PARLAMENTO UE
Una pausa di riflessione e confronto sui grandi temi
Non ha tempo, l’Unione europea, per un pit stop, per fermarsi ai box e darsi una registrata. In politica, a qualunque livello, i problemi incalzano, le novità si susseguono, si schiudono nuovi scenari cui dare risposte, meglio se immediate ed efficaci… Eppure qualche momento per sostare e ragionare, per verificare i risultati ottenuti e valutare i prossimi passi, è sempre utile. Fra timori e nuovi slanci. La sessione plenaria dell’Europarlamento (Strasburgo, 17-20 gennaio), offre l’opportunità per far duettare Yves Leterme, presidente di turno dell’Ue dal giugno al dicembre 2010, con José Manuel Barroso, presidente della Commissione, che già ha “agganciato” la nuova presidenza ungherese e prosegue il cammino. Altre voci si aggiungono al confronto: Jerzy Buzek, presidente dell’Assemblea, che sta crescendo in autorevolezza, senza dimenticare alcuni leader dei gruppi politici, presidenti di commissioni parlamentari, singoli deputati che alzano lo sguardo per scrutare la direzione. Complessivamente si respira un clima di timori (la crisi ha lasciato un segno profondo) e di nuovi slanci (almeno da parte di chi crede alla “casa comune”). A Strasburgo, così come a Bruxelles, i deputati euroscettici, quelli nazionalisti e quelli antieuropei non perdono occasione per affermare che “l’Europa non serve”: è accaduto anche in questi giorni in emiciclo. D’altra parte si fanno sentire le posizioni di chi comprende che le sfide geopolitiche, economiche, sociali, demografiche, ambientali che premono alle porte non possono essere risolte solo con una prospettiva nazionale e con lo spirito della “fortezza assediata”.I diritti, le libertà. Tra gli assertori più convinti dell’integrazione appare, in questa fase, il presidente del Parlamento Ue, il polacco Jerzy Buzek. Il suo ruolo gli consente quella visibilità favorevole per far risuonare di volta in volta alcuni punti fermi: “L’Europa serve ai cittadini, è utile agli Stati nazionali, è un punto di riferimento nel mondo”, sostiene. E ancora: “L’Ue è un baluardo di diritti e di valori e si è data, con il Trattato di Lisbona, gli strumenti necessari per affrontare gli scenari imposti dalla globalizzazione”. Buzek è un assertore di una governance economica integrata, richiama di continuo il servizio che l’Unione deve ai cittadini nei diversi campi di competenza, insiste sul fatto che democrazia, libertà e diritti fondamentali possono trovare nelle istituzioni comuni un solido baluardo. Non a caso il presidente richiama temi quali la libertà di religione e di espressione, la tutela delle minoranze, lo sviluppo delle regioni arretrate, auspicando la vera democrazia nei Paesi europei che non fanno parte dell’Unione, con in primo piano Russia, Bielorussia, Ucraina e tutti i Balcani. Moneta, mercati e un’anima… “L’Europa cerca di darsi un’economia efficiente e una moneta condivisa. Sono elementi essenziali” per la costruzione politica dell’Ue. Ma “all’Europa serve anche un’anima, le servono valori e obiettivi alti e condivisi per approfondire” l’integrazione, creare risultati per i cittadini, diventare un vero attore mondiale. Yves Leterme, premier belga, nella sede dell’Europarlamento traccia, il 18 gennaio, un bilancio della presidenza semestrale. In aula riscuote il plauso delle altre istituzioni Ue e di gran parte degli eurodeputati. Ma il suo intervento non si limita al lavoro compiuto in quella veste; egli svolge piuttosto un’analisi del punto cui è giunta l’Unione europea cercando di delinearne i prossimi scenari. “Dobbiamo avere fiducia in ciò che l’Europa ha fatto, dei progressi compiuti, degli obiettivi raggiunti”. La Comunità, “prima di essere un mercato era un sogno, un ideale politico per chi” aveva vissuto i drammi della guerra e delle divisioni. “Dobbiamo sempre ricordarci di tutto ciò – ha aggiunto Leterme -. E occorre guardare avanti”.Una questione “esistenziale”. Il presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso, è un’altra personalità che si va affermando. Nel primo quinquennio alla guida dell’Esecutivo, Barroso era apparso soprattutto come un politico opaco, un europeista “tiepido”, al traino dei principali Paesi d’Europa. Ora sembra smarcarsi e muoversi con maggiore disinvoltura. Dice: “Il futuro dell’euro corrisponde al futuro dell’Europa”. Pone l’accento sui temi economici, perché sa che sono questi a guidare (troppo spesso) la politica; ma ne conosce anche le ricadute sui cittadini e sulle famiglie. Poi aggiunge: “Nei mesi scorsi l’Ue ha cercato la sua strada per emergere dalla crisi mediante scelte concrete, efficaci, a volte non condivise, ma con spirito comunitario e nel senso della solidarietà”. La retorica, nei discorsi politici, è immancabile: eppure Barroso riafferma che “insieme si va avanti, altrimenti si perdono le battaglie” con i nuovi competitori mondiali, con le sfide emergenti, e si impoveriscono l’Europa e i suoi cittadini. “C’è in gioco il nostro destino collettivo – argomenta da Strasburgo -, è una questione esistenziale”. E sembra crederci…