CCEE - TERRA SANTA

Costruire ponti

Hlc 2011: il messaggio dei vescovi d’Europa, Usa e Canada

Si è svolta dal 9 al 13 gennaio l’annuale visita in Terra Santa dei vescovi membri del Coordinamento delle Conferenze episcopali a favore della Chiesa della Terra Santa e dell’Assemblea dei vescovi cattolici della Terra Santa (Hlc 2011) sul tema “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza”. La delegazione era composta da circa trenta tra vescovi e rappresentanti di Conferenze episcopali e organismi ecclesiali europei e nord americani in Terra Santa. L’ecumenismo a Gerusalemme; la libertà religiosa in Israele e nei Territori Palestinesi; i lavori della Commissione Bilaterale Permanente tra Santa Sede e Stato d’Israele; il dialogo interreligioso con Islam e Ebraismo”: sono stati questi alcuni dei temi al centro del pellegrinaggio. L’incontro è terminato con la pubblicazione di un comunicato finale firmato da tutti i partecipanti: mons. Patrick Kelly, arcivescovo di Liverpool (Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles); mons. Rock Mirdita, arcivescovo di Tirana-Durazzo (Conferenza episcopale albanese); mons. William Kenney, vescovo per gli Affari europei (Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles); mons. Pierre Morissette, vescovo di St. Jerome (Conferenza episcopale canadese); mons. Michel Dubost, vescovo di Evry (Conferenza episcopale francese); mons. Peter Bürcher, vescovo di Reykjavik e rappresentante della Conferenza episcopale nordica; mons. Dr. Stephan Ackermann, vescovo di Trier e presidente della Commissione giustizia e pace della Germania (Conferenza episcopale tedesca); mons. Gerald Kicanas, vescovo di Tucson (Conferenza episcopale degli Stati Uniti d’America), mons. Joan Enric Vives, arcivescovo di Urgell e coprincipe di Andorra (Conferenza episcopale spagnola). Ci siamo riuniti per l’undicesima volta in Terra Santa per mostrare, condividendo e scambiando le nostre esperienze e le nostre speranze, l’amore e la solidarietà dei cattolici nelle nostre patrie verso la Terra del nostro Salvatore, e in modo particolare verso le persone che compongono la comunità dei credenti di questo luogo. Quest’anno, ci siamo concentrati in particolare sull’incontro con tutte le confessioni cristiane. La nostra vocazione come Cristiani è quella di costruire ponti, e condividiamo la speranza di unire tutti i cristiani nella ricerca di una pace giusta per tutti in questa terra. Siamo inoltre lieti di unirci agli Ordinari della Terra Santa. È stato di incoraggiamento per noi riflettere su quello che Papa Benedetto ha scritto a proposito della Terra Santa:Quanto più vediamo l’universalità e l’unicità della persona di Cristo, tanto più guardiamo con gratitudine a quella Terra in cui Gesù è nato, ha vissuto ed ha donato se stesso per tutti noi. Le pietre sulle quali ha camminato il nostro Redentore rimangono per noi cariche di memoria e continuano a “gridare” la Buona Novella. Per questo i Padri sinodali hanno ricordato la felice espressione che chiama la Terra Santa “il quinto Vangelo”. Quanto è importante che in quei luoghi ci siano comunità cristiane, nonostante le tante difficoltà! Il Sinodo dei Vescovi ha espresso vicinanza profonda a tutti i cristiani che vivono nella Terra di Gesù testimoniando la fede nel Risorto.Venite a vedereNoi siamo convinti che qualsiasi visita alla Terra Santa porti vantaggi sia ai pellegrini che alle persone che vi abitano, specialmente alla comunità cristiana. Quando i discepoli di Giovanni Battista chiesero a Gesù dove viveva, Egli non rispose loro direttamente ma li esortò con le parole “Venite a vedere” [2]. Così fecero, e ciò cambiò le loro vite. Il tempo da noi trascorso in Terra Santa ha cambiato anche noi. Andiamo via con un rinnovato impegno alla preghiera con e per i nostri fratelli vescovi, la comunità cristiana e tutta la gente della Terra Santa. Ci impegniamo a pregare per una pace giusta e per le misure necessarie a proteggere la vita, la dignità, i diritti e la libertà religiosa di tutti coloro che vivono in Medio Oriente. Incoraggiamo inoltre i pellegrinaggi che visitano la terra in cui Gesù camminò e in cui la gente continua a vivere la propria fede.Stiamo con coloro che vogliono disperatamente trovare modi per contribuire ad una situazione di maggiore giustizia e pace, dove vedono così tanta paura e sfiducia, perfino odio e distruzione. Nonostante alcuni tangibili miglioramenti nella distribuzione dei visti, ci siamo nuovamente e dolorosamente resi conto della frustrazione percepita da parte del clero cattolico e dei religiosi, le cui opere quotidiane sono rese difficili dalle restrizioni di movimento. I nostri fratelli Vescovi ci hanno detto con tristezza che, a quanto pare, le parole del Papa durante la visita del 2009, in cui chiedeva di concedere libertà di movimento al clero cattolico e ai religiosi, sono rimaste inascoltate. Sollecitiamo caldamente una conclusione alle lunghe trattative tra la Santa Sede e lo Stato di Israele. Ci siamo anche resi conto della sofferenza di quelle persone i cui matrimoni sono posti sotto enormi pressioni dai requisiti di “sicurezza” e dalle differenze religiose, di individui e comunità le cui terre e le cui proprietà sono state danneggiate o sottratte, anche dal percorso e dalla costruzione del muro, e delle persone la cui vita è resa così difficile dalla situazione in cui vivono a Gaza. Sappiamo che ci sono dei miglioramenti in alcuni settori, e il Primo Ministro Palestinese Fayyad ci ha parlato della notizia incoraggiante secondo cui i dati più recenti mostrano che il numero di Palestinesi che torna è superiore al numero di quelli che se ne vanno, ma siamo profondamente preoccupati di quei troppi casi in cui la dignità delle persone è ignorata o insultata. Ci impegniamo dunque a stare dalla parte degli operatori di giustizia e degli operatori di pace qui in Terra Santa e a cercare di incoraggiare e persuadere i leader e la gente delle nostre nazioni a unirsi a loro. Continueremo ad operare per una pace duratura, sostenendo una vera e propria soluzione con due stati, con la sicurezza ed il riconoscimento dello stato e del popolo di Israele e uno stato vitale e indipendente per i Palestinesi. Opereremo per un futuro in cui la vita, la dignità e i diritti sia dei Palestinesi che degli Israeliani siano protetti e rispettati.Cosa è necessario fare?Continueremo ad incoraggiare i nostri compagni cattolici a pregare per i nostri fratelli e per le nostre sorelle di questa Terra e informeremo anche le altre persone interessate di quello che abbiamo imparato. Porteremo avanti i colloqui con i diplomatici e i politici di casa nostra per condividere le preoccupazioni delle comunità cristiane che abbiamo incontrato.Invitiamo inoltre tutti gli altri ad unirci a noi in questi impegni. Tutti i leader religiosi possono influenzare il modo in cui i membri delle loro religioni giudicano coloro che non condividono le loro stesse convinzioni, e loro, come noi, devono mostrare maggiore coraggio e responsabilità nella leadership. Coloro che insegnano ai bambini hanno la responsabilità speciale di aiutare le giovani menti a crescere nel rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona creata da Dio, indipendentemente dalle loro convinzioni, dalla loro cultura o dalla loro nazionalità. Siamo stati grandemente incoraggiati dalla testimonianza di quei religiosi che lavorano nelle scuole per contribuire a creare un futuro migliore. Coloro che governano le varie parti della Terra Santa devono trovare la volontà e stabilire i metodi per attuare misure coraggiose per la giustizia e per la pace. I leader delle nostre nazioni, le cui politiche internazionali hanno effetti importanti in questo luogo, hanno le inevitabili responsabilità di collaborare a creare una pace giusta e di proteggere i diritti dei credenti e di tutta la gente di queste terre. Anche i giornalisti sanno quanto possano essere potenti le loro parole, e facciamo appello a loro perché riferiscano delle difficoltà ma anche dei segnali di speranza.Preghiamo affinché il Signore dia veramente la forza alla sua gente e benedica il suo popolo, tutto il suo popolo, con la pace [3], specialmente in quella terra che noi tutti chiamiamo santa.