TAIZÉ

Luce che si trasmette

Bilancio del 33° ”pellegrinaggio di fiducia” a Rotterdam

“È possibile credere in Dio nel mondo moderno?”. È la domanda che frère Alois, priore della comunità di Taizé, che ha organizzato il “pellegrinaggio di fiducia” a Rotterdam dal 28 dicembre al 1° gennaio a cui hanno partecipato 30.000 giovani europei, si è posto nell’ultimo momento di preghiera comune che si è svolto il 31 dicembre. Il priore ha rilevato che “in molti Paesi del mondo è divenuto più arduo fare riferimento a Dio” e “sono numerosi quelli che cercano seriamente un senso alla loro vita, ma non possono credere in un Dio che li ami personalmente”: per questo ha suggerito a ciascuno dei presenti di “comunicare ad altri la sua speranza in Cristo” non solo con le parole ma con la vita, perché in questo modo “accade qualcosa di sorprendente, ovvero che è trasmettendo il messaggio della risurrezione di Cristo che lo capiamo sempre meglio. Così questo mistero diventa sempre più centrale nella nostra esistenza, può trasformare la nostra vita”. Il priore ha anche riconosciuto che “la gioia, la compassione, il perdono” i valori approfonditi in questi giorni, cardini della sua “Lettera dal Cile”, “sono state realtà vissute intensamente da molti”. E a sottolineare anche concretamente che “ognuno di noi può trasmettere attorno a sé una piccola luce” il momento di preghiera nel parco delle Esposizioni di Ahoy si è concluso con l’accensione di migliaia di lumini che i giovani avevano in mano, a cui hanno dato il via i bambini che circondavano frère Alois. Est e Ovest uniti. Facendo un bilancio dell’evento in Olanda, frère Emile, “fratello” di Taizé da 35 anni, ha sottolineato che “la collaborazione che si è creata, per la prima volta, tra la Chiesa cattolica e quella protestante è stata straordinaria ed entrambe hanno espresso il desiderio di continuare a lavorare insieme”. Il religioso, di origine canadese, rileva che “rispetto a Poznan, in Polonia, dove è avvenuto l’incontro dello scorso anno, in cui era prevalente la presenza della Chiesa cattolica, qui l’aspetto ecumenico è stato reale: per fare un esempio le due pastorali giovanili, cattolica e protestante, hanno lavorato insieme e hanno persino realizzato una cartolina ricordo, e anche la televisione cattolica, e quella protestante, hanno per la prima volta unito le forze producendo servizi trasmessi anche dalla televisione nazionale”. In un Paese in cui “la religione è vista come qualcosa di pericoloso, vicina al fondamentalismo – nota frère Emile – la presenza pacifica e tranquilla di tutti questi giovani europei ha dimostrato che la fede non è un rischio per la sicurezza. Inoltre, in un contesto sociale e culturale in cui c’è un prevalente scetticismo è importante dimostrare che la fede può essere un fermento di pace”. Mosca e Berlino. Nel corso della preghiera della sera del 30 dicembre fr. Alois ha annunciato alle migliaia di giovani che il prossimo Incontro europeo di giovani, dal 28 dicembre 2010 al 1° gennaio 2011, sarà a Berlino. Contemporaneamente il Comune di Berlino, la Diocesi di Berlino e le Chiese protestanti della regione di Berlino, il Consiglio di tutte le Chiese di Berlino hanno espresso in un comunicato congiunto la gioia di poter accogliere (per la prima volta a Berlino) la prossima tappa del Pellegrinaggio di fiducia sulla terra – 34° Incontro europeo di giovani. Ricordando la presenza a Rotterdam di numerosi giovani dalla Russia, dall’Ucraina e dalla Bielorussia, fr. Alois ha annunciato anche che i fratelli di Taizé con i giovani da tutta Europa saranno a Mosca per la Settimana Santa e la Pasqua, nel prossimo mese di aprile, su invito del Patriarcato di Mosca. Incoraggiati dagli altri giovani. Dato il nutrito numero di presenze dalla Polonia, quest’anno i giovani provenienti da questo Paese erano 6.000, ogni anno la comunità di Taizé invita un vescovo cattolico polacco: quest’anno era presente mons. Andrzej Czaja, pastore di Opola, per il quale “i giovani che sono venuti qui vogliono rinnovare la loro fede e fanno l’esperienza di condividerla con gli altri. Quando torneranno a casa trasmetteranno agli altri ragazzi la gioia e la serenità provate in questi giorni e potranno cominciare a impegnarsi nelle loro parrocchie e anche nella vita sociale delle loro città”. Il prelato è convinto che la situazione del dialogo ecumenico sia “buona” e “soprattutto le piccole comunità, nella pratica e nello spirito con cui vivono l’ecumenismo, sono realmente aperte”. Per mons. Czaja anche la prossima Giornata mondiale della gioventù a Madrid potrà essere un’occasione di incoraggiamento, soprattutto per i giovani spagnoli che “nel loro Paese vivono una situazione difficile: la presenza di tanti giovani di tutto il mondo potrà aiutarli ad aprirsi alla fede e anche ad affrontare i problemi delle loro Chiese”.