EST E OVEST
Mons. Stanislav Hocevar, arcivescovo di Belgrado
“L’Europa è prima di tutto lo spirito di una cultura cristiana. Ci sono valori precisi che legano i popoli, al di là di leggi e trattati: dignità umana, famiglia, solidarietà, sussidiarietà, giustizia sociale. Il percorso a cui assistiamo è quello che consente di allargare questo nucleo spirituale tipico dell’Europa. La diversità data dalle diverse culture nazionali ci mostra, però, che serve una nuova integrazione”. Ne è convinto mons. Stanislav Hocevar, arcivescovo metropolita di Belgrado e presidente della Conferenza episcopale internazionale “SS. Cirillo e Metodio”, che comprende le Chiese di Serbia, Montenegro, Macedonia e Kosovo. In questi giorni mons. Hocevar è stato a Modena (in Italia), dove ha presieduto una veglia ecumenica nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Lo abbiamo incontrato per dialogare di Europa, conoscenza e confronto.Mons. Hocevar, ritiene che si debba conoscere meglio la cultura dell’Europa orientale?“L’Europa è sempre stata divisa tra Oriente e Occidente fin dal II secolo. Il confine era all’inizio solo amministrativo, poi con lo scisma d’Oriente, la distanza tra Roma e Costantinopoli, le crociate, la nascita degli Stati nazionali, è divenuto sempre più luogo di conflitti tra le due parti, e anche dopo la Seconda Guerra mondiale. La primavera politica, dopo la fine della guerra fredda, ha soltanto aperto tutte le ferite del passato, mai rimarginate. Oggi viviamo in un tempo di conoscenza reciproca e siamo invitati non solo a conoscerci meglio, ma anche a trasformare i conflitti in collaborazione”.Giovanni Paolo II usava la metafora dei due polmoni per parlare delle due parti dell’Europa…“Il poeta Vjaceslav Ivanov nel 1924, durante un viaggio in Italia, scriveva appunto che l’Europa deve respirare con i suoi due polmoni, Oriente e Occidente, e questa immagine è stata spesso ripresa da Giovanni Paolo II. Ecco perché oggi il cristianesimo diviso deve dare un grande esempio, nella ricerca di unità e condivisione. Sarà possibile creare una Unione europea reale solo attraverso la collaborazione autentica tra le Chiese. Abbiamo davanti un grande ‘kairós’: nel tempo della globalizzazione i popoli d’Europa devono collaborare, perché l’apertura agli altri continenti e il confronto con loro nella chiusura individuale sarebbe fallimentare”.Si conosce poco o nulla della storia delle sue terre, della ex Jugoslavia, nonostante una guerra che si è svolta a pochi chilometri dalle nostre case…“La Jugoslavia era divisa al suo interno tra cultura occidentale e orientale. Sapere questo aiuta, ad esempio, a comprendere perché, caduto il regime totalitario, la disgregazione sia stata così rapida e dolorosa. I martiri che abbiamo avuto durante e dopo la Seconda Guerra mondiale hanno permesso, con il loro sangue, di conservare la fede e di far nascere altre vocazioni. La tradizione ortodossa ha conservato in maniera più netta la sintesi tra cristianesimo e cultura nazionale e, per questo, il totalitarismo non ha potuto distruggere l’anima del popolo. La sfida oggi è data anche dalla nascita, nelle nuove Repubbliche, delle Conferenze episcopali di Slovenia, Croazia e Bosnia”.Come vive oggi la Chiesa cattolica di Serbia?“È una Chiesa minoritaria, siamo 480 mila, il 5% della popolazione, suddivisi in 14 minoranze etniche e linguistiche e due riti. E siamo poveri di strutture per la formazione, perché erano soprattutto in Slovenia e Croazia. L’Occidente non conosce questa situazione: per noi il dialogo ecumenico è l’urgenza di ogni giorno, siamo un Paese dell’incontro”.In Occidente al momento un’esigenza forte è quella del confronto con l’Islam: qual è la sua visione?“Se il cristianesimo riscopre le sue radici, l’entusiasmo, allora non si lotterà più con le armi, ma il confronto sarà sul piano dello spirito e dove c’è lo spirito c’è libertà. I cristiani devono riscoprire il dono dell’unità, essere spiritualmente forti nel portare la cultura della vita, la tensione ai valori più nobili. Non vivendo lo spirito evangelico, distruggiamo la nostra stessa vita, lasciando spazio alle tendenze negative, come secolarizzazione, appiattimento su valori minimi”.Qual è, per concludere, la prima attenzione che possiamo avere?“Vi invito intanto ad aprirvi all’Oriente: venite, visitate i nostri Paesi, incontrateci. In questo modo possiamo arricchirci a vicenda: voi avete importanti strutture di carità, noi una ricca tradizione liturgica e insieme possiamo essere complementari. Sarebbe interessante l’incontro tra i religiosi occidentali e i monaci orientali ad esempio. Ma nel 2013 ci attende un anniversario importante: saranno passati 1700 anni dall’Editto di Milano, in cui Costantino riconosceva la libertà di religione e della dignità umana, riconoscendo di fatto nel cristianesimo il futuro dell’Europa e del mondo. Una nuova primavera cristiana potrà aiutare l’Europa a svolgere al meglio la sua missione storica: la collaborazione forte tra Oriente e Occidente non sarà una perdita per nessuno, ma certamente un arricchimento reciproco”.