PARLAMENTO UE
La risoluzione sul tema della libertà religiosa
Una plenaria all’insegna dei problemi e delle soluzioni in materia economica, dei provvedimenti per la salute dei cittadini, degli ospiti “di riguardo”, fra i quali il premier belga, Yves Leterme, e ungherese, Victor Orban, giunti a Strasburgo per discutere con gli eurodeputati e la Commissione la loro visione comunitaria e i prossimi provvedimenti da assumere nelle sedi Ue sul versante della crisi, della politica estera, dell’allargamento, dell’energia. Ma è stata soprattutto la sessione parlamentare nella quale più volte è ritornato il tema della libertà religiosa e delle discriminazioni e violenze cui sono sottoposte le comunità cristiane in diversi Paesi del mondo.Ampio sostegno. Gli eurodeputati sono giunti a definire una proposta di risoluzione comune sul tema della libertà religiosa, sostenuta in aula da un’amplissima maggioranza. Il voto era stato preceduto da un dibattito che aveva rilevato un sostegno unanime alle voci dei cristiani che si levano da Nigeria, Pakistan Iraq, Iran, Terra santa, Egitto, Vietnam, Cina, Sudan e da altri angoli del mondo in cui la possibilità di vivere la propria fede e di manifestarla – mediante il culto, le opere di carità o le iniziative assistenziali e culturali – appare spesso negata. In emiciclo si sono peraltro ricordate altre minoranze religiose che subiscono violenze; sono stati denunciati i casi di islamofobia e gli attacchi contro le comunità ebraiche in Europa. Il testo giunto in aula, dopo aver svolto un elenco dei casi di discriminazione e violenza soprattutto nella seconda metà del 2010 e nei primi giorni di quest’anno, condanna “i recenti attacchi contro le comunità cristiane in diversi Paesi” e “ogni atto di violenza contro cristiani e altre comunità religiose, come pure tutti i tipi di discriminazione e intolleranza basati sulla religione e la fede”. Nel lungo documento il Parlamento si dichiara preoccupato per l’esodo dei cristiani da diversi Stati; condanna il fatto che nella parte nord di Cipro “la celebrazione della messa di Natale nei villaggi di Rizokarpaso e Ayia Triada è stata interrotta con la forza” dalle autorità turche. “Abuso” della religione. Il testo “esprime grave preoccupazione per l’abuso della religione da parte dei responsabili di atti terroristici in numerose regioni” del pianeta e “la strumentalizzazione della religione in diversi conflitti politici”. La risoluzione dell’Eurocamera invita il Consiglio, la Commissione e l’Alto rappresentante per gli affari esteri “a prestare maggiore attenzione al tema della libertà di religione o di credo e alla situazione delle comunità religiose, inclusi i cristiani, negli accordi e nella cooperazione con i Paesi terzi”. All’Alto rappresentante si chiede di “sviluppare con urgenza una strategia Ue sull’esercizio del diritto umano alla libertà di religione, che preveda un elenco di misure contro gli Stati che intenzionalmente non tutelano le confessioni religiose”; “di predisporre in seno alla direzione diritti umani del Servizio europeo per l’azione esterna un sistema permanente per seguire la situazione delle restrizioni governative e sociali alla libertà religiosa”. Catherine Ashton, che ricopre il ruolo di Alto rappresentante, ha sottolineato le insidie che derivano dalle violenze denunciate dall’Europarlamento: “Sono preoccupazioni che ho espresso personalmente all’indomani degli attentati recenti e durante la mia visita alla chiesa della Natività a Betlemme il 6 gennaio”. “L’Ue condanna ogni forma di intolleranza religiosa, ma non bisogna cadere nella trappola degli estremisti, che vorrebbero usare la religione per violare i diritti umani”. Ashton ha ricordato che il tema verrà trattato nel corso del consiglio affari esteri dell’Unione il 31 gennaio e sarà sollevato dall’Ue in sede Onu a marzo.Adozioni internazionali. L’Assemblea ha poi riservato un dibattito e un voto al tema delle adozioni internazionali: la risoluzione predisposta su questo punto ha ottenuto un amplissimo consenso. Roberta Angelilli, vice presidente dell’Assemblea con delega ai diritti dei minori, ha affermato: “Con questo voto l’aula di Strasburgo ha dimostrato che la tutela dei diritti dei minori è una priorità dell’Unione europea”. “Il dramma dei minori abbandonati, orfani o bambini di strada – ha spiegato Angelilli – non riguarda solo il terzo mondo, ma è diventato un problema estremamente grave e di grande attualità anche in Europa”. L’adozione consente “a questi bambini di avere una famiglia e di evitare di trascorrere la propria infanzia tra assistenti sociali e orfanotrofi. Soprattutto l’adozione consente loro di non divenire invisibili e finire nel circuito della povertà, dell’esclusione sociale e dello sfruttamento”. Il testo ribadisce che l’interesse superiore del minore deve sempre e comunque essere salvaguardato: dove possibile, l’adozione deve essere concessa preferibilmente nel Paese di origine e poi all’interno dell’Ue. A Strasburgo si sono opposti a questa risoluzione diversi deputati della Romania, Paese che ha bloccato le adozioni.