CCEE
Vescovi Usa e Ue in Terra Santa
Si è aperta il 9 gennaio (fino al 13) con la visita alle parrocchie di Nablus e Gerico, nei Territori palestinesi, la tradizionale visita in Terra Santa dei vescovi del Coordinamento delle Conferenze episcopali a favore della Chiesa della Terra Santa e dell’Assemblea dei vescovi cattolici della Terra Santa (Hlc 2011), quest’anno sul tema, già del Sinodo di ottobre scorso, “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza”. La delegazione, composta da circa trenta tra vescovi e rappresentanti di Conferenze episcopali e organismi ecclesiali europei e nord americani, suddivisa in due gruppi, ha raggiunto Nablus e Gerico, dove dopo la celebrazione della messa ha incontrato i fedeli locali per raccogliere le loro testimonianze di vita. Per SIR Europa la visita viene seguita dall’inviato Daniele Rocchi.In cammino con la Croce. Il parroco di Gerico, il francescano di origini siriane Ibrahim Sabbagh, salutando i vescovi della delegazione ha voluto esprimere il suo ringraziamento “per la presenza e la vicinanza che mostrate alla parrocchia cattolica più piccola della Palestina (poco meno di 200 fedeli, ndr) che vive nella città più antica del mondo. Oggi la Chiesa universale fa visita a questo suo piccolo gregge. La vostra solidarietà c’incoraggia e ci rafforza nella nostra vocazione ad essere presenza viva nella terra di Gesù”. Per quanto piccola, la parrocchia gestisce due scuole private con oltre 1.000 alunni in totale, dei quali dice il francescano, “solo 41 sono cattolici. A tutti viene garantito l’insegnamento della religione, nel rispetto della fede di appartenenza, per sei ore settimanali”. “Grazie alle scuole e ai benefattori che le sostengono finanziariamente come il Patriarcato latino e la Custodia – sottolinea il religioso che guida la parrocchia da poco meno di due mesi – la nostra comunità è molto rispettata e apprezzata dalla gente e dalle autorità locali. Attraverso la cultura e l’istruzione cerchiamo, infatti, di educare i giovani al dialogo e alla convivenza, il modo migliore, forse, per fronteggiare un certo radicalismo islamico che comincia a farsi sentire anche nei Territori palestinesi. Gli echi egiziani e iracheni non sono poi così lontani. Movimenti integralisti puntano sulle conversioni all’Islam arrivando a bussare anche alle case dei cristiani e ciò provoca sofferenza. Ci sono poi movimenti radicali anche tra i cristiani. Sono sempre di più le sette protestanti, influenti e ricche, che inviano i loro missionari tra i nostri fedeli e tra quelli delle altre Chiese creando divisioni e contrasti”. Pressioni che trovano in alcuni un terreno fertile dove attecchire, a causa di una crisi politica e socio-economica ultradecennale che provoca l’emigrazione. Spiega, infatti, padre Sabbagh: “La nostra è una Chiesa povera e piccola. I cristiani vivono le difficoltà sociali ed economiche provocate dall’occupazione militare israeliana. Gli spostamenti per andare in ospedale, a lavoro sono difficili. Lottando per avere garantiti i nostri diritti, dopo anni, siamo riusciti ad ottenere con più facilità permessi per uscire dai Territori e andare a pregare nei Luoghi Santi o a trovare parenti. Poveri e deboli ma anche “ricchi e forti”. “Siamo ricchi e forti perché abbiamo la consapevolezza dell’importanza della nostra presenza qui. Siamo segno della Chiesa universale. La presenza di vescovi dall’Europa e dagli Usa ci rinsalda nella convinzione che siamo parte preziosa della Chiesa, i figli della Chiesa madre di Gerusalemme. La nostra fede abbraccia la Croce ogni giorno, ed è la realtà che viviamo quotidianamente a ricordarcelo. Quella Croce – conclude – forse smarrita da molti in Occidente, adagiati sulla prosperità e sul sentirsi, non sappiamo ancora fino a quando, maggioranza. Ma la ricchezza e il sentirsi parte di una maggioranza a volte può ingannare”.Un centro per i giovani. A Rafidia, sobborgo di Nablus, l’arcivescovo di Liverpool, mons. Patrick Kelly, ha benedetto e poi inaugurato un centro giovanile finanziato dalla diocesi inglese e dai cavalieri del Santo Sepolcro, anche in virtù di un gemellaggio con le parrocchie di Sant’Osvaldo e di Santa Cecilia di Liverpool. Il parroco, don Johnny Abu-Khalil, nel salutare la delegazione, guidata oltre che da mons. Kelly anche dal patriarca latino Fouad Twal, ha ricordato che “il centro rappresenta un passo importante nel tentativo di fermare l’emigrazione dei cristiani e darà ai giovani uno stimolo in più per restare. Si tratta di un progetto esemplare da riproporre anche per altre parrocchie dei Territori Palestinesi. È un centro che dona speranza nel futuro ai giovani”. Il costo del centro, che ha richiesto la ricostruzione e l’ammodernamento di alcuni impianti, è costato 100 mila sterline. Nell’inaugurarlo mons. Kelly ha sottolineato che “non è importante solo circondarsi di cose che si usano ma di cose anche belle. La cattedrale di Liverpool è spesso usata dalla tv per la sua bellezza e la bellezza veicola la Parola di Dio”. Durante la messa l’arcivescovo di Liverpool ha invitato i fedeli di Nablus a pregare per mons. Michael Evans, vescovo di East Anglia, malato di cancro e con poche settimane di vita, e per le vittime della strage di Tucson, di Alessandria d’Egitto e di Baghdad.