COMECE

Il coraggio di dire

Intervista con padre Piotr Mazurkiewicz

“Bisogna avere il coraggio di presentare l’opinione della Chiesa”. È quanto afferma padre Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Comece (Commissione episcopale presso l’Unione Europea) in un’intervista rilasciata per SIR Europa a Guillaume Frison nella quale il segretario generale traccia un bilancio di quanto realizzato nel 2010 e dei progetti per il nuovo anno. Padre Mazurkiewicz, ci potrebbe ricordare quali sono stati i progetti della Comece nel 2010?“L’anno 2010 è stato ritmato dalla pubblicazione di numerosi testi di riflessioni e di raccomandazioni inviate all’Unione Europea, ma anche dall’organizzazione di alcune grandi conferenze presso il Parlamento Europeo. Per esempio, abbiamo organizzato una conferenza sull’enciclica Caritas in veritate. Conoscete dei parlamenti nazionali che hanno organizzato una conferenza di questo tipo? È stato interessante constatare che i responsabili politici si interessano molto alle raccomandazioni espresse in questa enciclica”.Quali sono stati gli argomenti dei testi delle raccomandazioni inviate all’Ue?“Abbiamo pubblicato due documenti importanti, quest’anno, sulla politica europea. Il primo tratta della politica della non discriminazione. Alcuni ritengono che l’Unione Europea abbia un’ampia competenza in materia mentre la nostra conclusione è, al contrario, che l’UE può avere solamente una competenza limitata. Quando l’UE s’impegna a favore di un gruppo discriminato, occorre peraltro che si muova con grande saggezza. Senza, rischierebbe di creare nuove discriminazioni nei confronti di un altro gruppo di popolazione, come succede nel caso delle questioni legate al matrimonio, alla libertà di coscienza o alla libertà religiosa”.Il vostro documento di base sulla libertà religiosa nel mondo non è passato inosservato…“In effetti, questo documento ha provocato una reale presa di coscienza della classe politica riguardo alla persecuzione dei cristiani nel mondo. Il nostro Rapporto ha avuto successo grazie al lavoro significativo svolto sulla questione da un gran numero di attori. Non più di due anni fa, l’affermazione che i cristiani erano perseguitati a causa della loro religione non era credibile. In seguito al nostro rapporto, tre vescovi iracheni sono stati invitati a Bruxelles per parlare della situazione in Iraq. Inoltre, alcuni deputati e ministri nazionali hanno chiesto ufficialmente all’UE di proteggere i cristiani dalle persecuzioni. Quest’anno, i ministri degli affari esteri dell’UE si riuniranno per dibattere questa questione, che dovrebbe essere anche oggetto di una Risoluzione del Parlamento Europeo”.La Comece ha contribuito all’Anno europeo 2010 contro la povertà e l’esclusione sociale?“La Chiesa ha un’autentica esperienza da offrire in materia. Insieme alla Kek (Conferenza delle Chiese Europee), alla Caritas e a Diaconia, abbiamo messo in piedi un gruppo di esperti che ha consegnato le sue raccomandazioni in occasione di una conferenza presso il Parlamento Europeo. Insistiamo affinché il problema della povertà non sia trattato solamente da un punto vista puramente economico, ma includa la totalità dell’essere umano”.Dopo la sua adozione nel 2009, il 2010 è stato l’anno dell’attuazione del Trattato di Lisbona. Questo Trattato ha avuto delle conseguenze sulla vostra cooperazione con le istituzioni europee?“L’articolo 17 del Trattato di Lisbona prevede che l’UE mantenga ‘un dialogo aperto, trasparente e regolare con le Chiese’. In realtà, abbiamo già una pratica consolidata di dialogo con le istituzioni europee. Finora, però, si basava sulla buona volontà di ciascuno. L’articolo 17 non fa parte del diritto canonico, ma del diritto europeo! Quello che dovrebbe cambiare è il fatto di prendere l’iniziativa: adesso, diventerà più naturale per un responsabile europeo incontrare la Chiesa. Non ci aspettiamo altri cambiamenti nell’immediato. Da parte nostra, abbiamo offerto la nostra lettura dell’articolo 17 in un documento redatto in collaborazione con la Kek in cui spieghiamo, tra l’altro, che il dialogo con le Chiese non può sostituire gli incontri bilaterali”.A proposito, come collaborate con le altre Chiese?“Proviamo, per quanto possibile, a cooperare insieme. Quest’anno, la cooperazione è stata particolarmente fruttuosa sulle questioni della libertà religiosa e della povertà, ma anche in occasione del seminario di dialogo con la Commissione Europea. Tuttavia, in caso di divergenze, restiamo fedeli al nostro insegnamento”.Il 2010 è stato un anno particolare anche per la Comece. È così? “È vero. Abbiamo infatti festeggiato i nostri 30 anni di attività! Il dibattito che abbiamo organizzato in quell’occasione tra Jacques Delors (Presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995) e mons. Fisichella, attuale Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, sull’avvenire dell’Europa è stato un bell’esempio del dialogo che vogliamo portare avanti con il mondo politico”.Passiamo al 2011. Potreste presentarci il programma di lavoro della Comece per il 2011?“È l’agenda dell’Unione Europea che organizza, in gran parte, il nostro lavoro. A questo livello, i grandi dossier dovrebbero essere l’attuazione dell’iniziativa della cittadinanza europea, il lancio di una direttiva sui tempi lavorativi (vorremmo che la domenica venisse considerata come la giornata privilegiata del riposo) e la questione della libertà religiosa nel mondo, particolarmente in Europa”.E a livello della Comece?“A livello della Comece, ci apprestiamo a lavorare su tre dossier importanti per gli anni a venire: l’economia sociale di mercato (un concetto del Trattato di Lisbona), la riforma della PAC (politica agricola comune) e la strategia del Danubio, adottata dalla Commissione Europea nel dicembre 2010. Su quest’ultimo punto, insisteremo sul ruolo della religione nel processo di riconciliazione, in particolare nei Balcani”.Come misurate il successo del vostro lavoro?“Bisogna essere umili. Non spetta alla Chiesa assumersi la responsabilità delle decisioni dell’Unione Europea. Il nostro ruolo è di operare un discernimento sulle questioni etiche sollevate dalle iniziative politiche, poi di spiegarle. Non c’è nessuna garanzia che saremo ascoltati o compresi. D’altronde, se i decisori finiscono per cambiare parere, non è necessariamente a causa nostra. Il successo è un dono di Dio”.Qual è allora il valore aggiunto della Comece nel processo decisionale europeo?“La politica funziona molto a breve o medio termine: da un’elezione all’altra. Noi abbiamo il vantaggio di proporre delle riflessioni a lungo termine. La Comece non è un’organizzazione ‘cripto-cattolica’ che cercherebbe di trasformare l’Unione Europea in un’organizzazione confessionale. Il fondamento della nostra presenza a Bruxelles è l’insegnamento sociale della Chiesa. Quest’ultima integra tutte le attività della società, incluso quell’elemento particolare che è l’aspetto etico. È la missione pastorale che ci guida. Si tratta di avvicinare il mondo alla verità sull’uomo, così come ci viene rivelata dai Vangeli. Bisogna avere il coraggio di presentare l’opinione della Chiesa. Mi sembra che questo funzioni bene”.