’autorizzazione “se il trattamento o il prestatore di cure in questione presentano un rischio per il paziente”. Inoltre, “se nel Paese di residenza un’assistenza può essere fornita in tempo utile, l’autorizzazione può essere rifiutata, ma gli Stati dovranno spiegare il motivo che ha reso necessaria una simile decisione”.