VACLAV HAVEL

Guardare le stelle

Un pensiero di Cavusoglu (Apce) e voci dalla sua terra

“È morto un uomo verso il quale la nostra nazione è in debito per il ritorno della nostra madrepatria alla sovranità e alla libertà. Un uomo che è vissuto per questo Paese e il suo sviluppo democratico. Dovremmo ringraziarlo per la sua impostazione, per il fatto che nessuno dovrà sentire che per il ritorno della libertà e della democrazia questa nazione ha pagato in termini di violenza, spargimento di sangue e vendette… Sono convinto che ogni singolo membro della società, indipendentemente dalla sua confessione religiosa o dalle sue idee politiche, debba rendergli omaggio e ringraziarlo”. Con queste parole l’arcivescovo di Praga, mons. Dominik Duka, ha espresso i sentimenti della Conferenza episcopale ceca nei confronti di Vaclav Havel, simbolo della caduta del regime comunista nel 1989 e instancabile “combattente pacifista” per la libertà, morto domenica 18 dicembre all’età di 75 anni, al termine di una lunga malattia. Nato nell’ottobre 1936, Vaclav Havel è stato scrittore e drammaturgo, uno dei principali protagonisti dei cambiamenti politici del 1989 che hanno portato alla caduta del regime totalitario, l’ultimo presidente della Cecoslovacchia e il primo presidente della Repubblica Ceca. Un posto migliore. “Oggi l’Europa piange uno dei suoi giganti”. È il ricordo del segretario generale del Consiglio d’Europa (CdE), Thorbjorn Jagland. “Senza persone come Vaclav Havel, oggi l’Europa sarebbe un luogo diverso”, osserva Jagland: “Scrittore, dissidente e uomo di Stato, Vaclav è sempre rimasto fedele ai valori di una società libera e tollerante. Non solo credeva in tali principi, ma ha combattuto affinché divenissero realtà”. Anche Mevlüt Cavusoglu, presidente dell’Assemblea parlamentare del CdE, rende omaggio al “leader della rivoluzione di velluto” e ne ricorda il discorso tenuto all’Assemblea il 10 maggio 1990 nel quale, afferma, “Vaclav Havel ci ha dato la chiave per una nuova casa europea dicendo: ‘Senza sognare un’Europa migliore non potremo mai costruire un’Europa migliore”. “I valori che rappresentiamo – è il monito di Cavusoglu – rimangano solo parole sulla carta se non abbiamo una visione, un sogno per loro”. Di Havel il presidente Apce rammenta anche il commento alla bandiera con le dodici stelle su fondo azzurro adottata nel 1955 come simbolo del CdE (divenuta nel 1986 anche la bandiera della Comunità europea, oggi Ue, ndr): “Queste dodici stelle” ci ricordano che “il mondo potrebbe diventare un posto migliore se, di tanto in tanto, avessimo il coraggio di guardare le stelle”.Un esempio di rispetto dei valori spirituali. La messa dei funerali di Vaclav Havel avrà luogo venerdì 23 dicembre alle 12. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dal presidente della Conferenza episcopale ceca, mons. Dominik Duka. Per l’arcivescovo di Praga, l’evento sarà non soltanto una questione d’onore, ma anche l’espressione di una profonda amicizia iniziata alcune decine di anni fa in un carcere in cui erano entrambi detenuti. Mons. Duka ricorda le ultime parole di Havel quando lavoravano insieme in un programma per la televisione nazionale ceca, nel novembre 2011: “Non mi sento molto bene, ma sappiamo che Lui esiste”. La Repubblica Ceca renderà omaggio al defunto con un lutto nazionale di tre giorni. Neppure la Slovacchia ha dimenticato il suo primo presidente eletto democraticamente dopo la caduta del regime comunista. Venerdì prossimo l’intera nazione piangerà la sua perdita. Il presidente della Conferenza episcopale slovacca, mons. Stanislav Zvolensky, ha inviato un telegramma di condoglianze a sua moglie Dagmar Havlova, in cui diceva che gli slovacchi sentono la vita di Vaclav Havel come un dono: “Ha esercitato un’influenza sostanziale sul rinnovamento e lo sviluppo della democrazia e sulla tutela dei diritti umani nei nostri Paesi, e rimane per noi un esempio di rispetto dei valori spirituali”.Un’autorità morale riconosciuta. I funerali di Vaclav Havel vedranno la presenza di numerosi rappresentanti della vita politica, sociale e religiosa non soltanto dalla Repubblica Ceca ma anche dall’estero. Tutti loro ricordano le sue qualità personali e le sue capacità politiche e diplomatiche. “Invidiavamo i cechi per aver avuto un simile presidente”, ha dichiarato il celebre storico polacco Adam Michnik, aggiungendo che dai suoi saggi e dalla sua vita avremo da imparare per molto tempo. “Apparteneva ai più coraggiosi portavoce della verità, anche nei tempi in cui la maggior parte dei cechi e degli slovacchi si erano rassegnati e accettavano una vita fatta di menzogne da totalitarismo e della doppia morale che era la norma nei satelliti dell’impero sovietico”, ha affermato il primo ministro slovacco, Iveta Radicova. Secondo il sociologo Miroslav Kusy, Havel “si comportava nei confronti delle persone con rispetto, anche quando non era d’accordo con loro. Era colui che ascoltava e cercava di condurre la discussione verso risultati ragionevoli”. “Insieme a voi piangiamo la perdita di un grande europeo. La sua dedizione per la libertà e la democrazia era tanto grande quanto la sua eccezionale umanità”: così ha espresso la sua simpatia il cancelliere tedesco Angela Merkel, a cui ha fatto seguito la dichiarazione del premier israeliano, Benjamin Netanyahu: “Havel ha rappresentato una voce coraggiosa contro il totalitarismo e un’ispirazione per i combattenti della libertà in tutto il mondo”.Un politico unico. La vita e i meriti di Vaclav Havel hanno trovato spazio anche nelle pagine di tutti i giornali del suo Paese natale. “Alcuni lo vedono come un idealista senza speranza, altri come un artista famoso, ma chiunque abbia sentito parlare di un piccolo Paese nel cuore dell’Europa lo vede molto probabilmente come un simbolo della lotta contro la dittatura”, ha scritto il quotidiano più popolare, “Mlada Fronta Dnes”. Sul “Lidove noviny” si legge che Havel è stato “un politico unico nel suo genere, perché, in linea di principio, non era affatto un politico”, intendendo questa affermazione come un complimento, nel senso che il suo ruolo nella società andava al di là di ogni status ufficiale. Il fatto è che, a causa del suo atteggiamento politico inflessibile durante gli anni del dominio comunista, Vaclav Havel è diventato un’autorità morale riconosciuta. La profondità della sua percezione dei problemi della civiltà e il suo modo di contemplare la loro formulazione gli hanno consentito di diventare molto rispettato e di rivestire un ruolo di spicco fra i politici.