PARLAMENTO UE

Diritti più sicuri

Una serie di provvedimenti per la tutela legale e del lavoro

Garanzia dei diritti degli imputati per processi equi, situazione nelle carceri, parificazione di trattamento fra lavoratori europei ed extraeuropei, purché regolari, libera circolazione dei lavoratori romeni e bulgari. Il Parlamento europeo si è concentrato, nel corso dell’ultima sessione plenaria prima delle vacanze natalizie (Strasburgo, 12-15 dicembre), su alcuni provvedimenti concreti che riguardano in particolare i diritti individuali. Ha inoltre assunto alcune decisioni relative alla utilizzazione di finanziamenti Ue per rispondere alle necessità di alcune regioni colpite da disastri naturali e per andare incontro a lavoratori licenziati a causa della crisi. Diritti degli indagati. Gli eurodeputati hanno dato il via libera a una direttiva che garantisce che ogni soggetto accusato di aver commesso un crimine nell’Ue sia informato, “in modo comprensibile” (e quindi nella lingua madre), dei propri diritti e delle tutele garantite dalla legge, mediante una “lettera dei diritti”. Tali informazioni devono essere scritte. La persona sottoposta a indagini o procedimento penale deve in sostanza ottenere adeguata tutela legale, deve potersi mettere in contatto con familiari o altre persone, deve ricevere le cure mediche necessarie e ha ovviamente il diritto di rimanere in silenzio dinanzi alle autorità. Birgit Sippel, tedesca, relatrice per la commissione per le libertà civili, ha affermato: “Questa direttiva è una pietra miliare per garantire che sospetti e accusati in tutta l’Unione abbiano un processo equo in tutti i Paesi”. “Gli individui possono esercitare i loro diritti per difendersi solo se sanno quali essi siano”, ha osservato la relatrice. Situazione nelle carceri. L’emiciclo si è poi espresso a favore di “misure urgenti” a livello Ue “per rimediare alla allarmante situazione” delle carceri europee. Con una risoluzione, l’Assemblea chiede alla Commissione di presentare una iniziava legislativa “sui diritti delle persone private della libertà e su standard comuni minimi sulle condizioni di detenzione e sul risarcimento delle persone ingiustamente detenute o condannate”. Tra i problemi posti in evidenza figurano prigioni sovraffollate, popolazione carceraria in continua crescita con un numero sempre più elevato di detenuti extraUe. Troppi anche, in vari Paesi, i detenuti in attesa di giudizio “parcheggiati” negli istituti di pena, i carcerati con disturbi mentali, i suicidi dietro le sbarre. Tutti elementi già posti in evidenza nel giugno 2011 nel Libro verde della Commissione europea. Le condizioni di detenzione – afferma la risoluzione – devono rispettare la dignità umana e i diritti delle persone sospettate o accusate di un crimine. Inoltre, secondo il Parlamento, “la custodia cautelare deve restare una misura eccezionale, da utilizzare a condizioni ben precise e per un tempo limitato”.Permesso unico. L’emiciclo ha quindi dato il via libera alla direttiva – che ha alle spalle un iter lungo e tortuoso – sul “permesso unico” che assicura diritti simili tra persone di cittadinanza europea e non, che lavorano nell’Ue: la normativa toccherà fra l’altro le condizioni di lavoro, la sicurezza sociale, la previdenza e le assicurazioni, l’accesso ai servizi pubblici e alla formazione. Tale normativa – gli Stati membri hanno ora due anni di tempo per conformarvisi – si aggiunge ad altre misure sull’immigrazione legale, come la carta blu intesa a regolare i flussi d’immigrazione secondo i bisogni del mercato del lavoro europeo. La relatrice, la deputata francese Véronique Mathieu, ha puntualizzato: “La direttiva sul permesso unico è una risposta alla crisi di mano d’opera che si profila all’orizzonte europeo, rendendo possibile anche il controllo della mano d’opera”. Il provvedimento intende prevenire le forme d’immigrazione irregolare ed eliminare le “tentazioni di frode”, di tratta, di lavoro nero. Vengono anche rispettate eventuali misure nazionali in chiave restrittiva, purché rispettose delle norme comunitarie. “Oltre a semplificare le procedure per il permesso di residenza e di lavoro, il permesso unico permette di attribuire una serie di diritti comuni ai lavoratori di Paesi terzi e a quelli europei”, perché “l’uguaglianza di trattamento è il centro di questa direttiva”.Lavoratori romeni e bulgari. Con un’altra risoluzione i deputati si appellano agli Stati che ancora prevedono barriere all’ingresso di lavoratori romeni e bulgari, per superare tali provvedimenti. Non ci sono reali giustificazioni di tipo economico – afferma il Parlamento Ue – “per restringere il diritto fondamentale dei cittadini Ue di poter vivere e lavorare in qualsiasi Paese” dell’Unione. Attualmente limitazioni alla libera circolazione per lavoratori di Romania e Bulgaria sono presenti in Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Olanda e Gran Bretagna. Le restrizioni adottate dalla Spagna hanno invece un permesso transitorio Ue fino alla fine del 2012, dettato dalla realtà particolarmente critica della disoccupazione spagnola.