AUSTRIA
Le reazioni ai dati ufficiali sui cattolici nel Paese
Sono state pubblicate nei giorni scorsi le statistiche ufficiali sui cattolici in Austria nel 2009 e i dati ufficiosi relativi al 2010. Tra i numeri più significativi, l’aumento delle abiure: nell’anno appena trascorso sono state oltre 87 mila, un record dal 1945. Diverse le reazioni degli esponenti della Chiesa cattolica, che presentiamo in sintesi. Dati. Nel 2010 il numero dei cattolici in Austria è lievemente diminuito: sono 5.45 milioni, rispetto ai 5.53 milioni del 2009. Il calo rappresenta l’1,4% del totale. Tra gli elementi più allarmanti registrati dalle statistiche vi è l’incremento delle abiure: circa 34 mila unità rispetto al 2009. Le diocesi riferiscono che l’aumento si è verificato soprattutto nel primo semestre del 2010 ed è attribuito allo scandalo degli abusi negli ambienti ecclesiastici. Le statistiche riportano inoltre che nel 2009 sono stati celebrati 49.892 battesimi, 12.188 matrimoni, 59.431 cresime, 55.033 Prime Comunioni e 53.016 funerali. “Nuova libertà”. Per il card. Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale austriaca, la tendenza registrata per le abiure rappresenta un “segno di nuova libertà” nell’ambito di un’evoluzione “dal Cristianesimo tradizionale al Cristianesimo decisionale”. Tuttavia, ha sottolineato all’agenzia di stampa cattolica austriaca Kathpress, “ogni abiura è dolorosa” e “lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha certamente condizionato l’elevato numero di abiure nel 2010; ma le cause di un passo di questo genere sono generalmente più profonde”. “L’appartenenza alla Chiesa è una questione di libera decisione e non più di tradizione”, ha aggiunto il cardinale, che ha ricordato come il sistema dell’imposizione delle tasse ecclesiastiche richiede ogni anno la decisione si restare o meno all’interno della Chiesa: chi lo fa, “lo fa consapevolmente” e “pertanto, da parte della Chiesa occorre tematizzare maggiormente ciò che spinge le persone a restare” al suo interno. Il card. Schönborn ha poi citato uno studio non ancora pubblicato del teologo della pastorale Paul Zulehner, secondo cui il 44% di coloro che hanno fatto l’abiura hanno pensato seriamente a rientrare nella Chiesa e ha infine invitato a vedere “le tante cose buone”, con riferimento alle statistiche sui sacramenti celebrati nel 2009 e anche all'”enorme potenziale positivo dei volontari”. “Domina ancora l’inverno nella Chiesa – ha concluso il cardinale – ma sento già una nuova primavera”.Rispettare le scelte. Mons. Egon Kapellari, vescovo di Graz e vicepresidente della Conferenza episcopale austriaca, si è detto colpito per i dati delle abiure. “Fa molto male vedere che molti cattolici si sono allontanati dalla Chiesa abiurandola”, ha dichiarato in un comunicato stampa diffuso dalla diocesi di Graz-Seckau. “Dobbiamo rispettare queste decisioni”, ha aggiunto mons. Kapellari, esprimendo tuttavia la speranza che le persone si riavvicinino alla Chiesa. Sugli abusi nella Chiesa, il vescovo ha ribadito l’auspicio di una “svolta sincera e radicale” con la necessità di un’attenzione costante. “Spero vivamente che la Chiesa esca purificata da questa crisi”, ha concluso mons. Kapellari. Recuperare il dialogo. Numerose le prese di posizione, moltiplicatesi già l’11 gennaio dopo la diffusione dei dati. Il direttore dell’Ufficio per la pastorale dell’arcidiocesi di Salisburgo, Balthasar Sieberer, ha annunciato l’avvio in primavera di una campagna per entrare in contatto con le persone che hanno abbandonato la Chiesa ufficialmente tra il 2003 e il 2008. “Vogliamo parlare con chi ha lasciato la nostra comunità”, ha detto Sieberer. Della necessità di recuperare la fiducia ha parlato in un comunicato stampa mons. Manfred Scheuer, vescovo di Innsbruck: “Al di là delle risposte immediate, ciò sarà possibile solo con la preoccupazione impegnata e sincera verso le persone del nostro tempo”. In una conferenza stampa, Wilhelm Vieböck, direttore dell’Ufficio per la pastorale della diocesi di Linz, ha illustrato il tentativo di recuperare le abiure “con una lettera del vescovo che invita ad un colloquio”. Nell’ultimo anno, ha riferito, 100 persone sono ritornate nella Chiesa: in molti l’hanno fatto dopo essere state contattate dalla parrocchia. Nella diocesi di Feldkirch esiste da settembre un “Ufficio per il dialogo” per chi abbandona la Chiesa: lo ha riferito ai giornalisti Monika Eberharter, direttrice dell’Ufficio. Compito principale del centro è “entrare in colloquio telefonico per tre mesi con le persone che hanno abiurato”. Eberharter ha riferito di reazioni positive all’iniziativa. Il “contatto diretto” con le persone è per il teologo Zulehner l’unica via per prevenire le abiure. “La Chiesa ha bisogno di una maggior vicinanza alle persone e ciò in modi molteplici; deve dare anche la sensazione che si può essere moderni e allo stesso tempo cristiani”, afferma il teologo nello studio a lungo termine che esamina l’evoluzione della vita religiosa degli austriaci dal 1970 al 2010.